Negli Stati Uniti è l’anno delle dimissioni, ma non in Italia. Sempre più persone stanno lasciando il lavoro per cercarne un altro, migliore e più adeguato alle competenze – non per forza meglio retribuito -, per evitare il burn out, cioè una condizione di stress cronico e persistente associato al contesto lavorativo.

Il fenomeno si è così diffuso che è stato anche battezzato Great resignation, termine usato da Anthony Klotz, professore di management alla Mays Business School del Texas.

Differente, invece, la situazione nel nostro Paese, in cui, secondo i dati dell’Istat, nell’ultimo anno è migliorata, anche se di poco, l’occupazione e sono diminuiti gli inattivi.

 

A settembre 2020 gli occupati in Italia erano 30,65 milioni. A distanza di un anno sono aumentati a 31,04 milioni, una differenza minima ma rilevante per scongiurare il pericolo americano del Great resignation, che ha coinvolto così tanto i cittadini da spingerli a condividere online e sui social, soprattutto Tik Tok, il momento del licenziamento. Stessa cosa per gli inattivi: nello stesso periodo del 2020 risultavano 31,68 milioni e le persone in cerca di occupazione 3,05 milioni. A settembre 2021 il dato degli inattivi è sceso a 31,45 milioni e quello delle persone in cerca di occupazione a 2,81 milioni. In dodici mesi la situazione è rimasta praticamente stabile, con una tendenza positiva.

Nello specifico, la crescita dei dati sull’occupazione, nonostante la forte crisi economica e sanitaria a causa del Covid-19, si evince dal numero registrato dei dipendenti permanenti e a termine (rispettivamente +0,5% e +13,2%). Allo stesso tempo, poi, è diminuito quello degli autonomi (-3%, ovvero -150mila).

Positivo anche l’andamento dei tassi dei generi su base annua. L’occupazione è aumentata leggermente di più per le donne (1,1 punti percentuali) rispetto agli uomini (0,9), mentre la disoccupazione è calata di 1,1 punti per i maschi e di 0,7 punti per le femmine. L’inattività, infine, scende per uomini e donne, rispettivamente, di 0,2 punti e di 0,8 punti.

Tra le varie fasce d’età il tasso di occupazione nell’ultimo anno è aumentato in modo quasi identico, così come è diminuita l’inattività. La fascia che ne ha beneficiato di più è quella dai 25 ai 34 anni, dove l’occupazione è aumentata di 3,8 punti percentuali, quello di inattività è diminuito di 2,5 e il tasso di disoccupazione di -2,4 punti. Nella fascia 15-24 anni pochi cambiamenti. Soprattutto in termini di disoccupazione: nell’ultimo anno, infatti, il tasso è rimasto invariato.

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