Come ogni anno, Laurence (Larry) D. Fink, il ceo del più grande fondo d’investimento al mondo, prende carta e penna (elettronici, si intende) e scrive ai chief executive officers delle aziende americane. Fink può essere considerato un vero influencer della finanza, non fosse altro perché guida una società da 10mila miliardi di dollari in gestione – come annunciato dalla stessa società la scorsa settimana – e le sue missive fanno ormai notizia in ogni parte del mondo.

Quella di quest’anno ribadisce concetti già espressi nelle precedenti e se lo scorso anno Fink si era focalizzato sulla sostenibilità, nel 2022 ha allargato il campo considerando nel complesso l’attività delle aziende e l’impatto nella società che le circonda. Ecco sei dei tanti spunti emersi dalla lettera sui quali vale la pena soffermarsi.

1. L’azienda è parte di un organismo e sarà giudicata per il ruolo che assumerà nella società

Il ceo e fondatore di Blackrock ribadisce con forza quanto l’impatto delle corporate nella società sia non solo un aspetto da considerare nel business plan ma anche un elemento di giudizio dell’azienda stessa. È lo stakeholder capitalism:

Stakeholder capitalism is not about politics. It is not a social or ideological agenda. It is not “woke.” It is capitalism, driven by mutually beneficial relationships between you and the employees, customers, suppliers, and communities your company relies on to prosper. This is the power of capitalism.

Un’azienda non è un soggetto isolato ma fa parte di una comunità e solo tenendo in considerazione e avendo a cuore questa comunità potrà portare valore anche agli azionisti.

In today’s globally interconnected world, a company must create value for and be valued by its full range of stakeholders in order to deliver long-term value for its shareholders.

Considerando i cambiamenti repentini e distruttivi provocati da un lato dalla pandemia, dall’altro dall’evoluzione tecnologica, unite alle esigenze ambientali, per i ceo non è mai stato così essenziale come oggi, dice Fink, avere una voce consistente, uno scopo chiaro, una strategia coerente e una visione di lungo termine. Cioè “essere una stella polare in una società in tumulto”. Fink avverte però che la ricerca del profitto resta il primo obiettivo dell’azienda. E tuttavia non spiega come fare quando questa ricerca e l’impatto dell’azienda nella società vanno in conflitto.

2. La polarizzazione sociale è un’opportunità per le aziende

Per Fink la pandemia ha eroso ancora di più la fiducia delle persone nelle istituzioni e ha esacerbato la polarizzazione in tante nazioni occidentali.

Questa polarizzazione è una sfida e anche un’opportunità. Perché se da un lato gli attivisti politici e media per Fink strumentalizzano tutto ciò che le aziende fanno, dall’altro queste possono coprire questo vuoto di fiducia e posizionarsi come le più competenti, etiche e affidabili fonti di informazione. “Più di governi, media e no profit”.

3.  Il lavoro è cambiato

Fink sottolinea quanto la relazione tra dipendenti e datori di lavoro sia cambiata durante questa pandemia. I dipendenti di tutto il mondo vogliono di più dalle loro aziende, compresa flessibilità e un lavoro che sia significativo e gratificante. Le aziende che non vogliono vedere e quindi assecondare questo cambiamento lo fanno, dice Fink, a loro rischio e pericolo.

In addition to upending our relationship with where we physically work, the pandemic also shone a light on issues like racial equity, childcare, and mental health – and revealed the gap between generational expectations at work. These themes are now center stage for CEOs, who must be thoughtful about how they use their voice and connect on social issues important to their employees.

4. Anche i capitali sono cambiati

L’attenzione all’impatto nella comunità, unita a una visione di lungo termine agli aspetti ambientali, non sono temi etici. Consentono alle aziende di crescere e anche di attirare capitali.

Capital markets have allowed companies and countries to flourish. But access to capital is not a right. It is a privilege. And the duty to attract that capital in a responsible and sustainable way lies with you.

Fink ricorda come in circolazione ci sia qualcosa come 400mila miliardi di dollari di asset. E se le aziende più giovani e innovative non hanno problemi ad accedere a questi capitali, sempre in cerca di nuove idee, i ceo delle aziende consolidate devono capire e comprendere questo nuovo scenario e la diversità del capitale disponibile se vogliono restare competitive.

5. Net zero: chi è dentro è dentro, chi è fuori scomparirà

Every company and every industry will be transformed by the transition to a net zero world. The question is, will you lead, or will you be led?

Ormai la sostenibilità non è più oggetto di discussione. Non c’è “se”, solo “come”. L’impatto zero è una direzione già tracciata verso cui alcuni settori sono stati costretti a virare, come ad esempio l’automotive che dopo iniziali difficoltà sta trovando la chiave per la trasformazione elettrica. Ma per Fink la decarbonizzazione è una delle più grandi opportunità d’investimento “della vita”. E lascerà indietro le aziende che non si adatteranno a prescindere dall’industria. Per tutte le altre la sfida sarà incorporare la transizione energetica e renderla accessibile ai loro clienti.

6. La crescente centralità degli investitori nel board

Così come la relazione tra aziende e stakeholders sta evolvendo, evolve anche quella tra le corporate e gli azionisti, che per Fink sono attori sempre più attivi e proattivi nella vita dell’azienda. “Vediamo un crescente interesse degli azionisti, compresi i nostri clienti, nella corporate governance delle aziende quotate”. Per questo, dice Fink, “stiamo portando avanti un’iniziativa in cui la tecnologia potrà dare ai nostri clienti la possibilità di dire la loro in assemblea.

We are committed to a future where every investor – even individual investors – can have the option to participate in the proxy voting process if they choose.

Un cambiamento non da poco nella politica di Blackrock che se sarà seguito porterà a una notevole evoluzione nella corporate governance.

Lascia un commento

Articolo correlato