Legalizzare la cannabis si o no? L’opinione pubblica è tornata a interrogarsi sul rapporto rischi/benefici della possibilità per tutti di consumare marijuana per il successo del referendum sulla cannabis, che in soli sette giorni dall’11 settembre scorso ha raggiunto le 500mila firme necessarie per procedere in Cassazione.

Ora infatti la palla passa alla Consulta la quale, dal 30 settembre, dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità dei quesiti posti dal comitato promotore  (le associazioni Luca Coscioni, Meglio legale, Forum Droghe, Società della Ragione, Antigone e i partiti +Europa, Possibile e Radicali italiani, Sinistra italiana) ma a meno di sorprese dell’ultimo minuto, il referendum sulla legalizzazione della cannabis  dovrebbe esserci per la primavera prossima.

Quali saranno gli effetti, dunque? Se guardiamo ai numeri, cioè al giro d’affari e al costo sociale dell’illegalità della cannabis, i benefici potrebbero superare i rischi – che nei paesi che hanno legalizzato non hanno superato alcuna soglia critica (ad esempio in Canada uno studio pubblicato 2019 ha analizzato le analisi del sangue di tremila guidatori coinvolti in incidenti e i verbali di polizia di altri 2.318 sinistri, senza trovare alcun collegamento statisticamente rilevante tra livelli di Thc nel sangue e rischio di incidente).

Giro d’affari

Nel 2018 il numero di utilizzatori di cannabis era pari a circa 5,9 milioni di persone, che acquistano prevalentemente in strada (74% tra i giovani, ad esempio) e secondo una relazione del Parlamento su dati Istat 2016-2018, il mercato delle sostanze stupefacenti muove attività economiche per 16,2 miliardi di euro, di cui circa il 39% attribuibile al consumo dei derivati della cannabis, pari a 6,3 miliardi (per fare un raffronto, il settore del vino fattura 11 miliardi di euro). Va detto che questa è una stima, perché tanta parte del mercato resta nascosta alle forse dell’ordine e quindi il valore potrebbe essere molto più grande.

 

 

Negli Usa il giro d’affari della cannabis legalizzata (quindi non quello complessivo) nel 2020 risultava pari a 16,3 miliardi di dollari, con un Cagr del 34% nel periodo 2013-2019. Con la legalizzazione la stima è che il valore salga a quasi 34 miliardi nei prossimi quattro anni. Il Canada è il caso più emblematico: da 600 milioni circa nel 2018, il mercato vale ora oltre 2 miliardi di dollari, stando alla ricerca di Archview.

 

A tal proposito si possono riportare i dati sul gettito fiscale derivante dal mercato della cannabis negli Usa, dove la tassazione va dal 7 al 15% sulla vendita a seconda degli stati. Stando al think thank Marijuana Policy Project (MPP), al maggio 2021 nei nove stati in cui la cannabis è legale il gettito totale è stato di 7,9 miliardi di dollari, naturalmente destinato a crescere nel tempo assieme al volume d’affari. Considerando, in una mera stima matematica, una tassazione pari a quella del tabacco al 75%, in Italia il gettito rilevante dalla legalizzazione, sul giro d’affari di 6,3 miliardi, potrebbe essere di quasi 5 miliardi di euro almeno.

Impatto sulla società

Inoltre c’è un tema di risparmio. Sempre secondo la relazione del Parlamento, nel 2020 sono state 32.879 le segnalazioni arrivate alle prefetture per detenzione di sostanze psicotrope per uso personale (Art. 75 DPR n. 309/1990), cioè l’articolo che il referendum vuole abrogare, il 74% delle quali riguardanti la cannabis. Un terzo dei segnalati ha più di 40 anni e il 9,4% è minorenne.

Le operazioni di polizia finalizzate al contrasto dei derivati della cannabis sono state 12.066 che hanno portato al sequestro di kg 29.616,11 di prodotti, facendo registrare un rilevante decremento delle quantità sequestrate di hashish (-54%) e di marijuana (-16%). I quantitativi dei derivati della cannabis (hashish e marijuana) sequestrati in ambito frontaliero hanno inciso per
un quinto sul totale intercettato.

L’Italia, inoltre, ha le leggi sulle droghe più severe d’Europa e il 35% dei detenuti è in cella per aver violato il testo unico sugli stupefacenti, contro una media europea del 18%, con pene vanno fino ai 20 anni di carcere (l’omicidio intenzionale a 21 anni, lo stupro a 12 anni). Inoltre, sette volte su dieci, le forze dell’ordine arrestano anche in casi di lieve entità, come confermato dal Generale della Guardia di Finanza, Antonino Maggiore, in audizione alla Camera.

La depenalizzazione della cannabis potrebbe quindi per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri e una riduzione dei costi annuali. Di quanto? L’Università di Messina aveva calcolato nel 2019 in 541,67 milioni la diminuzione per le spese di magistratura carceraria (calcolata sul numero di detenuti arrestati per possesso di droga leggera e detenuta in carcere) e 228,37 milioni di euro per spese legate a operazioni di ordine pubblico e sicurezza.

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