Le quattro maggiori banche retail degli Stati Uniti hanno archiviato il terzo trimestre con risultati netta crescita, cavalcando la ripresa economica post-pandemia. A spingere gli utili, oltre al rilancio della crescita, l’equity financing e l’attività di trading. E le investment bank hanno stabilito nuovi record dai ricavi sulle commissioni di advisoring. In totale, le prime sei banche hanno incamerato utili complessivi pari a 38,498 miliardi di dollari.

Le banche retail incassano i benefici delle mancate perdite sui prestiti

JP Morgan Chase & Co, Citigroup, Wells Fargo & Co e Bank of America Corp hanno registrato un utile comulato di 28,7 miliardi di dollari, superando le attese degli analisti.

Una parte consistente dei profitti è legata al fatto che le perdite previste sui prestiti erogati durante la fase più acuta della pandemia da Covid-19, che avevano spinto gli istituti ad accantonare fondi per 6 miliardi di dollari, non si sono concretizzate.

Nei comunicati sui conti del periodo luglio-settembre le banche sottolineano che il piano di vaccinazione negli Stati Uniti ha consentito alle persone di tornare a lavorare e a socializzare, generando un rimbalzo poderoso delle spese per consumi. Non si è registrato un boom generalizzato dei prestiti perché le famiglie e le imprese stanno godendo dei programmi di aiuto del governo di Washington. E’ presumibile che il progressivo ritiro delle agevolazioni pubbliche porterà a una crescita dei finanziamenti nei prossimi trimestri.

“Le prospettive per l’economia sono promettenti”, ha detto agli analisti l’amministratore delegato di Wells Fargo, Charles Scharf. “La condizione finanziaria dei consumatori rimane solida, con una leva finanziaria ai minimi degli ultimi 45 anni e il costo del debito è al di sotto della media a lungo termine. Anche le aziende sono forti”.

JP Morgan ha sottolineato che nel trimestre la spesa combinata per carte di credito e debito è aumentata del 26% su base annua, mentre i tassi di pagamento con carta si sono stabilizzati. Per Bank of America la spesa combinata per carte di credito e debito è aumentata del 21%. La spesa per le carte di credito a marchio Citi negli Stati Uniti è aumentata del 24% rispetto all’anno precedente, ma gli interessi netti sui conti delle carte di credito sono diminuiti del 3% e il margine di interesse sulle carte è cresciuto del 5% rispetto al secondo trimestre, segno che il trend sta cambiando.

Al momento, però, i finanziamenti a imprese e famiglie sono sostanzialmente al palo. JPMorgan ha visto i prestiti crescere del 5% tendenziale, mentre Citi ha comunicato un andamento invariato, e Bank of America e Wells Fargo hanno riportato un calo dei finanziamenti rispetto a un anno prima. Peraltro, la progressione rispetto al secondo trimestre è netta: per Bank of America il saldo dei prestiti si è attestato a 21 miliardi di dollari

Boom delle commissioni grazie all’attività M&A

Se sul fronte dei prestiti i segnali che emergono dai conti delle banche sono misti, non c’è dubbio che il 2021 sia segnato da un boom dell’attività di M&A e dei collocamenti a Wall Street. A beneficiarne sono le commissioni delle banche specializzate nell’investment banking. La brillantezza dell’equity ha compensato il calo del trading sul reddito fisso.

Morgan Stanley ha archiviato il terzo trimestre con un utile di 3,58 miliardi di dollari, in crescita di quasi il 38% rispetto a un anno prima. Il gruppo guidato dall’amministratore delegato James Gorman ha messo in tasca 1,27 miliardi di dollari dall’attività di advisoring sui deal straordinari.

“L’attività di investment banking e le fusioni e acquisizioni sono on fire”, ha detto Gorman, intervistato dalla Cnbc dopo i risultati. “Abbiamo una crescita del Pil globale, un enorme stimolo fiscale, tassi di interesse ai minimi storici. La gente vuole effettuare transazioni”.

La divisione corporate & investment banking di JP Morgan ha incamerato commissione sull’attività di advisoring quasi triplicat e rispetto a un anno prima.

La divisione di Bank of America dedicata al trading azionario ha registrato ricavi in crescita del 33% su base tendenziale, trainati dai prestiti ai clienti e dagli scambi.

Citigroup dall’attività sui mercati azionari ha incamerato ricavi in aumento del 40%.

Il trimestre da record di Goldman Sachs

A chiudere la serie dei conti trimestrali delle grandi banche a stelle e strisce, venerdì scorso, è stata Goldman Sachs. Il colosso dell’investment banking tra luglio e settembre ha messo a segno un balzo degli utili del 60% (5,38 miliardi di dollari) e dei ricavi del 26% (13,61 miliardi di dollari).

L’amministratore delegato David Solomon ha detto agli analisti di ritenere che il periodo peggiore della pandemia sia alle spalle, ma restano alcuni rischi, citando espressamento l’inflazione, la diffusione della variante Delta e i rapporti diplomatici contrastati tra Usa e Cina.

Goldman Sachs ha beneficiato dell’esplosione dei deal straordinari, incassando commissioni per 3,7 miliardi di dollari, ovvero l’88% in più rispetto a un anno fa. Si è trattato del secondo miglior trimestre di sempre, sul fronte delle commissioni di advisoring, per la banca d’affari. Dai soli deal di M&A, Goldman ha intasscato 1,65 miliardi di dollari, più del triplo rispetto al terzo trimestre 2020 e miglior risultato di sempre.

I ricavi del trading azionario di Goldman sono aumentati del 51%. I ricavi nella divisione consumer e wealth management sono aumentate del 35%, a 2,02 miliardi di dollari, ovvero circa il 15% delle entrate del terzo trimestre dell’azienda. L’unità include la banca retail Marcus e il team dedicato ai clienti facoltosi.

Goldman Sachs sta diversificando il business. Ha annunciato l’acquisto di GreenSky, società specializzata nei finanziamenti di progetti una tantum, come le ristrutturazioni immobiliari.

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