Indebitarsi per comprare nuovi armi. La questione è più complessa ma in buon sostanza è così. L’Unione Europea sta pensando di emettere eurobond per sostenere, e se possibile aumentare, le spese militari. Sulla scia del Recovery Fund ai tempi del Covid. Nuovo debito per sostenere la ripresa dopo la pandemia. Solo che stavolta l’obiettivo è differente. 

Occorre un modo per finanziare gli armamenti. Anche in virtù di quanto viene richiesto dalla Nato: diciotto Paesi Ue hanno come obiettivo una spesa di almeno il 2% del Pil nella difesa entro il 2024, richiesta al momento evasa da quasi tutti i Paesi dell’Est Europa, e c’è anche l’Italia. Ma ovviamente occorre non pesare sulla cassa degli Stati. La soluzione al vaglio dei 27 potrebbe essere lo stesso strumento utilizzato, per esempio, anche dall’Italia recentemente. Come il Btp Valore, per finanziare determinati progetti nel lungo periodo. Oppure il Btp Italia, indicizzato all’inflazione italiana. E allora ecco qui gli Eurobond, studiati per finanziare la difesa comune europea. Un debito comune per la difesa comune. 

L’Italia è d’accordo. La Francia pure, anzi, sembra che Emmanuel Macron sia il più convinto di tutti anche se l’idea sarebbe partita proprio da uno dei nostri, Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, diverse settimane fa. La proposta è sul tavolo delle trattative del Consiglio Europeo a Bruxelles. Con Parigi e Roma, ci sono anche Varsavia e Tallin, e quindi Polonia ed Estonia. Come se fosse un consiglio di guerra, che usa la finanza per armarsi. La questione è più complessa, ma in buona sostanza è così.

Eurobond per finanziare la guerra, chi è d’accordo e chi no tra i 27

D’accordo anche Grecia e Spagna. Un’apertura è arrivata dalla Svezia e dalla Finlandia. Tendenzialmente Helsinki si schiera dalla parte dei paesi frugali. Stavolta è diverso. ultima a entrare nella Nato, per di più al confine con la Russia. Tradotto: è il Paese più vicino alla guerra. Non manca chi sta nel mezzo, Malta, Austria, Cipro e Irlanda sono in una posizione di neutralità. Chi non vede di buon occhio l’idea di fare ulteriore debito comune ci sono loro, i paesi frugali per l’appunto. Come la Germania e i Paesi Bassi, assieme all’Ungheria. Contrari agli Eurobond già quando per la prima volta se ne parlò sul serio, era l’epoca in cui si combatteva contro la crisi del debito. Contrari di nuovo, stavolta però si combatte sul serio. 

Cosa c’è di concreto? Soltanto ipotesi. Per ora. Non esiste un testo ufficiale. Anche perché non è ancora chiaro se queste risorse andrebbero a finanziare gli aiuti militari all’Ucraina o a istituire una difesa comune europea (probabile sia entrambe le cose). Si attendono proposte più dettagliate dalla Commissione Ue anche se l’attesa potrebbe protrarsi fino al prossimo mese di giugno, quando tornerà a riunirsi il Consiglio Europeo e soprattutto ci saranno le elezioni, che produrranno un nuovo Parlamento e una nuova Commissione. Magari con Mario Draghi, lo stesso che a fronte dell’iniziativa per far fronte alla crisi del debito, più di dieci anni fa, scelse un’altra strategia, quella del whatever it takes.

Come funzionano gli eurobond e quali sono le alternative

Il meccanismo, come detto, è in tutto e per tutto uguale ai buoni del tesoro poliennali. Gli investitori, vedremo poi quali  (istituzionali, retail), comprano un’obbligazione di fatto concedendo un prestito al Paese. La cambiale è proprio l’obbligazione acquistata, l’eurobond per l’appunto, con cui riotterranno la somma del prestito, più gli interessi e perché no anche la cedola. Soldi che però in questo caso non vanno al singolo Stato, ma all’Unione Europea intera. Certa del fatto che le risorse ottenute avranno fruttato abbastanza da restituire quanto incassato, interessi compresi. 

Le alternative, sempre a livello di idee, non mancano. La Commissione ad esempio sta portando avanti la proposta di utilizzare gli interessi sui beni della Banca centrale russa, congelati in Europa, per finanziare le armi e per Kiev, che potrebbe produrre 3 miliardi di euro all’anno. La curiosità è che il progetto iniziale in questo senso era di utilizzare queste risorse per la ricostruzione dell’Ucraina, al momento la somma stimata è di 486 miliardi.

Poi c’è la Banca europea per gli investimenti, che potrebbe investire maggiormente sulla difesa. Oppure si pensa allo scorporo della spesa militare dal deficit dei Paese. I governi potrebbero così spendere di più, senza essere richiamati da Bruxelles perché si tratterebbe di uscite che non vanno a pesare sul bilancio. Raccontato così, sembra che la guerra sia un business come altri. La questione è più complessa. Ma in buona sostanza, è così.

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