“La moda passa, lo stile resta” diceva una famosa stilista. La moda passa e chissà come la chiuderebbe questa frase invece un avvocato. Perché sembra proprio che la legge, quella dei grandi nomi, tra i giovani, non sia più di moda. “No grazie” è la risposta che la generazione Z, e quindi per i nati tra il 1995 e il 2012 rivolge ai grandi studi legali. Meno del 40% dichiara di voler entrare a far parte di uno dei big law firms statunitensi, in tutto 200, rispetto al 60% di tre anni fa.

Lo rivela un sondaggio riportato dal Financial Times (qui l’articolo in lingua originale). Studenti e avvocati a inizio della carriera guardano ormai altrove. O comunque sempre più lontano dai più grandi studi legali globali. I motivi sono molto più semplici di quanto ci si potrebbe aspettare. Mancanza di un equilibrio tra lavoro e vita privata. Incarichi che contrastano con la loro etica personale.

La generazione Z si contraddistingue per l’attribuzione di un valore estremamente elevato alla flessibilità del lavoro, tendenza che si è accentuata con la pandemia e che “in base a questo sondaggio, viene più che mai confermata” secondo Jacqueline Bokser LeFebvre, amministratore delegato di Major Lindsey & Africa, azienda tra le più attive nel settore del reclutamento e che ha condotto il sondaggio nel primo trimestre dell’anno.

La cultura sessista e la composizione razziale nei grandi studi legali

“Accettare un po’ di lavoro notturno e nel fine settimana va bene. Ma che questi orari prolungati diventino un evento frequente, proprio no” spiega LeFebvre. Non è finita. Perché quasi l’80% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che la “cultura sessista” sia pervasiva all’interno del settore, mentre il 65% ha affermato di aver preso in considerazione la composizione razziale, etnica e di genere di uno studio al momento di fare domanda di lavoro.

La diversità di genere ai vertici dei grandi studi legali statunitensi è ostinatamente bassa, scrive il Financial Times: l’anno scorso le donne rappresentavano solo il 27% dei soci, con un aumento di appena un punto percentuale dal 2021, secondo gli analisti di Leopard Solutions. Anche tenendo conto di altri dipendenti, come gli associati, le donne rappresentano il 39% dell’organico totale, sempre stando a quanto riportato da Leopard.

Più della metà dei partecipanti al sondaggio della Gen Z, tra cui studenti delle 100 principali scuole di legge e giovani impiegati e associati che stanno intraprendendo la carriera legale, ha dichiarato di sperare di lavorare come consulente legale interno, in un ruolo governativo o per un’organizzazione no-profit. Alla domanda su cosa potrebbe spingerli a lasciare uno studio legale, gli intervistati hanno spesso citato “pratiche non allineate con i loro interessi e obiettivi a lungo termine” oppure “non allineate con i loro valori”.

I commenti al sondaggio

Secondo Nathan Peart, coautore del rapporto, tali affermazioni dimostrano che “forse più di ogni altra generazione che attualmente esercita la professione di avvocato, questa generazione attribuisce grande valore alla giustizia sociale e all’altruismo”.

Per Frank Ryan, co-presidente globale di Dla Piper, uno dei maggiori studi legali al mondo per fatturato, i risultati non sono stati uno shock. Quando si vedono i disordini politici, sociali, i venti contrari all’economia, la disparità di reddito che esiste oggi negli Stati Uniti ”non sorprende che questa generazione di giovani avvocati sia interessata a praticare l’avvocatura per aiutare la società”. Tuttavia Ryan difende anche i grandi studi legali. Perché sono “un luogo incredibile dove imparare” e che permette anche al personale di “nutrire la propria anima con attività pro bono”.

“Credo infine che noi per primi dovremmo fare un lavoro migliore per spiegare ai giovani avvocati che anche i grandi studi legali fanno molte cose importanti per la società” ha concluso il presidente di Dla Piper.

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