L’Italia ha raggiunto anche tutti i 45 obiettivi del Pnrr relativi al primo semestre 2022. Con la trasmissione alla Commissione europea della richiesta di pagamento della seconda rata da 24,1 miliardi, la penisola è fra i primi stati sul fronte dell’attuazione del Pnrr. Tuttavia, la strada non è in discesa, anzi sembra ben costellata di sfide.

Su questo tema – e con un focus dedicato alle infrastrutture (a cui è dedicata una larga fetta dei fondi) – in una tavola rotonda organizzata da Dealflower si sono confrontati Eugenio de Blasio, fondatore, presidente e Ceo di Green Arrow Capital, Oriana Bastianelli, Portfolio Manager, Kairos – fondo KIS KEY, Riccardo Dutto, Responsabile Infrastructure & Real Estate della Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo, Lorenzo Fidato, Responsabile Advisory, Cassa Depositi e Prestiti, Oriana Granato, Partner, Head of Projects and Infrastructures dello Studio Legale Tributario EY e Rosario Mazza, Managing Director, Ardian e Responsabile, Ardian Infrastructure in Italia.

Obiettivo semplificazione 

I fondi del Pnrr da soli sono insufficienti, i soldi dei privati ci sono ma occorre più sinergia fra gli attori e soprattutto una semplificazione di tutte le regole. Questo è il tema centrale che emerge dagli interventi degli speaker. Sullo sfondo la transizione digitale e energetica che toccano da vicino il tema delle infrastrutture, interessando vari settori, dalla mobilità al 5G. “Siamo ancora indietro in questa nuova emergenza energetica. Per raggiungere gli obiettivi del 2030 ci vorrebbero 70 Giga, ma c’è ancora tantissimo da fare nei processi di semplificazione per raggiungere questo obiettivo”, fa notare Bastianelli.

Fidato di Cdp sottolinea che “il Pnrr è quello strumento che serve per accendere la scintilla di cui aveva bisogno il Paese, ma da solo non basta. C’è il tema della bassa capacità della pubblica amministrazione di programmare gli investimenti e attuarli, ci sono delle procedure complesse e l’Italia per anni ha smesso di investire nella pubblica amministrazione e negli uffici tecnici”. Cdp, non a caso, ha lanciato Capacity Italy, il nuovo portale di assistenza tecnica per sostenere le amministrazioni pubbliche in prima linea nell’attuazione del Pnrr.  I fondi che arrivano dall’Ue, infatti, devono infatti essere spesi nel breve termine, ma “l’Italia è fanalino di coda nella spesa dei fondi pubblici. Si tratta quindi di una sfida complessa che richiede un cambio di passo a tutti i livelli”, aggiunge Fidato.

In questo scenario il perimetro regolatorio non aiuta: “il sistema normativo è molto frammentato – spiega Granato –  Il codice dei contratti pubblici che dovrebbe essere il centro nevralgico della regolamentazione delle infrastrutture, non è più così perché tutto è in deroga. Un investitore che arriva in Italia non capisce così le regole del gioco”. Ma c’è una nota positiva: “abbiamo la possibilità di riscriverlo: il nuovo testo dovrebbe entrare in vigore entro il 2023. Nel disegno di legge delega del senato ci sono degli spunti molto interessanti, come l’eliminazione del gold plating e molti riferimenti al partenariato pubblico-privato”.

Lavorare in network 

Oltre a centrare gli obiettivi, nel 2023 occorre aver programmato tutti gli investimenti e saper rispettare i target di spesa al 2026. Questo richiede un’azione sinergica sia fra pubblico e privato, ma anche un procedere in modo omogeneo – e capillare – in tutto il territorio. Il tema della sinergia è centrale: “gli investimenti privati ci sono, devono solo poter essere sbloccati“, aggiunge Bastianelli. Non solo: “occorre indirizzare i fondi pubblici in quelle infrastrutture che non sono bancabili e che quindi non attraggono gli investitori privati”, fa notare Granato.

Ma i privati che ruolo possono giocare? “Stiamo investendo tantissimo nel settore regolato del gas e nell’elettrico, ma stiamo monitorando anche la digitalizzazione. Il nostro approccio è utilizzare le competenze italiane delle società in portafoglio per mettere a terra dei progetti. Vedo il Pnrr come opportunità per accelerazione e velocità, ma occorre far sì che sia un’opportunità finanziabile: bisogna andare spediti, raccogliere i capitali e concludere”, racconta Mazza di Ardian, ricordando anche le lungaggini del Piano Italia 5G che ha visto Inwit aggiudicarsi 345 milioni di euro dopo che la prima asta era andata deserta. Tuttavia, spiega Fidato, “C’è attenzione a livello politico per facilitare l’accesso dei privati. Ma post 2026? Ci sarà da gestire questa transizione. I privati dovranno esser pronti a gestire concessioni di servizio anche in territori più complessi”.

Cavalcare il cambiamento 

“L’unica cosa costante nella vita è il cambiamento: la transizione energetica è un’occasione e sarà molto più veloce di quello che si pensa”, spiega De Blasio, citando proprio come in alcuni casi è difficile investire in Italia per questioni normative e di autorizzazioni. “Non si dice spesso che l’Italia ha delle risorse incredibili nelle sue ingegnerie. C’è però bisogno di coraggio e  semplificazione. Non è possibile oggi che molti operatori sono pronti con delle risorse immense ma non ricevono le autorizzazioni a procedere”, aggiunge il fondatore di Green Arrow, che. fra le altre cose, in campo infrastrutture per il futuro ha lanciato l’iniziativa E-GAP, ovvero un servizio di ricarica mobile per auto elettriche.

Restando sul tema energetico, i ministri dell’Ambiente riuniti nel Consiglio dell’Unione europea hanno raggiunto l’accordo sulla riduzione completa entro il 2025 delle emissioni di CO2 per le nuove autovetture e i nuovi furgoni. Una decisione che di fatto bloccherà la vendita di mezzi alimentati a benzina e diesel. “Se da un lato l’elettrificazione è la soluzione con tutte le sfide che ciò comporta, dall’altro distribuire l’energia è sicuramente un tema centrale per le infrastrutture. C’è una sfida di bilanciamento delle reti e quali alternative ai cavi”, fa notare Dutto. E anche in questo caso l’attualità non aiuta: lo scenario geopolitico potrebbe infatti far compiere nell’immediato scelte in un certo senso retrograde in campo infrastrutturale.

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