Cambiano le sfide per le aziende, con la sostenibilità e la digitalizzazione fra le altre, cambiano anche natura e impegno del consiglio di amministrazione che dovrà per forza di cose essere orientato verso i grandi trend del momento.

Ed ecco che saranno attenzione verso la strategia di lungo periodo, crescita sostenibile, capitale umano, sostenibilità e innovazione i temi chiave che distingueranno le aziende di successo in futuro. Lo ha rilevato lo studio di Deloitte “The Board of the Future – Italia”, alla prima edizione, che ha analizzato l’evoluzione del ruolo dei Board nella Governance del futuro attraverso interviste a presidenti, amministratori delegati e consiglieri di 26 quotate italiane.

Lo studio è stato presentato nel corso dell’evento “The Board of the Future” organizzato da Deloitte a Milano con la presenza del ceo di Deloitte Fabio Pompei e il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro che nell’introduzione ai lavori ha sottolineato come oggi “un cda deve garantire che la società sia redditizia, perché è chò che chiedono gli investitori, e una progettazione degli obiettivi di lungo termine in ottica di sostenibilità che deve essere anche sociale non solo ambientale altrimenti non sarà possibile raggiungerla”. In questo contesto il board “deve pesare le diverse tendenze e trovare soluzioni che siano funzionali”. Se questo è compito del cda, “compito del presidente è far dialogare tutte le presenze che lo compongono” e allo stesso tempo “è importantissimo” il ruolo degli azionisti “perché loro scelgono cda”.  Gros-Pietro ha detto di essere “grato ai nostri azionisti perché di fronte alle nostre richieste in termini di profili di esperienza e competenze, su cui insiste molto la Banca centrale europea, i nostri investitori ci hanno sempre fornito un ottimo cda”.

Competenze digitali e commistione

Nel dettaglio della ricerca, i manager di oggi sostengono che nel futuro Esg (45%), skill digitali (35%) e cyber security (20%) saranno le competenze in assoluto più ricercate per i membri del consiglio di amministrazione.

 

Aspetto interessante è un’ulteriore tendenza relativa alla necessità di inserire nel board soggetti con competenze complementari e lontane dal core business dell’azienda in modo da estendere l’attenzione a tematiche innovative. Inoltre, la totalità degli amministratori sottolinea la necessità di aumentare la formazione dei consiglieri sui temi dell’innovazione tecnologica, del digitale e della sostenibilità.

Quanto alla composizione, mentre il presidente avrà un ruolo che comporterà un coinvolgimento più attivo nel dialogo con gli stakeholder esterni, nella definizione delle strategie e nel confronto con il management, questo dovrà sapersi adattare al cambiamento, con mentalità aperta e visione. E avrà ruolo di garante dell’organizzazione e custode della reputazione dell’azienda e del corporate purpose nonché di facilitatore del dialogo e un’operatività consiliare costruttivi e innovativi.

A tal proposito oggi nei board delle principali società italiane si è registrato un numero medio di comitati pari a tre, numero che sale a quattro per le aziende quotate sul FTSE-MIB. Negli ultimi anni accanto ai comitati nomine, remunerazione e rischi si registra l’istituzione in molte aziende di comitati con funzioni consultive, come i comitati dedicati ai temi di Corporate Governance e/o ESG. Il 75% dei board ha costituito un comitato Esg.

“Al momento i board non sono molto in linea con le esigenze di sostenibilità”, ha commentato Flavia Mazzarella, presidente di Bper, durante la conferenza stampa, aggiungendo che però le “competenze si vanno formando giorno dopo giorno anche per le spinte che arrivano da più fronti, dal mercato, con gli investitori che sollecitano a dare risposte e a rendicontare le azioni che facciamo, dal regolatore, dalle società di rating e anche per sensibilità individuale sempre più attenta”.

 L’agenda del board del futuro

Oggi nei cda, spiega il report di Deloitte, si rileva una crescente attenzione verso la strategia di lungo periodo, con l’obiettivo di raggiungere uno sviluppo sostenibile nel tempo, anche in risposta a quanto avvenuto nel corso della pandemia quando le aziende hanno dovuto affrontare situazioni complesse e revisioni repentine delle direttrici strategiche e dei piani operativi. Inoltre, è emersa una maggiore consapevolezza sul tema centrale dell’integrazione del Risk Management nei processi aziendali nell’ottica di anticipare potenziali situazioni di criticità e di consentire ai Board di prendere decisioni maggiormente consapevoli e supportate da valutazioni quantitative.

Aumenta l’attenzione verso le tematiche ambientali, sociali e di governance, che rientrano sempre di più nel core business delle aziende e sono spesso parte del piano industriale. La pandemia ha rafforzato l’attenzione sulle questioni relative alle persone, portando sotto i riflettori il benessere fisico e la salute mentale dei dipendenti. Oltre al well-being, alcuni Consiglieri di Amministrazione riconoscono come priorità lo sviluppo del capitale umano a seguito della necessità imposta dalla digitalizzazione di promuovere attività di sviluppo di nuove competenze e di re-skilling.

“Innovazione e sostenibilità sono importanti – ha commentato Carlo Bertazzo, amministratore delegato di Atlantia – ma hanno bisogno di concretezza”. Ciò che è fondamentale, ha aggiunto, è che vi siano condivisione e trasparenza che alla fine paga, anche nei confronti proxy advisor”.

Nel ruolo di indirizzo e monitoraggio del board, cresce l’importanza di tematiche come l’innovazione, la digitalizzazione dei processi, il Cloud, l’analisi dei dati, l’Artificial Intelligence e la Cyber Security. Tuttavia molti consiglieri ammettono che spesso il cda  non possieda le competenze necessarie per entrare nel dettaglio della gestione operativa.

I rapporti con gli stakeholder esterni stanno cambiando e il Bboard ha un ruolo sempre più importante nell’interazione con gli investitori. Tuttavia, il ruolo del board nell’engagement degli investitori è ancora dibattuto: viene ribadito il tema della disclosure di non-public inside information da parte dei Consiglieri di Amministrazione, i quali secondo le regolamentazioni italiane sono tenuti a mantenere la riservatezza rispetto alle opinioni del board di cui sono parte. Le policy di engagement devono cogliere, da un lato, la grande opportunità offerta da un maggiore dialogo con gli investitori e, dall’altro, la necessità di professionalità e preparazione degli attori coinvolti nelle prassi di comunicazione verso l’esterno.

In generale, l’efficienza dei Board delle aziende italiane è alta ma rimangono da migliorare le tematiche relative alla gestione dell’informativa preconsiliare, alla formazione dei consiglieri, ai piani di successione e alla gestione del voto di lista.

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