Un Pil atteso in crescita per il 2024 dell’1%, con rialzi nei prossimi anni (+1,2% nel 2025 e +1,1% nel 2026), un debito al 137,8% (138,9% nel 2025 e 139,8% nel 2026) e un deficit al 4,3% (in calo al 3,7% nel 2025 e al 3% nel 2026). Il governo svela i numeri del Def, il documento di economia e finanza che ogni anno anticipa i piani di sviluppo e i calcoli finanziari dello Stato.

I dati, ha spiegato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa, sono stati “rivisti leggermente al ribasso rispetto alle stime della Nadef di autunno” quando si prevedevano debito/pil 140,1%, deficit/pil 4,3% e crescita all’1,2%.

A pesare è il Superbonus, attivo fino al 26 marzo scorso quando il governo ha eliminato per decreto gli sgravi edilizi, che nel complesso ha gravato sul bilancio dello Stato per 160 miliardi di spesa sui 218 i miliardi complessivi legati agli incentivi edilizi.

Questo Documento di economia e finanza, oltre a presentare le aspettative finanziarie del governo, sarà l’ultimo in quanto tale prima del cambio di programmazione dei cicli di spesa dei Paesi Ue imposto dalla riforma della governance europea. Un cambio di paradigma che quest’anno, complice la fase di transizione, consentirà al governo, per la prima volta, di rinviare le previsioni programmatiche a Bruxelles dal 30 aprile al 20 settembre.

Anche perché dopo l’estate dovrebbe avviarsi una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per disavanzo eccessivo che dovrebbe portare il governo a muoversi per rientrare dello 0,5%. Una parte di risorse, è l’intenzione dell’esecutivo targato Giorgia Meloni, arriverà dalle privatizzazioni, dalla vendita di una terza tranche della quota del Mef in Mps fino a Poste Italiane, mentre un’altra da 22 miliardi in arrivo con la quinta e sesta rata del Pnrr.

Intanto si attendono le reazioni dei mercati alla mancata indicazione di previsioni programmatiche mentr etra  giorni al giudizio di Standard & Poor’s sul merito di credito italiano, prima pagella in arrivo dalle agenzie di rating. Seguiranno Dbrs il 26 aprile, Fitch il 3 maggio e Moody’s il 31, a pochi giorni dall’apertura delle urne delle elezioni europee e amministrative. (riproduzione riservata)

Lascia un commento

Related Post