Secondo un nuovo report dello studio legale Gatti Pavesi Bianchi Ludovici redatto in collaborazione con Mergermarket e Unquote, nel primo semestre del 2021 si è registrata una forte performance nel mercato italiano delle fusioni e acquisizioni, con il ritorno alla ribalta del dealmaking. A trainare questa crescita ci sono gli investimenti del private equity che, più precisamente, hanno contribuito a stimolare il balzo nel valore delle transazioni in Italia. Infatti, incremento nel valore dei deal nel primo semestre è stato in parte dovuto a un rinnovato interesse nei confronti della regione da parte degli investitori di private equity. Il valore del PE è aumentato del 508% rispetto all’anno precedente, con 28,4 miliardi di euro di operazioni. Un scenario, quello italiano, che si inserisce nel fermento globale dell’m&a.

Nella prima metà del 2021 l’attività di dealmaking in Italia ha continuato a crescere facendo leva sullo slancio già registrato alla fine dello scorso anno. Dopo un periodo di volatilità dell’m&a nel mercato italiano, l’ultimo trimestre 2020 ha chiuso l’anno con un numero record di deal. Nel dettaglio, nell’ultimo trimestre sono stati registrati 209 deal, che rappresentano – in termini di volume – il trimestre più robusto registrato da Mergermarket. Questa intensa attività di dealmaking non ha mostrato alcun segno di rallentamento nel 2021: la prima metà dell’anno ha visto 334 transazioni, con un aumento del 49% rispetto al primo semestre 2020. Non solo è aumentato il numero di deal, ma anche il valore delle operazioni è salito alle stelle: l’attività di m&a in Italia ha raggiunto i 48,8 miliardi di euro nel primo semestre 2021, il più alto valore di deal registrato in Italia dal primo semestre 2007.

Se guardiamo agli advisor finanziari, svetta, per valori di attività, Mediobanca con 27 deal per oltre 40 miliardi, stando al ranking di Mergermarket. Seguono Kpmg (45 deal per 31 miliardi) e Rothschild & Co. (16 deal per 30,2 miliardi). Sul fronte degli advisor legali, quanto a valori primeggia lo studio Gianni & Origoni (32 deal per 30,4 miliardi, nella foto il socio fondatore Francesco Gianni) seguito da Chiomenti (30 operazioni per 26,4 miliardi) e Sullivan & Cromwell, che ha agito in tre big deal per 23 miliardi fra cui il passaggio di Autostrade per l’Italia a un consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti e la fusione di Sia in Nexi, chiusasi a febbraio 2021 per oltre 4 miliardi. Dal lato dei volumi, Gianni & Origoni resta in cima al ranking assieme a Perdersoli, anch’esso con 32 deal, seguiti nuovamente da Chiomenti e poi da Legance (28 operazioni per quasi 20 miliardi).

Dall’industria al lusso 

TMT e servizi finanziari dominano il valore. I servizi finanziari hanno rappresentato il 21% del valore totale di m&a nel periodo 2020- primo semestre 2021, rispetto a una quota di appena il 10% nel 2018-2019. Il segmento TMT si è mantenuto stabile nello stesso periodo con il 22% delle transazioni per valore. Il settore industriale e chimico rimane l’apripista per volume. Nel settore rientra il 28% di tutti i deal italiani. Tuttavia, la quota di valore delle transazioni del settore è crollata al 7% dal 22% nel 2018-2019, poiché vengono favorite transazioni più piccole.

Molto attivo, si legge nel report di Gatti Pavesi Bianchi Ludovici,  è il comparto lusso. Verso la fine di 2020, con il miglioramento delle prospettive di crescita, il conglomerato francese LVMH ha creato un’offerta da 15,3 miliardi di dollari per Tiffany & Co. L’affare si è chiuso nel gennaio 2021, segnando il più grande operazione di m&a di lusso nella storia. In Italia, Moncler ha acquisito il 100% del capitale di Sportswear Company, società detentrice del marchio Stone Island di per 1,2 miliardi di euro. Di recente, infine, moda Ermenegildo Zegna Ermenegildo Zegna è sbarcata a Wall Street con la Spac di Investindustrial e una capitalizzazione iniziale di 2,5 miliardi di dollari.

I commenti

Guardando al futuro, ci si aspetta che questa attività di dealmaking perduri. “Non è un segreto che il Paese abbia affrontato considerevoli sfide economiche, con un alto debito pubblico e una crescita lenta durante la pandemia. Ma adesso sta capitalizzando questo momento decisivo per accelerare attraverso una riforma strutturale necessaria sebbene ritardata. Ciò dovrebbe preparare il Paese per il futuro e favorire livelli più elevati di M&A nel lungo termine“, spiega Franco Barucci, Equity Partner di Gatti Pavesi Bianchi Ludovici.

Il rimbalzo dell’attività registrato nei primi sei mesi dell’anno riflette la più ampia ripresa dell’m&a che sta avvenendo in tutta Europa. Tuttavia, l’Italia sembra ora particolarmente forte. “La ripresa del valore dei deal è stata molto più robusta in Italia rispetto ai paesi vicini“, dichiara Stefano Valerio, Managing Partner di Gatti Pavesi Bianchi Ludovici. “L’Ue e il Regno Unito hanno visto il valore dei deal aumentare del 118% su base annua a 454 miliardi di dollari nel primo semestre 2021, mentre il valore dell’m&a italiano è aumentato del 202% nello stesso periodo“.

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