Dopo aver fatto registrare 18 mesi da record, rallentano le operazioni di private equity a livello globale, frenate dall’incertezza legata all’inflazione e alle valutazioni degli asset. Sono queste le principali evidenze mostrate dai dati raccolti dall’aggiornamento semestrale del report sui private equity di Bain & Company.

Oltre all’inflazione, a spaventare i fondi ci sono poi l’instabilità geopolitica e l’aumento dei tassi di interesse. Secondo alcuni esperti questi sono segnali che indicherebbero la fine di un ciclo economico.

Ma andiamo a vedere i dati di questo primo semestre del 2022.

Private equity, i numeri globali del primo semestre dell’anno

A livello globale nei primi sei mesi dell’anno è sta registrato un valore di 512 miliardi di dollari in termini di operazioni di buyout, con una dimensione media delle operazioni vicina al miliardo di dollari. Questa cifra non è lontana da quella del 2021, pari a 539 miliardi di dollari, ma è già comunque un primo segnale di rallentamento.

Rallentamento che si concretizzerà probabilmente nella seconda parte dell’anno dato e che si sta già manifestando con un indebolimento delle pipeline di operazioni, soprattutto nel settore tecnologico, caratterizzato da valutazioni elevate.

La frenata del mercato azionario e l’impatto sulle exit

L’analisi di Bain rileva che le difficoltà del mercato azionario hanno già avuto un impatto sulle exit, con una contrazione delle Ipo. Il valore globale delle operazioni di exit sostenute da buyout ha raggiunto i 338 miliardi di dollari nella prima metà del 2022, con una flessione del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nel frattempo, il valore globale delle Ipo – che comprende sia quelle sostenute dai buyout, che le altre – si è attestato a 91 miliardi di dollari, in calo del 73% rispetto alla prima metà del 2021. Bain & Company prevede che, considerate le attuali turbolenze economiche, il rallentamento si estenderà probabilmente alle exit in tutti i settori.

A cosa porterà questo nuovo scenario?

Lo scenario descritto verosimilmente porterà a un allungamento della durata degli investimenti dei fondi e una crescita del mercato secondario. Gli investitori in cerca di modi alternativi per guadagnare potrebbero proprio guardare a quell’ultimo con maggior frequenza. Inoltre, la raccolta di fondi di buyout, già passata dai 284 miliardi nel 2021 a 138 miliardi di dollari registrati quest’anno, potrebbe contrarsi ulteriormente nel breve termine.

Nonostante queste sfide, l’ampia liquidità disponibile, che ha continuato a crescere nella prima metà del 2022, toccando il livello record di 3.600 miliardi di dollari, offre al settore buone opportunità per affrontare il contesto attuale.

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