Il private banking crea valore. Secondo quanto emerge da un report dell’Associazione italiana private banking (Aipb), il valore dei portafogli dei clienti serviti dal private banking cresce ad una velocità doppia (+4,4%) rispetto a quello delle altre famiglie benestanti non servite (2%). Il totale della ricchezza delle famiglie italiane ammonta a 3.269 miliardi. Di questa, una quota crescente viene gestita dal private banking, con risultati migliori degli altri canali distributivi.

Nel triennio 2018-2020 la quota di ricchezza delle famiglie italiane servita dal private banking ha registrato un incremento medio annuo del 3,7%.

La quota di ricchezza delle famiglie benestanti (famiglie italiane con ricchezza finanziaria investibile superiore a 500mila euro) servita dal private banking è cresciuta costantemente, arrivando nel 2020 al 63% (si attestava intorno al 60% tra il 2016 e il 2018).

2020 in crescita nonostante il Covid

Il 2020 è andato in archivio con masse in gestione del private banking pari a 932 miliardi, con un tasso di crescita del 5,1%, superiore all’incremento fatto segnare dagli altri canali distributivi (+3,4%). La nuova raccolta netta è di circa 36 miliardi di euro: il 77,7% di questi (28 miliardi) trasformati velocemente in investimenti finanziari diversi da depositi e liquidità. La nuova raccolta netta è rimasta positiva in tutti i trimestri dell’anno (totale annuo 4,1%).

Sul fronte dei prodotti di risparmio gestito, nota Aipb, “gli operatori del private banking si sono dimostrati efficaci nell’adeguare le proposte di investimento al mutare delle condizioni dei mercati, chiudendo l’anno con volumi di raccolta netta positivi a differenza degli altri operatori (+7 miliardi vs -3 miliardi).

Anche sulla raccolta amministrata il private banking presenta volumi positivi di raccolta netta (+8 miliardi). Gli altri canali, invece, hanno registrato una raccolta netta degli strumenti amministrati ampiamente negativa (-14 miliardi).

Analizzando la parte della ricchezza finanziaria delle famiglie investita, che ammonta a 1.880 miliardi, per la prima volta il canale private risulta leader tra gli altri distributori, superando banche e reti non private (il private banking gestisce il 42% degli asset; 41% banche e reti non private; 17% poste e agenti). Il private banking, dunque, gestisce gran parte (790 miliardi) della ricchezza investita.

E per quest’anno l’associazione stima una crescita del 5%, con masse in gestione che dovrebbero raggiungere quota 978 miliardi.

L’andamento effettivo del mercato ha addirittura superato le attese: la previsione fatta nel 2018 (basata su uno scenario economico finanziario che non poteva certo prevedere gli eventi eccezionali dell’ultimo biennio) stimava che il private banking sarebbe arrivato a 893 miliardi di euro entro la fine del 2020. Il settore, invece, ha consolidato una crescita superiore alle previsioni, raggiungendo 932 miliardi di euro a fine 2020.

I commenti

“I dati raccolti confermano il ruolo sempre più strategico nel sistema Paese dell’industria del private banking e la nostra capacità di trasformare la liquidità in investimenti, di attutire gli effetti dell’emotività sui mercati durante le fasi di incertezza e di accelerare la crescita dei portafogli, sapendo intercettare al meglio le esigenze delle famiglie servite”, ha commentato Paolo Langé, presidente Aipb. “L’industria ha saputo fornire risposte immediate e dare valore, facendo crescere la ricchezza finanziaria dei propri clienti a una velocità doppia. Il mercato continua a mantenere un trend di sviluppo positivo anche oltre le nostre previsioni”.

Antonella Massari (nella foto), segretario generale di Aipb, nota che “la pandemia non ha intaccato la propensione delle famiglie private a investire e gli operatori le hanno sapute accompagnare al meglio in questa difficile fase. Il 2020 è stato un anno importante per l’industria italiana del private banking che si conferma leader rispetto agli altri canali distributivi per la gestione di ricchezza investita in prodotti finanziari diversi dalla liquidità. Oggi serve quasi un terzo della ricchezza investibile complessiva in Italia, sottraendola agli strumenti di deposito, in un contesto dove il numero di famiglie che hanno il 100% dei propri risparmi in liquidità tende a diminuire, ma resta intorno al 46%”.

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