È un mercato m&a in fermento quello che si sta registrando nel 2021. È in fermento adesso e lo è stato nel primo semestre dell’anno, che stando all’ultimo report di Kpmg ha visto chiudersi in Italia 522 operazioni, in aumento del 24,6% rispetto al primo semestre 2020, periodo segnato in parte dalla pandemia.

Crescono anche i controvalori, a 42,4 miliardi di euro, l’88% in più rispetto al primo semestre 2020 (22,5 miliardi) che pure aveva visto qualche big deal.

“In questo primo semestre abbiamo osservato il ritorno dei grandi deal – ha commentato Max Fiani, partner di Kpmg -. Evidentemente l’avanzare della campagna di vaccinazioni e l’effetto del Governo Draghi, hanno riportato sul mercato quegli elementi di fiducia e di stabilità necessari per effettuare attività di finanza straordinaria. Particolarmente rilevante il segnale che arriva dagli investitori esteri che tornano con convinzione su asset italiani, dopo che lo scorso anno erano sostanzialmente spariti dal radar di mercato”.

Crossborder e attività domestica

A spingere sono state soprattutto le operazioni crossborder – estero su Italia e Italia su estero – che hanno rappresentato il 76% del valore dei deal: 32 miliardi di euro per 243 transazioni completate.  Nel dettaglio, i compratori esteri hanno chiuso 146 deal per un controvalore di circa 8 miliardi (dai 2,2 miliardi del primo semestre 2020, +270%). Tra le principali operazioni ci sono state ad esempio il closing dell’acquisizione da parte di KKR Infrastructure del 37,5% di FiberCop da TIM per 1,8 miliardi  e il passaggio del 49% di Telepass alla svizzera Partners Group per 1,06 miliardi.

Dall’Italia, le operazioni di italiani all’estero sono state 97 (+17% rispetto al primo semestre 2020) per 24,2 miliardi, valore gonfiato soprattuto dall’unione di Psa e Fca che ha portato alla nascita di Stellantis e che da sola vale 19,8 miliardi. Ma ci sono state anche l’acquisizione messa a segno da Cellnex sul 60% di Play per circa 800 milioni di euro e l’aquisizione di Aviva Vita pe 400 milioni da parte di Intesa Sanpaolo, tramite UBI Banca.

In termini di volumi, l’attività domestica Italia su Italia rappresenta il 53% del mercato con 279 deal. Tra le operazioni più interessanti si possono segnalare le acquisizioni di Alfaproject.net e GM Noleggi da parte del Gruppo Tesya (attiva nel segmento della movimentazione materiali e logistica); il percorso intrapreso da Fonderie di Montorso, controllata da Fondo Italiano Consolidamento e Crescita (FICC), che ha acquisito Evotech Hydraulics e Perucchini, aziende leader nella produzione di componenti complessi in ghisa e acciaio in tecnologia “shell moulding”.

Mediobanca e Gianni & Origoni

Ma quali sono stati gli advisor che hanno lavorato di più nel comparto m&a in questo primo semestre? Se guardiamo agli advisor finanziari, svetta, per valori di attività, Mediobanca con 27 deal per oltre 40 miliardi, stando al ranking di Mergermarket. Seguono Kpmg (45 deal per 31 miliardi) e Rothschild & Co. (16 deal per 30,2 miliardi). Se i valori sono spesso viziati dalla non disclosure dei dati finanziari di alcune operazioni, si può guardare il ranking anche dal punto di vista dei volumi. Il risultato però cambia poco perché restano in classifica Kpmg, prima, e Mediobanca, terza, divise da Deloitte (43 operazioni per 3,4 miliardi).

 

 

Sul fronte degli advisor legali, quanto a valori primeggia lo studio Gianni & Origoni (32 deal per 30,4 miliardi, nella foto il socio fondatore Francesco Gianni) seguito da Chiomenti (30 operazioni per 26,4 miliardi) e Sullivan & Cromwell, che ha agito in tre big deal per 23 miliardi fra cui il passaggio di Autostrade per l’Italia a un consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti e la fusione di Sia in Nexi, chiusasi a febbraio 2021 per oltre 4 miliardi. Dal lato dei volumi, Gianni & Origoni resta in cima al ranking assieme a Perdersoli, anch’esso con 32 deal, seguiti nuovamente da Chiomenti e poi da Legance (28 operazioni per quasi 20 miliardi).

 

 

I settori

Tornando ai dati del semestre, Kpmg ha rilevato che l’industrial & consumer market rappresentano rispettivamente il 54% circa e il 13% circa del controvalore totale anche se sono la moda e il lusso i comparti che più hanno animato le pagine dei giornali finanziari. Ci sono state ad esempio l’acquisizione da parte di Moncler del brand Stone Island per circa 1,2 miliardi di euro, l’ingresso di Exor nel capitale sociale di Christian Louboutin (540 milioni); l’acquisizione da parte del gruppo OTB (Renzo Rosso) del brand Jil Sander e Made in Italy Fund, il fondo lanciato da Quadrivio e Pambianco, che ha acquisito da L Catterton il brand Dondup, oltre all’ingresso sul mercato del fashion australiano da parte del fondo di private equity italiano Style Capital con l’acquisizione di Zimmermann, società australiana del settore fashion di lusso. Di recente poi Investindustrial ha ceduto Sergio Rossi al gruppo cinese Fosun Fashion Group.

Leggi anche Ecco come sta ripartendo il mercato del lusso

Torna protagonista il settore dei Financial Services, con 31 operazioni per un controvalore di 4,4 miliardi di euro. Tra le operazioni più importanti si possono citare l’ingresso tramite Opa del Creval nel gruppo francese Credit Agricole, operazione che ha portato al delisting del gruppo bancario dal segmento MTA di Borsa Italiana e che prevede la fusione tra Crédit Agricole Italia e Creval, prevista per il 2022.

Dossier aperti

Per i prossimi sei mesi i segnali sono positivi: in pipeline ci sono dossier aperti per oltre 50 miliardi di euro di controvalore. Tra le principali operazioni in via di finalizzazione si possono segnalare nel settore Paytech l’integrazione tra SIA, Nets e Nexi (10,5 miliardi di euro) ma anche EssilorLuxottica che ha recentemente annunciato che l’acquisizione di GrandVision, Atlantia che ha siglato l’accordo per la cessione dell’intera partecipazione detenuta in ASPI al consorzio formato da CDP, Blackstone e Macquarie (9,7 miliardi di euro) e l’offerta del gruppo ION Investment per Cerved per 1,85 miliardi di euro, dopo quella appena chiusa per Cedacri, da 1,5 miliardi.

Un ultimo esempio è poi la partnership tra A2A e Ardian  volta ad accelerare la transizione energetica, con la nascita di una joint venture e Ardian che investirà fino a 1,5 miliardi, accelerando così il roll-out e il finanziamento del piano da 3GW+ nella generazione da fonti rinnovabili delineato da A2A nel gennaio 2021.

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