Oltre due miliardi di sterline perduti a causa della pandemia e numeri pre covid ancora ben lontani. Eppure, Primark resta fedele a se stessa. Nell’era in cui il retail è dominato dall’e-commerce, la società irlandese non tradisce la sua identità. E quindi lo shopping si fa negli store fisici. E basta. Il sito c’è, ma non si acquista. Al massimo avverte i clienti quando gli articoli sono disponibili in negozio. Una scelta controcorrente a dir poco. Ma che i numeri non bocciano, anzi. Nonostante la variante omicron. Le chiusure forzate. Le congestioni delle supply chain e gli inevitabili ritardi nelle consegne.

Prodotti per il make up, accessori per la casa. Ma soprattutto collezioni di moda sostenibile e low cost, dove per “sostenibile ” s’intende l’impegno, da parte del colosso irlandese, a realizzare i capi di abbigliamento partendo da materiali riciclati entro il 2030.

Un mercato potenzialmente vincente se a portata di click. Eppure, la missione di Primark è dimostrare il contrario.

Da 400 a 530 store Primark nel mondo entro il 2027

Quattrocento store in tutto il mondo. Da inizio pandemia, il marchio nato nel 1969 a Dublino (con il nome Penneys), oggi guidato dal ceo Paul Marchant, ne ha inaugurati 25 (+7% degli spazi di vendita). L’apertura più recente? Proprio in Italia. Dopo Roma, Catania, Brescia e Rozzano è toccato a Milano centro: l’inaugurazione si è tenuta il 6 aprile scorso. Non è finita. Se ne aggiungerà un altro entro la fine dell’anno, stavolta a Genova: tre piani di negozio e 200 assunzioni. I lavori sono già in corso per il recupero dello storico Palazzo Piccapietra, ex Rinascente, chiuso dal 2018, di proprietà di Banca Carige. Un nuovo punto vendita dovrebbe aprire in Campania. Ma il brand ha firmato altri contratti anche nel resto dell’Europa, tra cui un nuovo store nel centro di Bucarest, il primo in Romania. E poi anche in Slovacchia, per una presenza complessiva in 16 paesi tra Europa e Stati Uniti. Con un piano strategico che mira ad aumentare il numero complessivo di store fino a 530 nei prossimi 5 anni.

Un anno commerciale migliore delle aspettative

Scintillanti no ma incoraggianti sì. I conti di inizio anno dicono questo. Nel 1° trimestre dell’anno fiscale 2022 i ricavi retail hanno raggiunto 2,672 milioni di sterline, poco più di 3 milioni di euro: significa una crescita del +32% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Numeri in cui Primark sperava: nello stesso periodo dell’anno scorso buona parte dei negozi nel Regno Unito e in Europa erano chiusi. All’assemblea degli azionisti, Michael McLintock, presidente di Associated British Foods, multinazionale britannica attiva nell’agroalimentare che controlla Primark, si è espresso così: “L’anno commerciale fino a oggi è stato superiore alle aspettative con vendite comparabili migliori rispetto al quarto trimestre del nostro ultimo anno finanziario”.

Perdite miliardarie nel 2021 e -5% di fatturato

Per un’azienda che fa della vendita negli store il suo unico modello di business, i fattori negativi in questi due anni non sono mancati affatto, tra variante Omicron e impedimenti lungo la supply chain, con i colli di bottiglia causa importante dei forti rallentamenti (se non paralisi) della ripresa. E infatti il retailer irlandese ha chiuso l’esercizio fiscale 2021 con un fatturato di 5,6 miliardi di sterline, circa 6,5 miliardi di euro, -5% rispetto all’anno precedente. Giù anche l’utile operativo: -11%, e 321 milioni di sterline, equivalenti a 376 milioni di euro (conti aggiornati a settembre 2021). Nel complesso, le stime sulle perdite nel 2021 parlano di 2,3 miliardi di sterline di vendite potenziali in meno. Inoltre, paragonate ai livelli pre-pandemia, le vendite like-for-like di Primark sono scese del 12%.

Primark, ecco perché si guarda al futuro con ottimismo

Tuttavia, come già accennato in apertura, il nuovo fiscal year è iniziato con una performance al di sopra delle attese, guardando le prime 3 settimane dell’anno. Le previsioni per il 2022 sul fatturato è di un aumento di oltre il 10% (salvo nuove restrizioni pandemiche) riflettendo “una ripresa della densità di vendita” e un allentamento delle difficoltà di approvvigionamento già evidente in autunno 2021. Piede sull’acceleratore per l’espansione negli Usa, in Italia ma anche in Francia e Spagna (da qui l’obiettivo di aumentare gli store da 400 a 530 entro il 2027). Proprio gli Stati  Uniti sono il Paese più performante (e contro ogni previsione, vista la concorrenza molto forte): oltreoceano i ricavi like-for-like sono migliorati costantemente segnando un +6% rispetto al 2019, per una crescita delle vendite totali pari a +37%.

Il cambio favorevole del dollaro e la riduzione dei costi di esercizio dei negozi e delle spese generali hanno consentito di allentare la pressione inflazionistica sulle materie prime nel 1° trimestre. Infine, ci sono altre due le voci incoraggianti con cui si è chiuso il 2021: il margine di profitto (+10,6% nel 2° semestre) e l’utile operativo (+15% a 415 milioni di sterline, considerando il rimborso del denaro del governo per il sostegno Covid in un certo numero di paesi).  “Tenendo conto di questi fattori -ha riferito la società all’assemblea degli azionisti- continuiamo ad aspettarci progressi significativi sia nella prima metà che nell’intero anno”. Insomma, contro e-commerce, inflazione e pandemia: la sfida di Primark è lanciata.

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