Dopo più di otto anni dall’introduzione della policy dedicata (d.l. 179/2012), le startup innovative in Italia superano quota 13mila. Nel dettaglio, a luglio 2021 se ne contano 13.582, il 3,6% di tutte le società di capitali di recente costituzione. A dirlo l’ultima edizione del report di monitoraggio trimestrale dedicato ai trend demografici e alle performance economiche delle startup innovative, pubblicato grazie alla collaborazione fra Mise e InfoCamere, con il supporto del sistema delle Camere di Commercio.

Più precisamente, le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono 2.451, ovvero il 18,1% del totale. Si tratta di un dato di quattro punti percentuali superiore rispetto a quello riscontrato tra le nuove aziende non innovative (14,9%). Ancora maggiore è la differenza se si considerano le aziende in cui almeno un giovane è presente nella compagine sociale: queste rappresentano il 41,1% delle startup (5.575 in tutto), contro il 31,9% delle altre imprese.

Il nord in testa 

La Lombardia, si legge nel rapporto, ospita oltre un quarto di tutte le startup italiane (26,7%). La sola provincia di Milano, con 2.545, rappresenta il 18,7% della popolazione, più di qualsiasi altra regione: superano quota mille il Lazio con 1.586, rappresenta l’11,7%, (in gran parte localizzate a Roma, 1.411, 10,4% nazionale) la Campania, con 1.205, 8,9% del totale nazionale e il Veneto con 1.095, 8,1%. L’Emilia Romagna è la nuova regione a superare quota mille, con 1.071 startup (7,9%). Tuttavia, la regione con la maggiore densità di imprese innovative è il Trentino-Alto Adige, dove circa il 6,0% di tutte le società costituite negli ultimi 5 anni è una startup.

Un altro dato che emerge, oltre lo scenario geografico, è quello della forza lavoro: i soci di capitale dell’azienda, rispetto al trimestre precedente, sono sensibilmente aumentati (+9,5%) attestandosi ad oltre quota 65 mila. Elevata la rappresentazione di imprese fondate da under-35 (il 18,1% del totale), mentre risultano sottorappresentate le imprese femminili: 12,9%, contro un 21,1% registrato nel complesso delle società di capitali. Le startup innovative in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne sono 1.746 mentre quelle in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 5.780, il 42,6% del totale: una quota anch’essa inferiore, seppur in minor misura, a quella fatta registrare dalle altre nuove società di capitali (45,4%).

Cresce il fatturato 

Le startup innovative sono soprattutto micro-imprese, vantando un valore della produzione medio di poco inferiore a 171,7 mila euro. A livello di investimenti e redditività, come fisiologico, le startup innovative mostrano un’incidenza più elevata della media di società in perdita (oltre il 52,3% contro il 32,3% complessivo). Tuttavia, le società in utile mostrano valori particolarmente positivi in termini di redditività e valore aggiunto. Inoltre, le startup innovative presentano un tasso di immobilizzazioni – uno dei principali indicatori della propensione a investire delle aziende – di circa sette volte più elevato rispetto alle altre aziende comparabili.

L’attenzione degli investitori per queste realtà è in crescita costante. A guidare l’innovazione, come dimostrano i dati, c’è sicuramente il settore dei servizi alle imprese. Fa notare Startupitalia.it che nei primi sei mesi del 2021 sono stati investiti più di 650 milioni di euro di startup e imprese innovative. Il calcolo effettuato considera round, del crowdfunding e degli investimenti di business angels noti e stima una chiusura al 2021 con con oltre 1 miliardo di investimenti in startup. Un vero e proprio boom se si pensa che nel 2020 gli investimenti totali in startup avevano superato non di molto i 700 milioni. 

Il mercato dell’angel investing 

In questo contesto, una tendenza che si nota, nonostante la pandemia da Covid-19, è quella dell’angel investing sempre più organizzati in network. Infatti, il mercato infatti si è mantenuto vivace con circa 51 milioni di euro investiti. In termini di numero di  società target oggetto di investimento, questo, nel 2020, è addirittura salito a 96, confermando un trend che nell’ultimo triennio ha visto una crescita del 30%. Il bilancio arriva dall’ultima survey condotta da Iban, l’Italian Business Angels Network, secondo cui i tre fattori principali che i Business Angels considerano al momento della valutazione del progetto imprenditoriale sono: potenziale di crescita del mercato (per il 35%), team dei manager (per il 30%) e caratteristiche del prodotto/servizio (per l’11%).

Il 95% delle operazioni, sottolinea lo studio, sono state condotte da investitori italiani, per un numero medio di 11 business angel per ogni deal, confermando la tendenza già rilevata negli anni precedenti, anche in ambito internazionale, che vede i business angel unirsi in cordate (syndication) per aumentare l’apporto finanziario complessivo, ridurre i costi individuali di transazione e il rischio in caso di insuccesso dell’operazione. Ma accanto a operazioni portate avanti esclusivamente dagli angeli, continuano ad affiancarsi anche interventi in simbiosi con i fondi di venture capital oppure attraverso le piattaforme di equity crowdfunding. Nel 2020, spiega infine Iban, il 77% (70% nel 2019) delle imprese oggetto di investimento sono iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese, di queste l’80% sono Startup Innovative, mentre il 20% sono Pmi Innovative (25% nel 2019), valore che si stabilizza dopo la forte crescita rispetto al 2018 (7%).

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