Distolgono lo sguardo dalle tensioni geopolitiche per un giorno, i mercati finanziari. Taiwan, Cina, Russia e Ucraina scendono in secondo piano perché è l’inflation day a preoccupare gli investitori. Gli scambi in Europa partono in rosso, poi si portano sopra la parità per una prima ora contrastata ma timida. Il dato di Pechino è uscito nella notte, quello della Germania a borse ancora chiuse, poi è toccato all’Italia mentre per gli Stati Uniti bisognerà aspettare le 14.30 di questo pomeriggio.

Usa, inflazione verso la discesa: prima vittoria della Fed?

Proprio quello americano è il dato più atteso di tutti. Gli analisti si attendono un rallentamento all’8,7% dal 9,1% di giugno (record da novembre 1981, grafico sotto). Se fosse confermato, si tratterebbe di una prima “vittoria” della Fed, che con il secondo mandato di Jay Powell come governatore ha avviato un programma di politica monetaria fortemente restrittiva con l’obiettivo di ridimensionare i prezzi al consumo. Tuttavia è presto per esprimere un giudizio completo. Anche perché l’inflazione core, che esclude i prezzi alimentari ed energetici, è data al 6,1% dal 5,9% precedente, interrompendo così tre mesi di rallentamento.

Italia e Germania, l’inflazione è quella attesa ma occhio alla Cina

Nessuna sorpresa per quanto riguarda Italia e Germania. Il dato tedesco rispetta le attese: 7,5%, leggermente al di sotto della rilevazione di giugno (7,6%) e in rallentamento per il secondo mese consecutivo dopo il 7,9% di maggio. Il pacchetto di aiuti e lo sconto sul carburante hanno avuto un leggero effetto al ribasso sul tasso di inflazione, che tuttavia rimane vicina ai massimi egli ultimi 40 anni, a causa principalmente dell’aumento dei prezzi dell’energia dopo l’invasione russa in Ucraina. Quello del nostro paese segna 7,9% (grafico sotto), al di sotto dell’8% di giugno. 

In Cina, dove le borse hanno chiuso negative tra crescita bassa, settore immobiliare in crisi e tensioni con gli Usa per la faccenda Taiwan, il tasso di inflazione è salito al 2,7% dal 2,5% di giugno, al di sotto delle previsioni del mercato (2,9%). Si tratta dell’aumento più significativo da luglio 2020.

Il motivo è dovuto all’aumento dei prezzi alimentari, con il costo della carne di maiale in forte rimbalzo dopo il taglio della capacità produttiva causa lockdown e una forte ripresa della domanda. E infatti i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 6,3%, il massimo in 22 mesi. La Cina ha fissato un obiettivo di inflazione intorno al 3% per quest’anno, lo stesso del 2021.

Piazza Affari poco mossa, Pirelli il titolo migliore

In questo contesto i mercati, come anticipato, si muovono senza una direzione precisa. Dopo un’ora di contrattazioni Milano guadagna lo 0,2% a 22.542 punti, sotto una forte resistenza dinamica. Francoforte più timida, +0,1% a 13.541 punti. Sotto la parità invece Parigi, -0,03% a 6.487 punti, e Madrid, -0,05% a 8.312 punti. Spread sempre vicino ai 210 punti base, fisso al 3% il rendimento del btp decennale italiano.


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

Pirelli è il titolo più acquistato a Piazza Affari: guadagna l’1,46%. Bene Bper Banca, +1,29% e Iveco, +1,13%. Sale anche Generali Assicurazioni, +1% dopo la multa da 5 milioni di euro stabilita martedì dall’Antitrust per condotta scorretta nelle pratiche dell’Rc Auto assieme a UnipolSai. Il titolo più venduto è Amplifon, -1,5%, seguito da Moncler, -1,3% che soffre la seduta pesante di Shanghai.

“I mercati pendono dalle labbra della Fed”

“Persiste la fase di trading range del mercato -Spiega Saverio Berlinzani, analista ActivTrades– che resta pendente dalle labbra della Fed e dal tono che manterrà nei confronti dell’approccio al rialzo. A settembre le attese erano per un rialzo di 50 punti base, ma i brillanti payrolls della scorsa settimana (grafico sotto) inducono verso un orientamento per un rialzo superiore, di 75 punti base.

Il dato del lavoro Usa ha confermato che l’economia americana non è in recessione, e se dovesse farlo sarebbe ridotta e limitata. Tuttavia i rendimenti dei titoli di stato Usa decennali e a due anni fanno pendere la bilancia verso la recessione. E la storia insegna che l’inversione delle due curve ha quasi sempre segnalato l’arrivo di una contrazione dell’economia“.

Petrolio, scorte sopra le attese

Recessione che frena anche i movimenti sul fronte delle materie prime, dove il Wti oscilla appena sotto i 90 dollari al barile, sotto pressione per le scorte di greggio in aumento contro le previsioni (grafico sotto). Gli investitori valutano anche il potenziale di forniture aggiuntive dall’Iran dopo che l’Ue ha presentato un “testo finale” per rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano del 2015 alla fine di lunedì, attualmente in attesa di approvazione da Washington e Teheran.

“Il mercato resta compratore di dollari a ogni correzione”

Pochi movimenti per quanto riguarda il mercato valutario. Nessun segnale particolare dall’euro, appena sopra 1,02, con i dati confermati dell’inflazione in Germania e in Italia. Resta forte il dollaro sopra area 106. Continua Berlinzani: “Stiamo in realtà osservando un recupero sui cambi contro il biglietto verde, ma pare molto limitato oltre che temporaneo, a meno che non cambi qualcosa a livello di atteggiamento da parte di altre banche centrali, nei confronti di una inflazione che non molla ovunque. Ma per ora, almeno dalla Bce e dalla Boe, oltre alla logica preoccupazione verso l’inflazione, ascoltiamo anche timori vero l’outlook economico in prospettiva, che temono di affossare se alzano troppo rapidamente il costo del denaro. Questa è e rimane la vera ragione per cui il mercato resta compratore di dollari su ogni correzione”.

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