Quattro mandati e sedici anni al governo. In carica dal 2005 al 2021, Angela Merkel è stata una delle leader più longeve della storia europea.

La prima donna a ricoprire questo ruolo in Germania, la più giovane, la prima leader del Paese a provenire dall’ex Ddr e la seconda a presiedere il G8 dopo Margaret Thatcher.

Vinse le elezioni per la prima volta, riuscendo ad evitare il terzo mandato al cancelliere uscente Gerhard Schroeder, e il 22 novembre 2005 nacque il primo governo Merkel.

Caposaldo del partito democratico-cristiano, centrista e liberal-conservatore, Cdu (Unione cristiano-democratica di Germania), il 29 ottobre del 1018 Merkel ha annunciato il ritiro dalla scena politica nel 2021, dopo il risultato deludente alle elezioni in Assia.

Durante l’era Merkel, Berlino ha registrato una crescita economica solida e si è distinta per l’accoglienza dei rifugiati. Ma i pochi investimenti e la troppa austerità hanno lasciato indietro la Germania di fronte alle sfide ambientale e digitale.

 

Dall’ascesa al ritiro: i quattro mandati

Angela Merkel, nata Angela Dorothea Kasner, non è soltanto la cancelliera tedesca con più anni di governo alle spalle (insieme a Helmut Kohl, cancelliere tedesco dal 1982 al 1998). Ma anche, e soprattutto, il capo di governo europeo da più tempo in carica (seguita dall’olandese Mark Rutte, con undici anni, e dall’ungherese Viktor Orbán, con quindici anni). Durante gli anni di governo, Merkel ha visto alternarsi più di settanta capi di governo negli altri Paesi del G20.

L’ormai ex cancelliera debuttò in politica negli anni Novanta, ricoprendo successivamente diversi ruoli, tra ministra per le donne e i giovani, e poi dell’ambiente. La svolta avvenne nel 2005, quando, con il 35,2%, Merkel conquistò l’elettorato, battendo lo sfidante del partito Partito Socialdemocratico (Spd), fermo il 34,2%. Dopo settimane di negoziati, i due partiti raggiunsero un accordo secondo cui per la prima volta ci sarebbe stata una cancelliera donna, Merkel, e la Spd avrebbe ottenuto otto dei sedici ministeri. Una coalizione che andò avanti sino alla fine della legislatura, nel 2009.

I primi anni di governo non furono semplici per Merkel. Dovette affrontare la crisi economica e finanziara scaturita dal crollo di Lehman Brothers nel 2008: la scelta di stanziare miliardi di euro nel programma tedesco Kurzarbeit, un sistema di assicurazione contro la disoccupazione, mise al riparo l’economia tedesca e riuscì a creare nuovi posti di lavoro.

Nel 2009 Merkel decise di allearsi con i liberali per il secondo mandato. Nei successivi quattro anni gestì la crisi del debito in Europa e usò il pugno di ferro con la Grecia, rifiutandosi di salvarla dal default. Peraltro, per evitare che la crisi del debito sovrano, che da Atene aveva contagiato Italia, Spagna e Portogallo, mettesse a rischio l’esistenza della zona euro, Berlino tornò sui suoi passi e avallò il whatever it takes di Mario Draghi.

Dopo la terza vittoria alle elezioni del 2013, Merkel tornò all’alleanza con la Spd e per la prima volta il consenso si incrinò a causa della scelta nel 2015 di aprire i confini tedeschi a centinaia di migliaia di siriani in fuga dalla guerra. Nonostante questo, anche alle elezioni del 2017 la leader della Cdu rappresentò la scelta migliore per il popolo tedesco, per le posizioni centriste e moderate, che la riconfermarono per il quarto mandato. Scelse il leader dei socialdemocratici Olaf Scholz come vice e guidò la battaglia prima contro la crisi climatica, poi quella sanitaria ed economica a causa del Covid-19.

Una leadership amata, fuori e dentro la Germania

La leadership di Merkel non è stata apprezzata solo all’interno dei confini tedeschi. In quasi il 90% delle principali economie al mondo, più della metà dei cittadini ha approvato il lavoro della cancelliera nell’ultimo anno, secondo il sondaggio di Gallup.

Angela Merkel è stata un punto riferimento per il popolo tedesco, per i Paesi esteri, la leader in grado di tenere unita l’Unione Europea nei momenti di difficoltà e, soprattutto, la Cdu. Quando, infatti, si è concretizzata la prospettiva dell’uscita di scena, il fronte cristiano-democratico non è riuscito prontamente a sostituirla con qualcuno all’altezza e si è spaccato. Inevitabilmente, i voti sono stati direzionati verso altri partiti (i socialdemocratici, soprattutto).

Dopo le elezioni del 26 settembre scorso, la Spd ha conquistato la maggioranza relativa, diventando il primo partito tedesco, ma con la necessità di trovare alleati per avere i numeri per formare un governo: nei prossimi giorni dovrebbe concludersi il contratto di coalizione con verdi e liberali, che permetterà alle tre forze politiche di succedere al governo conservatore della cancelliera uscente, che resterà in carica ad interim fino a quando non sarà eletto il nuovo capo del governo dal Bundestag, il parlamento federale tedesco

A meno di sconquassi dell’ultimora, il nuovo cancelliere sarà Scholz, ovvero colui che ha incarnato i principi di serietà e competenza lasciati in eredità da Merkel. Nel 2017 ci vollero quasi sei mesi per formare una coalizione: dalle elezioni del 24 settembre si arrivò a un governo solo a metà del marzo successivo.

Crescita economica, austerità e migrazione

Pragmatica, modesta, riservata sulla vita privata e risoluta nel confronto con colleghi e omologhi, anche nei momenti di maggior disaccordo. Negli anni Angela Merkel è riuscita a mantenere consenso e rispetto degli elettori tedeschi non solo grazie alla personalità e alla leadership, ma anche per i risultati ottenuti durante i governi. Dal 2005, anno della prima elezione, il prodotto interno lordo pro capite tedesco è cresciuto a una velocità doppia rispetto a quello della Francia, mantenendo un distacco netto rispetto ad altri Paesi. Anche se parte di questo risultato è merito delle fondamenta poste con le riforme volute dal predecessore, il socialdemocratico Schroeder.

Puntare sull’export ha reso la Germania il terzo maggiore esportatore al mondo. E imporre rigide regole fiscali, in linea con l’inclinazione tedesca di essere dei fedeli risparmiatori poco orientati alla spesa pubblica, ha permesso al Paese di essere uno dei pochi a riuscire ad affrontare la pandemia con alle spalle un sistema economico forte e solido .

Grazie alla riforma Hartz, messa in atto tra il 2003 e il 2005 sotto il governo Schröder, che liberalizzò il mercato del lavoro tedesco, il tasso di disoccupazione da allora è sceso e tutt’ora continua a scendere. A beneficiare di questi risultati sono stati soprattutto i mandati Merkel. Sono stati milioni i disoccupati ad usufruire in questi anni delle concessioni statali, un procedimento simile al reddito di cittadinanza italiano. Le persone, infatti, devono dimostrare di essere in ricerca attiva di lavoro e vengono sollecitati con delle proposte lavorative che non possono essere rifiutate, pena sanzioni e sospensione delle sovvenzioni per tre mesi.

A mettere in discussione la leadership Merkel, invece, fu l’emergenza migranti, soprattutto siriani, nel 2015. Se inizialmente la cancelliera tedesca aveva dichiarato che la Germania “non poteva accogliere tutti”, meno di due mesi dopo il governo aprì le frontiere a oltre un milione di migranti: una scelta che contribuì all’emersione della forza politica dell’estrema destra all’elezioni 2017.

Da sedici anni la Germania è il primo Paese Ue per richieste di asilo accettate. Ma la cancelliera si è occupata in prima persona delle trattative con il presidente turco Erdogan per la chiusura delle frontiere della Turchia in cambio di 6 miliardi di euro a carico dell’Ue.

Lascia un commento

Ultime News