Fintech, proptech, insuretech, madtech ecc. La tecnologia applicata al business ha ormai talmente tante declinazioni e sfaccettature che è difficile raggrupparle tutte in un unico contenitore, se tralasciamo il comune denominatore che è l’innovazione.

Proprio questa varietà di offerta e di servizi ci consente di capire meglio quale sarà il futuro dello sviluppo tecnologico e di tutto ciò a esso collegato – dagli investimenti alla nascita di nuove imprese o startup – nel nostro Paese. Un futuro che non può che giocarsi su due campi distinti ma uniti.

Il primo è quello locale. Finora, se si pensa ad esempio al fintech, le banche e le altre società finanziarie sono state considerate il fruitore (o il competitor) naturale. In realtà le piccole e medie imprese sono, al contrario di quello che si possa credere, un target ideale per le innovazioni.

Ne ha scritto il nostro Alessio Foderi in questo articolo in cui si evidenzia proprio come l’assenza di alcuni processi strutturati tipica delle pmi rappresenta un vuoto che il tech può colmare. Marco Montagnani, Ceo di Step 4 Business ci ha spiegato che “il segmento business è ancora un territorio in gran parte inesplorato da un punto di vista di disruption digitale” a fronte di una ricerca da parte delle pmi “di soluzioni specifiche, semplici, veloci: il 41% delle Pmi viene contattato più di cinque volte durante un singolo processo di onboarding bancario, il 79% cambierebbe il provider di pagamento se ne trovasse uno più economico”, ha sottolineato. Gestione finanziaria, organizzazione aziendale tramite blockchain, finanziamenti (si pensi a tutte le piattaforme di alternative lending), assunzioni, marketing. Gli ambiti di applicazione sono molteplici. La sfida sta tutta nel raggiungere questa platea e rendere meno lontani questi strumenti ed è qui che si dovrebbero concentrare le energie.

La seconda partita, giocata sugli investimenti, è invece europea. In una chiacchierata con Gianluca Dettori, fra i più importanti venture capitalist italiani, è emerso come l’Europa sia ormai competitiva quanto gli Stati Uniti nel creare unicorni, cioè startup che valgono 1 miliardo, e nell’attirare risorse. E come Europa, come un organismo unico, tutti i vari paesi dovrebbero muoversi per favorire la crescita e lo sviluppo delle startup. La Germania, in questo senso, punta a stanziare almeno 30 miliardi da investire in società del continente. Iniziative simili dovrebbero essere prese dagli Stati in accordo per creare un fondo europeo con una dotazione – pubblica e privata – ben più ampia favorendo da un lato la nascita e lo sviluppo delle startup dall’altro il loro sviluppo commerciale in tutta l’Europa. Il multilateralismo dovrebbe valere anche nel venture capital.

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