Non è un mistero il fatto che il 2021 sia l’anno ci sia un boom lato m&a come non si vedeva da tempo. Investitori con importanti masse di liquidità e la possibilità di accedere a finanziamenti a costi relativamente bassi agevolano il mercato. Dopo un primo semestre record, anche il terzo trimestre del 2021 non delude le aspettative. A dirlo i dati del report m&a insights è un’elaborazione di Allen & Overy sulla base dei dati forniti da Refinitiv pubblicati in anteprima da Dealflower. Una tendenza che si riscontra a tutte le latitudini come evidenziano anche i dati Global Trends in Private m&a, un altro osservatorio interno sulle caratteristiche tecniche e strutture delle operazioni viste dallo studio a livello globale. Abbiamo commentato questi numeri con Giovanni Gazzaniga, partner Allen & Overy. 

Ormai è chiaro che il terzo trimestre conferma la corsa dell’m&a. Quali segmenti sono i più attivi?

Guardando al terzo trimestre dell’anno in corso, il nostro report m&a Insights, evidenzia, a livello globale, una straordinaria crescita delle operazioni m&a in tutti i settori: si tratta del quinto trimestre consecutivo con operazioni sopra il miliardo di dollari. Parliamo di oltre 45 mila operazioni per un valore complessivo di circa 4,4 miliardi di dollari, con una crescita del 28% per volumi e del 92% per valore delle operazioni rispetto allo stesso trimestre del 2020. In ripresa anche le operazioni m&a cross-border, che invece erano state le più penalizzate nel 2020; qui vediamo un aumento del 99% del valore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Guardando ai settori, il farmaceutico & life sciences è cresciuto, soprattutto nel valore delle operazioni (+112%) e una buona performance la registra anche il consumer & retail, anche se il settore di spicco rimane, anche per questo trimestre, il Tmt (valore +114%, volumi +39%), soprattutto negli Stati Uniti e con una particolare accelerazione nei settori della tecnologia “remota” (home-banking, telemedicina e remote working) portando, di conseguenza, anche a un focus ancor più accentuato alle tematiche di protezione dei dati sensibili. Ma, ribadisco, tutti i settori hanno beneficiato di questo trend.

Giovanni Gazzaniga, partner Allen & Overy

Quali sono state le principali operazioni che avete seguito come studio? 

In particolare, il nostro studio ha assistito Apollo nell’acquisto di una partecipazione di maggioranza in Reno de Medici da Cascades Inc e Cdpq (e conseguente lancio di Opa obbligatoria), i soci fondatori di Metra nella vendita della stessa al fondo Kps, i soci fondatori e gli equity partners di BIP nella vendita della maggioranza del capitale sociale a Cvc e nel contestuale reinvestimento, Aviva nella vendita dei settori “danni” ad Allianz e “vita” rispettivamente a CNP Assurances e UBI Banca e Alantra nella vendita di una partecipazione rilevante in Guala Closures a Investindustrial.

Cosa stanno facendo i private equity?

I fondi d’investimento stanno impiegando molto velocemente la notevole liquidità accumulata. Il 2021 è un anno molto positivo per i private equity, che stanno distinguendosi sul del mercato sia a livello globale sia italiano. In primo luogo segnalerei l’attenzione sempre più spiccata ai temi Esg e cioè alla sostenibilità sociale (soprattutto con riguardo all’impatto ambientale, al rispetto dei diritti dell’individuo e alla corruzione) degli investimenti, con un focus molto mirato soprattutto nel processo di due diligence e nel successivo sviluppo delle società in portafoglio. Inoltre, pur essendo diminuito il numero di operazioni condotte attraverso procedure di asta, stiamo assistendo ad un importante aumento della tensione competitiva in tali processi e ad un conseguente rialzo dei multipli. Da segnalare altresì l’impatto sempre più importante sulle operazioni delle regolamentazioni FDI, cioè le normative nazionali relative agli investimenti stranieri nel relativo paese, il maggior focus dei venditori sulla certezza del closing e, con particolare riguardo ai fondi, la rimodulazione delle modalità di acquisto, con preferenza in molti casi per acquisti di minoranze qualificate piuttosto che di partecipazioni di controllo di diritto.

Contenzioso m&a e distressed m&a: qual è lo stato dell’arte nel terzo trimestre secondo i vostri dati?

Contrariamente alle aspettative di molti, non si è, almeno per ora, verificato l’incremento di contenzioso m&a legato al Covid. Lo stesso dicasi per le operazioni di distressed m&a, quest’ultime “congelate” dalle misure straordinarie adottate dai Governi per fronteggiare la crisi causata dalla pandemia. Per quanto riguarda il contenzioso, abbiamo visto che in molti casi si è provato a gestire le criticità attraverso la negoziazione in ottica transattiva invece di ricorrere al contenzioso. Il contenzioso Covid non legato all’m&a – ma connesso ad esempio legati agli accordi di leasing a causa delle chiusure forzate imposte al retail dalle misure di lockdown – è invece aumentato. Tuttavia, visti gli attuali livelli di transazioni e la rapida crescita dei multipli ci aspettiamo che anche i contenziosi ripartano qualora gli investitori non ricevano i rendimenti prospettati.

In merito alle geografie, si potrebbe parlare di un caso Giappone? Perché?

Il Giappone è diventato una meta ambita per gli investimenti inbound ed è oggi un grande investitore all’estero. Questo cambio di marcia è dovuto, a mio avviso, a modifiche significative nell’approccio delle aziende giapponesi e alle priorità economiche. Se tradizionalmente l’attività all’estero delle società nipponiche era stata legata alla necessità di cercare crescita fuori anziché su un mercato domestico “stagnante”, si è passati ora a un approccio outbound più strategico, tanto che non c’è più un focus esclusivo su aziende manifatturiere, ma si guarda oggi anche alle aziende legate alla digital economy. L’interesse inbound verso il Giappone è dovuto al persistere delle tensioni Usa vs Cina che rendono il Paese un’importante alternativa per chi cerca investimenti in Asia.

Come si posiziona l’Italia nello scenario internazionale?

Il clima generale di fiducia per la ripresa dell’economia legata alle riaperture, si fa sentire anche sul mercato m&a italiano, che ha fatto molto bene nei primi tre trimestri dell’anno con operazioni per circa 71 miliardi di euro (nello stesso periodo del 2020 ci attestavamo a 29 miliardi). L’Italia continua a essere un mercato molto interessante per investitori che puntano più su operazioni mid-market legate alle eccellenze del nostro Paese – industria, manifattura, food & beverage e moda – per cui ci aspettiamo un buon margine di sviluppo.

Quali tendenze prevede per il 2022? Quale settore avrà, secondo lei, la crescita maggiore?

Tra i principali trend per il prossimo anno, al di là di quanto già sottolineato rispetto al distressed m&a, pensando ad esempio ai settori più pesantemente colpiti dalla pandemia (trasporto aereo, ristorazione, cinema), credo che il flusso degli investimenti da parte dei fondi di private equity non sia destinato a una battuta d’arresto. Lo stesso fermento registrato nel settore della tecnologia è sostenuto da fattori di medio-lungo termine e ci aspettiamo di vederlo protagonista anche nel 2022. Non dimentichiamo un’altra tendenza macro inarrestabile: come dicevo, i temi legati a Esg e sostenibilità sono tra le priorità degli investitori anche in ragione della pressione politica e regolamentare su queste tematiche. Questo ha e avrà un impatto sull’allocazione dei capitali e sulle operazioni di m&a nel medio-lungo termine. Anche gli investitori finanziari e i fondi di private equity stanno velocemente approcciando questo tema, con i private equity che stanno utilizzando i loro modelli valutativi per stabilire, ad esempio, l’impatto che potrebbero avere dei cambiamenti climatici sugli asset oggetto di acquisizione, adattando conseguentemente le loro strategie di investimento.

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