Le scommesse su cui puntano i mercati, positivi in avvio per poi girare negativi dopo un’ora di contrattazioni, sono due. La prima è che il rallentamento economico, con tanto di recessione dietro l’angolo sia per gli Stati Uniti, sia per l’Europa, sia per il Regno Unito, potrebbe indurre le banche centrali ad allentare la politica restrittiva già annunciata e avviata. La seconda è che la ripresa dei colloqui tra Usa e Cina possa convincere il presidente americano Joe Biden a ridurre alcuni dazi sulle importazioni cinesi.

E a proposito di Cina arrivano nuovi segnali di ripresa. L’indice Pmi Caixin relativo ai servizi si è impennato a 54,5 a giugno dopo il 41,1 di maggio. Sopra i 50 punti, va ricordato, significa crescita. Si tratta della lettura più alta da luglio 2021. Con l’allentamento dei focolai dai freni causa strategia politica Zero Covid, sono tornati a crescere gli ordini e anche il calo dell’occupazione procede a ritmi più blandi.

Piazze europee girano negative dopo i Pmi dei servizi

Ne approfitta Tokyo, +1,03% e seconda seduta positiva consecutiva. Ci provano anche le borse europee, ottimiste sulla buona riuscita dell’accordo nei colloqui tra Washington e Pechino, sostenute anche dai futures di Wall Street (Nasdaq +0,8%, S&P500 +0,3%). E ci riescono, come detto, con una buona partenza. Ma frenano e girano negative come detto dopo un’ora di scambi, appesantite dal dato Ue proveniente dall‘indice Pmi dei servizi, positivo (53,0 per il mese di giugno, sopra le attese) ma inferiore rispetto a maggio, 56,3, e record negativo da gennaio scorso. Nel vecchio continente Milano giù dello 0,5% a 21.248 punti. Francoforte perde lo 0,2% a 12.744 punti. In calo anche Parigi, -0,5% a 5.925 punti mentre Madrid cede lo 0,1% a 8.149 punti.

A Piazza Affari bella partenza di Moncler: la società attiva nel settore del lusso ha storicamente un forte mercato in Cina e la ripresa del Dragone può favorirla, anche se il titolo frena dopo mezz’ora di contrattazioni (+0,8%). La migliore è Nexi, +2,3%, seguita da Amplifon, il cui rialzo è del 2,1%. Tentativo di ripresa anche delle banche dopo la seduta debole di ieri: brilla Finecobank a +2,1%. Procedono le vendite su Saipem per la quale è in corso l’aumento di capitale (-7,3%) e prese di beneficio su Leonardo (-1,9%). Deboli anche gli altri energetici.


Grf Ftse Mib by Borsa Italiana

La banca centrale australiana alza ancora i tassi

A proposito di banche centrali e aspettando i verbali del Fomc, il braccio operativo della Fed, la Royal Bank of Australia ha annunciato il terzo rialzo dei tassi d’interesse consecutivo, di 50 punti base. Ora i tassi australiani sono saliti all’1,25%. L’istituto ha già annunciato nuovi rialzi in futuro. Questo spiega la forte volatilità del dollaro australiano sul fronte delle valute: oggi cede lo 0,8% contro il cugino americano dopo il +0,7% della vigilia. Il dollar index intanto si riporta in area 105,5 vicino ai massimi dal 2002.

Prosegue la debolezza dell’euro, che cede lo 0,5% a 1,0360 (grafico sotto), importantissimo supporto ciclico, al di sotto del quale la moneta unica potrebbe subire ulteriori ribassi importanti. A incidere in questo senso il “mal di pancia” della Bundesbank, dopo che Joachim Nagel ha manifestato le sue perplessità riguardanti lo scudo anti spread annunciato dalla Bce. Una presa di posizione forte, quella del presidente della Banca centrale tedesca: “Vorrei mettere in guardia dall’utilizzo di strumenti di politica monetaria per limitare l’allargamento degli spread, poiché è praticamente impossibile stabilire con certezza se sia giustificato o meno. L’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla lotta all’inflazione”. E a proposito di spread, il differenziale tra btp e bund stamattina viaggia in area 191 punti base.

Lo sciopero in Norvegia e i problemi dell’offerta sostengono il petrolio

Sul fronte delle materie prime, il prezzo del petrolio non scende. Brent stabile a 113,5 dollari al barile, in netto rialzo il Wti, sopra i 110 $. I problemi sul lato dell’offerta preoccupano più delle preoccupazioni su una recessione capace di danneggiare la domanda di energia. Da segnalare l’inizio di uno sciopero in Norvegia che dovrebbe portare al taglio di 130.000 barili per un totale del 6,5% della produzione giornaliera del petrolio del paese. Ma anche del gas, in questo caso la produzione paralizzata è di circa il 13%.

In questo senso prosegue imperterrito il rialzo del gas europeo, che ora ha superato i 166 euro per megawattora (+2,6%, grafico sotto) aggiornando i massimi di marzo se si aggiunge il braccio di ferro tra Russia e Unione Europea sul fronte delle forniture: Mosca ha già ridotto del 60% i flussi di Nordstream. Da segnalare inoltre che domani il Parlamento Ue voterà l’esclusione dalle fonti energetiche rinnovabili di gas naturale e nucleare.

Deboli in generale i metalli preziosi e industriali: piatto l’oro a 1.806 dollari l’oncia, argento in lieve rialzo dello 0,3% prova nuovamente a sfondare la soglia psicologica dei 20 $, ancora vendite sul rame che ora vale 3,5 dollari per libbra (-1,17%), soffrono anche palladio e platino ( a 872 dollari l’oncia, record negativo da novembre 2020) dopo i nuovi dati negativi sul mercato dell’auto.

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