Pronti via e dopo il primo giorno sono già stati raccolti 3,4 miliardi di euro. La diciassettesima edizione del nuovo Btp Italia porta con sé la caratteristica più indicata dai gestori per i prodotti finanziari in grado di proteggere maggiormente il capitale in questo periodo di alta volatilità sui mercati con i prezzi alle stelle: l’indicizzazione all’inflazione. Il tasso cedolare reale annuo minimo garantito è fissato all’1,6% ed è questo l’aspetto più “ghiotto” per i risparmiatori, una cedola minima garantita per i risparmiatori anche nel caso l’inflazione dovesse scendere. Si parte oggi, lunedì 20 giugno, e si chiude mercoledì. Tre giorni di collocamento retail a cui segue il giovedì dedicato agli istituzionali (dalle 10 alle 12), quando potrà essere confermato o rivisto anche al rialzo rispetto al valore garantito comunicato venerdì scorso.

La sfida? Superare la raccolta record dei Btp Italia 2020

Presto per dire se riuscirà a superare la raccolta record del Btp italia di maggio 2020, con oltre 22 miliardi di euro (14 mld retail, 8 mld istituzionali). Era solo due anni fa ma la situazione era completamente diversa, sostanzialmente per due motivi. Il primo: l’inflazione era ai minimi. Il secondo: l’obiettivo era la raccolta delle risorse per finanziare le spese di emergenza per far fronte alla pandemia. Oggi invece arriviamo da un forte sell off sull’obbligazionario, mentre l’inflazione si è impennata, fino al 6,8% per il mese di maggio, su base annuale. Inoltre, il decennale italiano, dopo aver raggiunto il 4,7% di rendimento, si è ridimensionato in area 3,7% grazie alle indicazioni provenienti dalla riunione straordinaria della Bce. Lo scudo anti spread, se strutturato, difenderà i btp e gli altri bond periferici se i differenziali con il bund tedesco dovesse allargarsi troppo.

Non solo tasso minimo garantito: ecco i bonus fedeltà

Questo significa che è il momento giusto per questo tipo di emissione? Forse sì. Ma andiamo con ordine. Perché non c’è solamente l’1,6% come tasso cedolare annuo minimo garantito. Per coloro che sottoscriveranno il titolo in questa fase, mantenendolo fino alla scadenza, la durata è di otto anni, è previsto un premio fedeltà: complessivamente pari all’1% del capitale investito. Fino al termine dei primi quattro anni, 28 giugno 2026, il premio intermedio è dello 0,4%. Alla scadenza, quindi 28 giugno 2030, agli investitori sarà corrisposto un premio finale dello 0,6%.

Btp Italia, cosa c’è da sapere

Il codice Isin del Btp Italia per questa prima fase retail è IT0005496994. Per la sottoscrizione ci si può rivolgere alla propria banca o all’ufficio postale. Oppure tramite l’acquisto online via home banking abilitato alla funzione di trading. Non c’è commissione bancaria a carico degli investitori, mentre quella per la vendita anticipata o l’acquisto successivo all’emissione viene concordata con la propria banca. La tassazione dei redditi di capitale e diversi è al 12,5% come per tutti gli altri titoli di Stato. Il lotto minimo è pari a 1.000 euro e se ne possono acquistare per multipli di 1.000 euro. Il risparmiatore retail che acquista il titolo durante il periodo di collocamento avrà la sicurezza di potersi aggiudicare sempre il quantitativo richiesto: questo perché il Btp Italia è l’unico titolo di Stato che non viene messo all’asta in modo tradizionale, ma collocato dal Tesoro tramite la piattaforma Mot.

Cosa succede in caso di deflazione

Ogni sei mesi i Btp Italia pagano interessi a tasso fisso sul capitale rivalutato all’inflazione del semestre di riferimento, sulla base dell’indice Istat sui prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati. Inoltre, con questa emissione la rivalutazione del capitale viene corrisposta semestralmente, con un recupero immediato dell’inflazione. In caso di deflazione, le cedole vengono comunque calcolate sul capitale nominale investito, quindi con una protezione estesa non solo alla quota capitale, ma anche agli interessi.

de gaetano bond

Btp Italia: perché sì

“Con l’inflazione attuale, il tasso variabile è interessante -spiega Andrea De Gaetano, analista indipendente (nella foto)-. Questa tipologia di bond ha una doppia indicizzazione, perché vale per la cedola e per il capitale. L’1,6% garantito è decisamente maggiore rispetto ai bond precedenti. Questo può fare gola ai risparmiatori. Per fare un esempio, il Btp Italia 2024 ha una cedola dello 0,35%: con l’attuale inflazione renderebbe il 5,3%. Altro esempio: la cedola dell’emissione a scadenza 2026 è dello 0,55%. Con l’indice dei prezzi al consumo al 6,8%, la resa finale sarebbe del 6,73% mentre il 2027, cedola dello 0,65%, supererebbe il 7%. La domanda è: da qui al 2030 l’inflazione sarà ancora nel range attuale? In questo senso il minimo garantito dell’1,6% può proteggere il capitale anche in caso di probabili futuri rialzi dei tassi della Bce, che mirano, va ricordato, ad abbassare i prezzi, che comunque rimarranno alti ancora per diversi anni, stando alle proiezioni delle banche centrali”.

“Considerato che non c’è commissione, che l’inflazione è alta ma che forse non è ancora al picco perché rispetto agli Stati Uniti siamo indietro, ma in più abbiamo la guerra che invece l’America non ha, credo abbia senso iniziare a comprarne -aggiunge Eugenio Sartorelli, del consiglio direttivo Siat (nella foto sotto)-. Ricordiamo che si possono sempre venderle, inoltre l’indicizzazione è cumulativa”.

sartorelli

Btp Italia, perché no

Per un capitale che si rivaluta sulla base dell’inflazione, e con la cedola da moltiplicare in base al coefficiente di indicizzazione, il tema Italia rimane. L’aspetto negativo potrebbe essere proprio questo. “Rimane pur sempre un bond di rating italiano -continua De Gaetano-. E che paga la volatilità paese, peraltro sempre molto poco stabile dal punto di vista politico. Il decennale spagnolo rende il 2,7%, come quello portoghese, mentre il francese, pur sottopressione per l’incertezza legata alle elezioni, rende il 2,2%. Tornando al Btp Italia, oggi la resa è senz’altro maggiore rispetto al tasso fisso, che rende il 3,36%. La scadenza di otto anni è lunga, ma non lunghissima e l’inflazione rimane elevata”.

D’accordo con De Gaetano, anche Sartorelli: “L’instabilità politica e il debito pubblico rimangono la caratteristica principale del nostro paese. Abbiamo visto come le elezioni in Francia, per quanto destabilizzanti, non hanno causato alcun tipo di movimento impetuoso del decennale francese. E quando la Bce alzerà i tassi, anche i rendimenti si muoveranno in tal senso. Tuttavia dubito che due piccoli rialzi andranno a incidere sull’inflazione tra sei mesi, quando arriveranno i primi interessi. Ritengo tuttavia -conclude l’analista Siat- che l’1,6% forse non è troppo generoso. In otto anni è più probabile che si torni appena sopra il 2% di inflazione. E’ vero che possono ripresentarsi nuove pandemie e nuove guerre, ma è qualcosa che ragionevolmente non possiamo prevedere”.

Per mantenere un rendimento simile a un’emissione a tasso fisso, l’inflazione media a otto anni dovrebbe scendere almeno a quota 1,87%. In questo caso l’investimento sul nuovo Btp Italia o sul secondario agosto 2030 sarebbe equivalente.

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