L’inflazione che scende, un taglio dei tassi che secondo le stime presentate da Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, dovrebbe avvenire già dal 6 giugno prossimo per un totale di 0,75 punti base quest’anno, e soprattutto un’economia italiana che è ripartita meglio di tante altre nel post pandemia, anche grazie al Superbonus, e che potrebbe essere spinta ulteriormente dal Pnrr.

Il vantaggio competitivo per l’Italia c’è, il contesto – al netto delle tensioni geopolitiche – pure, e sfruttare questa finestra favorevole dovrebbe essere l’imperativo per le imprese. È quello che ha voluto ribadire Intesa Sanpaolo che in questo contesto ha lanciato un nuovo programma di investimenti e finanziamenti dedicati alle imprese grandi e piccole chiamato “Il tuo futuro è la nostra impresa” e che mette a disposizione 120 miliardi di euro fino al 2026.

La crescita dell’Italia

Innanzitutto, il contesto. Come spiegato da De Felice, intanto ci si aspetta un taglio dei tassi di interesse al 2,50% al 2025, quindi  -1,5 punti punti base rispetto allo stato attuale. Una boccata d’ossigeno per il mercato e quindi per le imprese a fronte di un’inflazione in leggera diminuzione (ma ancora con volatilità in corso d’anno), intorno alla soglia del 2% entro il 2025.

In tutto ciò l’Italia, ha detto l’economista, “non è più fanalino di coda”. Se infatti dal 2010 al 2019 il nostro Paese è cresciuto dello 0,9% in totale nel decennio – lo 0,1% all’anno mal contato – adesso la crescita cumulata tra il 2021 e il 2024 è stata pari al 5,7% contro ad esempio un 4,3% dell’area euro, il 3,9% della Francia e l’1,5% della Germania (seppur meno del 10,2% della Spagna). Cosa è cambiato? Soprattutto la dinamica degli investimenti, cresciuti del 35,7% dopo il 2016 e fino al 2023 (erano stati del 5,4% in più dal 2008 al 2016), evidenziando un forte recupero.

Le ragioni di questa spinta sono state, per De Felice, due famiglie di incentivi e cioè industria 4.0, a partire dal 2017, che ha migliorato la produttività del sistema manifatturiero – con investimenti in macchinari cresciuti a livello cumulato del 29,3% – e il famigerato Superbonus, che “ha risollevato un settore in crisi come quello delle costruzioni” segnando un +47,1%. In totale, l’incidenza sul pil degli investimenti italiani in macchinari, mezzi di trasporto e Ict è salita al 7,4% nel biennio 2022-’23 (rispetto al 6,6% della Germania).

In questa direzione spingono poi il rientro dell’inflazione e la messa a terra dei fondi del PNRR. “Siamo indietro rispetto alla tabella di marcia – ha detto De Felice -. Nel 2023 sono stati spesi 21 miliardi rispetto ai 41 disponibili. Ma questo vuol dire che da oggi in poi ci sono 144 miliardi da spendere nel Pnrr. Credo che i cambiamenti dal governo, semplificazioni maggior credito imposta possano far la differenza”. L’80% della spesa effettiva del Pnrr, dunque, si concentrerà nel triennio 2024-2026, con potenziali ricadute molto positive sul rilancio delle infrastrutture e sulla transizione digitale e green e, in ultima analisi, sull’aumento del tasso di crescita potenziale del Pil.

Piano Intesa, tre ambiti di intervento

Tornando al programma della banca, hanno spiegato in conferenza stampa, l’obiettivo è “favorire nuovi investimenti per la competitività italiana accelerando la dinamica di buone performance del sistema produttivo e assicurando l’immediata attivazione di strategie sostenibili e di lungo periodo”.

Nel dettaglio, il progetto sarà gestito dalla Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese e  si focalizza su tre ambiti prioritari: la Transizione 5.0 ed energia; l’internazionalizzazione e infine la digitalizzazione con un particolare focus sulla cybersecurity.

Energia

Per quanto riguarda il piano Transizione 5.0, il piano del gruppo guidato da Carlo Messina garantisce circa 13 miliardi di euro di crediti d’imposta a fronte del raggiungimento di obiettivi di efficientamento energetico.  Le potenzialità, d’altronde, ci sono, basti pensare che nel biennio 2021-2022 solo il 5,7% delle imprese italiane con almeno 3 addetti ha utilizzato fonti energetiche rinnovabili (FER); si sale al 10,4% nell’industria in senso stretto. La banca intende dunque offrire soluzioni di finanziamento dedicate e agevolate, consulenza per l’accesso alle agevolazioni fiscali e rilascio delle relative certificazioni e formazione con la finalità di integrare competitività e sostenibilità grazie a nuovi investimenti per lo sviluppo, il risparmio e la produzione energetica volti ad un consumo efficiente. Sempre sul fronte energetico e con riferimento alla misura del PNRR relativa agli incentivi per le Comunità Energetiche Rinnovabili, l’offerta riguarda progetti per l’energia condivisa anche nella forma dell’autoconsumo collettivo, con finanziamenti specifici e agevolati, oltre a modelli di advisory per la costruzione di nuovi sistemi finalizzati al risparmio energetico.

Sviluppo estero e nuovi mercati

In questo ambito il gruppo, in collaborazione anche con Sace, si occuperà di individuare i migliori settori merceologici e dei nuovi potenziali mercati – in particolare Est Europa, India ed Emirati Arabi Uniti – oltre ad offrire percorsi formativi specifici. Si tratta di un puto significativo in quanto, come esposto in conferenza da De Felice, l’Italia è come noto uno dei principali paesi esportatori in Europa e in particolare le piccole e medie imprese rappresentano 53% dell’export nazionale, valore che non ha pari ad esempio in francia (24,6% il peso delle pmi sull’export) e Germania (24,3%).

Progresso digitale e Sicurezza

In termini di adozione di tecnologia, nel biennio 2021- 2022 mediamente il 39,1% delle imprese industriali ha utilizzato software per la gestione aziendale, con punte del 90,8% tra le imprese più grandi. Margini di sviluppo sembrano essere presenti soprattutto tra le aziende più piccole, dove non si arriva al 30%. In questo contesto, per le aziende che vogliono investire nella digitalizzazione la banca ha messo a punto strumenti di protezione e finanziari, tra cui un nuovo Cyber Loan, e punta a coinvolgere le imprese in percorsi di formazione digitale qualificata. Qui il gruppo guarda in particolare ai settori Agribusiness e Turismo, che “necessitano di un accompagnamento specifico nella transizione verso modelli più innovativi, profittevoli e sostenibili”, hanno spiegato.

Altro focus è poi la cybersicurezza. “C’è un tema di sicurezza informatica”, ha detto in conferenza Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese, che ha evidenziato un “aumento costante degli attacchi, con un costo medio per attacco informatico di 4,5 milioni”, ma nonostante ciò “il 60% pmi non ha affrontato investimenti per la sicurezza, dunque oggi per affrontare percorso di digitalizzazione è fondamentale concentrarsi sulla cybersecurity”.

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