Per l’Ue il petrolio è ancora la principale fonte energetica, ma la sua quota è diminuita di 6 punti percentuali negli ultimi due decenni, passando dal 38,7% al 32,7%. È questa una delle principali evidenze che emergono dal quarto Med & Italian Energy Report. Lo studio, intitolato Alternative fuels: a strategic option for the Euro-Mediterranean area?, frutto della sinergia tra Srm, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, e l’Esl@Energy Center del Politecnico di Torino, e della collaborazione con la Fondazione Matching Energies.

Il mix energetico europeo

Nonostante le turbolenze geopolitiche causate dall’invasione dell’Ucraina che ne hanno impattato il mercato, la quota del gas nel mix energetico è europeo è aumentata, passando dal 20,6% al 24,4%.

Ma il grande balzo, lo hanno fatto le rinnovabili. Queste, assieme ai biocarburanti, che hanno guadagnato più di 11 punti percentuali passando da una quota del 6,4% ad una del 17,9%.

Gas, nuovo ruolo centrale del Mediterraneo

Nel 2022 (in particolare marzo-settembre) le forniture di gas russo per l’Ue sono diminuite dell’80% ed è iniziato un processo di riduzione della domanda (degli utenti finali), di diversificazione degli approvvigionamenti e di aumento di importazioni di Gnl insieme ad un potenziamento delle rinnovabili.

L’Italia è tra i Paesi che hanno risentito maggiormente dalla riduzione del gas russo reagendo con maggiori importazioni in particolare dall’Algeria. Nei mesi di settembre e ottobre 2022 l’importazione di gas attraverso il Transmed (entry point del Gas algerino) è stata superiore al 40% dell’importazione totale di gas.

A livello strategico, infatti, sta diventando sempre più importante rafforzare, in modo strutturale, il nuovo ruolo centrale del Mediterraneo per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico nel breve e medio periodo.

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