Non c’è nessun “water gate”, nel senso letterale del termine. L’acqua frizzante non è a rischio. Forse ce ne sarà a disposizione un po’ meno del solito ma niente che possa ipotizzare, almeno per il momento, corse disperate per l’accaparramento di casse di minerale gasata ai supermercati come se non ci fosse un domani, già accaduto in passato a inizio pandemia. E soprattutto niente che faccia immaginare scenari del tipo: “L’acqua frizzante potrebbe sparire dagli scaffali“. Nossignori.
Lo stesso vale per la birra. O per lo spritz, cocktail per il quale viene utilizzata la soda. Sarà un’estate torrida e questo si sa. Le bevande, come un po’ tutto quanto, stanno iniziando a costare un po’ più. Ma in buona sostanza la produzione all’ingrosso non è a rischio. Ci sono già stati dei disagi, questo è vero. A Reggio Emilia lo scorso fine settimana davanti a un punto vendita della grande distribuzione è stato esposto il seguente cartello: “Massimo sei casse di acqua frizzante a famiglia”. Problemi di distribuzione, la motivazione fornita è stata questa. Problemi durati un weekend, e basta, come riportato dalla Gazzetta di Reggio.

La denuncia di Acqua Sant’Anna

Ad accendere la miccia è stata la denuncia di Acqua Sant’Anna di qualche giorno fa. Il ceo Alberto Bertone ha dichiarato di aver fermato la produzione delle acque frizzanti per i costi della C02, talmente alti da rendere l’anidride carbonica irreperibile sul mercato. Tutto questo però farà davvero sparire le acque frizzanti dai supermercati, aggiungendo anche il tema della siccità e dell’aumento dei consumi a causa del caldo che avanza? La risposta è no.

Tra i primi a scendere in campo sull’argomento è stato Ettore Fortuna, vice presidente di Mineracqua. Ha parlato di una situazione certamente difficile, ma drammatizzata in modo eccessivo. “Il rischio della carenza di acqua minerale frizzante è remota. I costi di produzione sono aumentati per tutti (e questo vale a livello europeo, vedi grafico sotto NdR) e la situazione è complessa. In questo caso però la difficoltà è temporanea, da risolversi nei prossimi giorni a causa di lavori di manutenzione di uno degli stabilimenti italiani di Air Liquide. Le nostre imprese confermano di fare ricorso a fornitori alternativi o ad altri impianti europei della stessa Air Liquide affinché il mercato e i nostri consumatori siano riforniti”.

Italia tra i maggiori consumatori d’acqua minerale in Europa

L’Italia è anche uno dei paesi con il maggior consumo di acqua minerale in Europa. Un consumo aumentato sensibilmente nel periodo più caldo dell’anno. Tuttavia, prosegue Fortuna: “Non bisogna cadere nella trappola di trasferire l’allarme ai consumatori per i problemi di una singola azienda che non rappresenta certo la categoria. Le nostre imprese, pur nell’attuale congiuntura economica, stanno continuando a ‘servire’ il mercato, caratterizzato da una domanda molto forte dovuta al forte caldo e al suo perdurare nel tempo”.

C’è da aggiungere anche questo: il ciclo delle acque minerali è molto complesso. Anche per questo il rapporto causa-effetto (cioè: Sant’Anna chiude gli impianti uguale fine della distribuzione dell’acqua nei supermercati) non è così immediato. Ciò che si imbottiglia adesso si trova in giacimento da molto tempo e la C02 viene stoccata e distribuita a lungo termine, anche fino a dieci anni. Insomma: l’ipotesi, appoggiata dallo stesso presidente di Mineracqua, che gli stock di Acqua Sant’Anna rimarranno abbondanti ancora per un po’ di tempo è molto concreta.

E se da una parte è vero che la siccità, unita alla crisi legata alla logistica che però riguarda un po’ tutta l’industria (ci sono pochi autotrasportatori) sta mettendo a dura prova le sorgenti, il presidente di Mineracqua, associazione che riunisce circa 40 produttori, spiega che: “Generalmente i percorsi sotterranei delle acque minerali raggiungono profondità rilevanti, anche di diverse centinaia di metri”. Un tragitto che permette alle sorgenti stesse di andare difficilmente in esaurimento.

La spiegazione di Air Liquide: ecco perché c’è meno Co2

Si diceva di Air Liquide, società francese di livello internazionale e ben strutturata anche in Italia, tra i maggiori produttori e fornitori a livello europeo. Gianluca Cremonesi, manager della compagnia, sottolinea l’impossibilità di  “generalizzare” sulle forniture di anidride carbonica: “Molto dipende dal tipo di contratto in essere tra cliente e fornitore, ce ne possono essere di diverso tipo, variano da cliente a cliente. Questo è un periodo particolare, l’inflazione è alta, le materie prime hanno registrato aumenti di costi mai visti prima e in questi casi è inevitabile che si dia priorità ai clienti con i contratti più solidi”.

Spiega ancora il dirigente: “Per quanto riguarda la carenza di prodotto, gli impianti possono subire dei malfunzionamenti, ma si tratta di situazioni temporanee, che si risolvono nei giro di un paio di settimane e in linea di massima viene tutto riassorbito nel lungo periodo. Il vero problema è che la C02 viene estratta anche da processi chimici come prodotto secondario. In questo caso, se si ferma la produzione primaria, inevitabilmente si ferma anche quella secondaria”.

“Produrre costa troppo, comprare costa troppo”

Una fonte di CO2 industriale è rappresentata dagli impianti chimici, per esempio il ciclo dell’ammoniaca e dei fertilizzanti. Questi processi utilizzano grandi quantità di gas naturale, il cui prezzo (grafico sotto), si sa, è aumentato considerevolmente a causa del conflitto Russia-Ucraina: questo è un esempio di processo primario. Perché il carbonio, prodotto nella combustione del gas, viene separato dall’idrogeno (combinato a sua volta con l’azoto per diventare ammoniaca) per poi riunirsi con l’ossigeno, diventando infine anidride carbonica (processo secondario). 

Nella stagione più calda il consumo di CO2 aumenta per il maggiore utilizzo nel mondo delle bevande ma quest’anno la situazione è diversa. “Alcune fonti di CO2 industriali non sono disponibili perché le produzioni primarie sono ferme a causa degli elevati costi di produzione -continua Cremonesi-. In questo caso le aziende non fermano solo per manutenzione ma chiudono le produzioni per ragioni di costo, principalmente energetici. Tutto questo nella disponibilità globale del prodotto inevitabilmente si sente. Sta succedendo in Italia, ma anche in Europa (nel grafico sotto l’indice dei prezzi alla produzione nell’Eurozona NdR)”.

“Chi ha determinati contratti rimane protetto dalla crisi”

Esistono le emergenze. Ma esistono anche i piani contro le emergenze che le aziende studiano per non farsi cogliere impreparate. “In caso di mancanza totale di prodotto in un paese, le grandi aziende supportano le mancanze locali con la produzione di un altro paese -va avanti Cremonesi- Nella fattispecie abbiamo sistemi di stoccaggio che riempiamo d’inverno, e che ci permettono di servire meglio i clienti, o nei casi di emergenza assicurare la fornitura, talvolta limitata, per chi ha determinati contratti. E’ però evidente che la situazioni di crisi di prodotto purtroppo non si esaurirà nel giro di poche settimane”.

Conclude il manager di Air Liquide Italia: “Parlare di acqua frizzante a rischio rimane fuori luogo. Ciascuna azienda ha attuato una propria politica di approvvigionamento selezionando il fornitore, gestendo sistemi di stoccaggio o stipulando contratti specifici per fronteggiare i casi di emergenza”. L’industria alimentare, tra cui le bibite gassate, l’agricoltura, gli allevamenti, l’imballaggio ma anche la chirurgia mininvasiva e i processi di litografia dei semiconduttori e per sistemi antincendio sono alcuni degli altri ambiti in cui viene impiegata la Co2, spesso con costi anche maggiori.

La questione della sugar tax e delle bibite gassate

Proprio sulle bibite gassate qualche giorno fa è arrivato un altro Sos, lanciato da Assobibe, associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia. Perché alla difficoltà di reperire Co2 sul mercato si aggiungono i costi di energia, plastica, alluminio, cartone e vetro da mesi fuori controllo, fa sapere l’associazione. Inoltre, tra qualche mese arriverà la sugar tax, per un aumento della fiscalità attorno al 28%. “Questa tassa rappresenta il limite alla sostenibilità economica delle imprese del settore e della sua filiera” è la denuncia del presidente di Assobibe Giangiacomo Pierini, che ha chiesto al governo di eliminare la tassa per permettere alle aziende di ripartire.

Co2, esistono fonti alternative?

“Una crisi, quella della Co2, che appare un paradosso” grida qualcuno. Perché da diversi anni l’emergenza climatica è dettata anche dalla presenza in eccesso di anidride carbonica concentrata nell’aria. Come a dire: la soluzione è a portata di mano, anzi, di respiro. Tuttavia sottrarla dall’atmosfera e impiegarla per l’industria è impossibile, perché talmente diluita nell’aria che qualsiasi impianto in grado di catturarla sarebbe antieconomico. Ecco perché in questo senso si è esposta la Coldiretti di Torino. Indicando nell’attività degli allevamenti come fonte di produzione della Co2 per l’acqua frizzante.

Intervistato da La Repubblica, il presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici ha dichiarato: “Con la diffusione di biodigestori di nuova generazione gli allevamenti da problema ambientale diventano risorsa energetica e industriale. La Co2 potrebbe essere prelevata in formato liquido dal moderno bioreattore di Candiolo, dove da liquami e deiezioni di oltre 4500 bovini allevati da aziende della zona viene generato metano per l’energia elettrica. In questo processo si potrebbe estrarre anche anidride carbonica destinandola a vari impieghi, tra cui la produzione dell’acqua frizzante”.

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