Nelle ultime ore Cdp e Atlantia sono finite nell’elenco (ormai sempre più lungo) dei soggetti che potrebbero acquisire Ita, l’ex compagnia di bandiera. Le due realtà però hanno degli impedimenti oggettivi che non consentono di portare a termine operazioni del genere.

Atlantia

La società guidata da Carlo Bertazzo in questi giorni è alle prese con la conclusione dell’Opa lanciata da Schema Alfa, il veicolo di Edizione-Sintonia e Blackstone.

Secondo le norme finanziarie quando una società è al centro di un’offerta pubblica non può mettere in atto operazioni straordinarie. E Ita lo è a tutti gli effetti.

Il core business

Oltre ad un impedimento di tipo tecnico, il deal appare di difficile realizzazione se si considera il core business della società. Atlantia infatti è da sempre focalizzata sui settori autostradali e aeroportuali, ai quali recentemente si è aggiunto il business della mobilità sostenibile. Comparti ben diversi da quello prettamente aeronautico. Tramite Adr, la holding ha sempre appoggiato la crescita e lo sviluppo prima di Alitalia e ora di Ita, e potrebbe vedere di buon occhio l’ingresso di una realtà industriale come Lufthansa nella compagnia, visti anche i rapporti storici con il vettore tedesco. Altro discorso invece è un impegno diretto in equity, tecnicamente non realizzabile in questa fase.

Cdp

Anche un eventuale ingresso della Cassa apparrebbe quanto mai complicato. Per statuto la società guidata da Dario Scannapieco, non può investire in società che negli ultimi tre anni hanno registrato bilanci in perdita.

Nello statuto della Cassa, infatti, si legge che “la società, nel perseguire la promozione della sostenibilità economica, sociale e ambientale nel lungo termine a beneficio degli azionisti e tenendo conto degli interessi degli altri stakeholder rilevanti per la società, ha per oggetto sociale”, tra l’altro “l’assunzione, anche indiretta, di partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale – che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività – che possiedono i requisiti previsti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 5, comma 8 bis, del decreto legge”.

I dati cumulati di Ita, dal 2017 ad oggi, indicano che la perdita complessiva dell’aviolinea nel periodo di amministrazione straordinaria si aggiri intorno ai 3 miliardi di euro. Ciò significa che un eventuale ingresso della Cdp potrebbe avvenire solo a fronte di un cambio di statuto della Cassa stessa.

Chi resta

Dopo il passo indietro di Msc, allo stato attuale in data room è presente solo Lufthansa. La compagnia tedesca, secondo rumors, starebbe valutando un’offerta in solitaria dopo che le trattative tra il governo e altri potenziali acquirenti sono finite su un binario morto.

Lo scenario si è complicato con il passo indietro della famigli Aponte che ha confermato di non essere più interessata al dossier. Il 31 ottobre scorso, il ministro dell’Economia e delle Finanza, Giancarlo Giorgetti aveva deciso di non prorogare la trattativa esclusiva con Certares (in cordata con Delta e Air France); una decisione che aveva riportato in auge la cordata tra il colosso del trasporto merci e passeggeri e Lufthansa che si erano fatti avanti per rilevare l’80% di Ita Airways.

Dal canto suo Certares continua a mantenere una posizione “attendista”. Resta cioè in attesa di capire le intenzioni del governo e le sue future mosse. Il fatto che attualmente il fondo americano non sia in data room non deve stupire. Certares, infatti per tutto l’intero mese in cui era in trattativa esclusiva con il Mef ha avuto la possibilità di accedere a tutti i documenti economico-finanziario della compagnia area propedeutici alla stesura dell’offerta definitiva.

Lascia un commento

Related Post