L’incertezza dei mercati non cambia direzione. I timori di un allargamento del conflitto tra Russia ed Ucraina alla Polonia, paese membro della Nato, hanno pesato parzialmente sulle borse asiatiche ma non sull’Europa, né sugli Stati Uniti. Shanghai e Shenzen cedono lo 0,3%, anche Hong Kong arretra dell’1% anche se in questo caso incidono le prese di beneficio dopo il rally dei giorni scorsi. Wall Street ha chiuso in maniera vivace, con un rialzo dell’1,4% per il Nasdaq e dello 0,8% per lo Sp500.

In un primo momento il missile che ha colpito il villaggio polacco sembrava potesse essere russo. Ma nella notte il presidente Usa Joe Biden ha spiegato che la traiettoria rende improbabile che sia stato sparato da Mosca. Più probabile siano frammenti della contraerea ucraina. A scuotere l’opinione pubblica americana è la terza ricandidatura alla Casa Bianca di Donald Trump: “Il ritorno dell’America comincia oggi” ha detto, dopo aver incolpato l’attuale presidente per un Paese ora “in declino, umiliato e deriso sulla scena internazionale”.


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

Inflazione inglese, nuovi massimi dal 1981

Nel vecchio continente Milano è piatta: -0,05% a 24.688 punti dopo mezz’ora di scambi sostenuta in qualche modo da Leonardo, il titolo migliore. Francoforte cede lo 0,2% a 14.347 punti mentre Parigi arretra dello 0,13% a 6.633 punti. Positiva Londra, +0,12%. Prima dell’apertura l‘inflazione inglese ha toccato il nuovo massimo degli ultimi 41 anni: +11,1% a ottobre dal 10,1% di settembre, superando le previsioni del 10,7%.

Da monitorare la situazione nel Regno Unito, come spiega Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti Am Sim, perché “l’elemento novità sul mercato è arrivato dalla Bank of England, che ha invertito bruscamente la rotta passando da vendita di asset ad acquisti netti di titoli di stato con l’obiettivo di arginare il calo dei gilt e proteggere il sistema dei fondi pensione da perdite potenzialmente bloccanti. L’intervento inserisce una nuova variabile da considerare, legata al fatto che le banche centrali, nel loro indirizzo di stabilità finanziaria, possano anche rapidamente arrivare a contrastare i movimenti dei prezzi giudicati eccessivi o dannosi, limitando le oscillazioni del mercato obbligazionario e migliorando di fatto lo scenario di breve”.

Btp Italia anti inflazione, ordini sopra i 2,2 miliardi nel secondo giorno

Spread sotto i 190 punti, sui minimi da luglio, con il btp decennale che rende ancora sopra il 4% e il bund tedesco il 2,11%. A proposito di Btp, si è chiuso con ordini di poco superiori ai 2,2 miliardi di euro il secondo giorno di collocamento della diciottesima emissione anti inflazione. Alla vigilia dell’ultima giornata riservata al retail, il Btp con durata 6 anni e scadenza 22 novembre 2028 ha raccolto ordini per 2,244 miliardi, a fronte di 81.031 contratti sottoscritti portando così il totale di primi due giorni a 5,428 miliardi (3,184 mld ieri), un risultato di poco inferiore alla precedente emissione in cui gli ordini dei primi due giorni avevano sfiorato i 6 miliardi.

Leonardo continua il rally, giù Tim e Amplifon

A Piazza Affari continua il rally di Leonardo, che continua a beneficiare della ripresa del settore anche per i fatti delle ultime ore: +2,8%, complice Balyasny Europe Asset Management che ha alzato la posizione corta all’1,04% dallo 0,8%. Acquisti anche su Tenaris ed Eni, con guadagni superiore all’1%, sfruttando il rialzo del prezzo del petrolio. Negativa invece Tim, -1,9%, che ha reso noto a mercati chiusi in serata del taglio del giudizio sul gruppo da parte di Fitch, dal livello BB outlook negative al livello BB- outlook negative. Vendite anche su Amplifon, -2,3%, e su Pirelli, -1,9% nel giorno della presentazione del nuovo calendario.

Il dato dell’inflazione inglese (grafico sotto) non modifica più di tanto l’andamento della sterlina, che oscilla in area 1,1880, +0,1%. Continua a essere il dollaro al centro del forex, ancora in area 106 ai minimi da agosto, dopo aver ceduto il 7,6% da fine settembre, permettendo all’euro di riportarsi sopra la parità e alle materie prime di riapprezzarsi, in particolare i metalli preziosi con l’oro ai massimi da agosto a 1.780 dollari l’oncia.

Spiega Carlo Benetti, market specialist di Gam (Italia) Sgr: “L’idea che si fa strada è che il freno dell’inflazione rallenti anche l’azione restrittiva della Federal Reserve. Da oltre il 5%, il tasso obiettivo della Fed scontato dai mercati è tornato a 4,8% atteso nel primo trimestre del 2023. I mercati sembrano cancellare i rischi dell’inflazione al rialzo ma una rilevazione non basta per annunciare il liberi tutti. I mercati covano la voglia di ripartenza e il rintracciamento dell’inflazione è la precondizione per tutto il resto”.

Il missile che ha colpito la Polonia ha riacceso moderatamente gli scambi sul petrolio: +0,3% a 87 dollari al barile.

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