Ireti, controllata interamente da Iren, ha acquisito dal socio Cogen, azionista costruttore di AcquaEnna Scpa, la quota del 2,367% del capitale sociale di AcquaEnna portando la quota di partecipazione di Ireti, già presente nella compagine societaria, al 50,867% consentendo il consolidamento. AcquaEnna gestisce il servizio idrico in tutti i comuni della Provincia di Enna dal 2004 a seguito dell’aggiudicazione di una procedura di gara che ha garantito l’affidamento del servizio alla compagine
societaria allo scopo costituita, fino al 2034. Con riferimento a tali territori la società serve complessivamente circa 177 mila abitanti.

Il deal

L’operazione, già prevista nel piano industriale, ha un Ebitda atteso nel 2023 di circa 9 milioni di euro.

“Tutti noi abbiamo constatato in questi mesi come i cambiamenti climatici possano avere effetti concreti sul sistema idrico. Proprio per questo l’operazione conclusa oggi – dichiara Luca Dal Fabbro, presidente di Iren – assume una valenza strategica: la gestione delle reti idriche rappresenta un nodo cruciale per dotare il Paese di infrastrutture adeguate. Inoltre, l’operazione si inserisce anche nella strategia di valorizzazione delle partecipazioni del Gruppo, che attraverso il suo know-how, può così supportare i territori nel proprio percorso di transizione ecologica.”

“L’acquisizione di AcquaEnna – commenta Gianni Vittorio Armani ((in foto),  amministratore delegato e direttore generale di Iren – ci consente di mettere al servizio del Paese la nostra esperienza nell’ambito della gestione delle reti, che negli anni ha visto un costante miglioramento delle performance collocandoci stabilmente tra i leader del settore. Questa operazione accresce la rilevanza di Iren sul territorio nazionale, consentendo al Gruppo di poter diventare partner di riferimento per lo sviluppo di nuovi servizi anche nel Sud Italia”.

L’aggiornamento del piano industriale di Iren

A marzo scorso la società ha aggiornato il piano industriale al 2030 che prevede un Ebitda a 1,87 miliardi di euro al 2030 (+800 milioni rispetto al 2022) con un Cagr del 7% grazie
a crescita organica, consolidamento e sinergie. Gli investimenti lordi sono attesi a 10,5 miliardi di euro e l’utile netto di Gruppo a circa 460 milioni di euro (+235 milioni rispetto al 2022). Sul fronte delle cedola Iren conferma la dividend policy fino al 2025 e a seguire pay-out ratio del 50-60%.

Il business plan contempla una crescita organica: +580 milioni di euro di Ebitda, sostenuta da investimenti per massimizzare qualità ed efficienza delle reti, per incrementare la capacità di recupero di materia da rifiuti, per lo sviluppo di fonti di generazione rinnovabili anche attraverso la creazione di comunità energetiche, per la crescita dei clienti retail; e una crescita per linee esterne: +170 milioni di euro di Ebitda grazie al consolidamento di società già partecipate, alla partecipazione alle gare gas e del servizio idrico integrato e raccolta rifiuti.

I conti al 31 marzo

All’inizio di questo mese Iren ha reso noti anche i dati di bilancio al 31 marzo. L’Ebitda si è attestato a 368 milioni di euro (+2% rispetto a 363 milioni di euro al 31 marzo 2022). L’incremento è principalmente determinato dal recupero della marginalità della Bu Mercato, dal consolidamento di Sei Toscana e dalla crescita organica, in un contesto caratterizzato da minori volumi energetici (-34 milioni di euro) e da maggiori costi per effetto dell’inflazione. L’utile netto di gruppo attribuibile agli azionisti è stato pari a 135 milioni di euro (+15% rispetto a 118 milioni nel 2022); il risultato 2022 includeva l’impatto negativo del Contributo di solidarietà pari a 24 milioni di euro. L’indebitamento finanziario netto si è attestato a 3.716 milioni di euro (+11% rispetto a 3.347 milioni di euro del 2022), mentre gli investimenti tecnici e lavori di efficienza energetica sono stati pari a 258 milioni di euro in crescita del 34% rispetto al primo trimestre 2022, con il raddoppio degli investimenti di trattamento rifiuti grazie alla realizzazione di tre nuovi impianti

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