Le emissioni di prestiti obbligazionari sono due. Non convertibili. E fino a un massimo di 7 milioni di euro, riservati agli investitori sofisticati e non sofisticati. Minibond entrambi firmati Ivision Tech, che ha ricevuto il via libera del Cda. Si tratta di una Pmi innovativa e realtà d’eccellenza del manufacturing Made in Italy attiva nella progettazione e produzione di montature di occhiali da vista e occhiali da sole in acetato, nonché di occhiali combinati, proprietaria degli storici marchi dell’occhialeria francese d’alta gamma “Henry Jullien”.

Nel dettaglio, trattasi di minibond con importo massimo di 5 milioni di euro amortizing, con due anni di preammortamento e scadenza massima di 7 anni, riservato a investitori sofisticati e non sofisticati, così come definiti dal nuovo Regolamento Europeo 2020/1503/UE sul crowdfunding. L’emissione avrà taglio unitario di  10mila euro e multipli, tasso variabile e cedola semestrale pari alla media dell’euribor 6 mesi lettera rilevata nel periodo di osservazione, aumentata di uno spread di 290 bpa.

In aggiunta, un altro minibond con importo massimo di 2 milioni di euro amortizing, con tasso variabile e cedola pari al minibond precedente, due anni di preammortamento e scadenza massima di 7 anni. Sarà riservato ai soli investitori professionali. Il taglio unitario sarà di 50.000 euro. A Piazza Affari, Ivision Tech guadagna oltre il 6% nella seduta odierna, raggiungendo quota 1,4 euro ad azione: non succedeva da fine 2023.

“Proseguiamo percorso di crescita per linee esterne”

Stefano Fulchir, Ceo di iVision Tech, commenta: “Lo abbiamo dichiarato in sede di Ipo e confermato dalle acquisizioni dello storico brand francese Henry Jullien e dell’azienda produttrice di lenti oftalmiche Ivilens Ood: iVision Tech intende proseguire il suo percorso di crescita per linee esterne. Per farlo, abbiamo deciso di avvalerci di strumenti finanziari come i minibond che ci permetteranno di incrementare le risorse per aggiungere altri tasselli della nostra strategia di sviluppo e di dare un boost di accelerazione al progetto Isee, il progetto innovativo di occhiali per non vedenti ed ipovedenti sui quali stiamo lavorando alacremente con il nostro reparto R&D”.

È attualmente previsto che l’emissione possa perfezionarsi entro il mese di giugno 2024. La documentazione dei minibond può essere visionata accedendo al portale Fundera (www.fundera.it). Frigiolini & Partners Merchant ha agito nel ruolo di advisor, di listing partner di Euronext Access Milan per la quotazione sul mercato secondario, nonché di coordinatore di processo e servicer per la dematerializzazione presso Monte Titoli, per entrambe le emissioni, mentre il Portale Fundera, coadiuvato per la prima emissione dal portale di finanza alternativa CrowdFundMe, svolge il ruolo di collocatore della prima delle due emissioni sul mercato primario.

Minibond, netto calo per l’industria italiana nel 2023

Nell’ultimo anno l’aumento dei tassi di interesse e la debolezza dell’economia hanno avuto forti ripercussioni sull’industria dei minibond in Italia secondo l‘Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo il decimo report italiano, nel 2023 ha registrato un netto calo rispetto al trend di crescita degli anni precedenti: le emissioni di titoli di debito per importi inferiori a 50 milioni di euro, infatti, si sono fermate a 1,095 miliardi di euro contro 1,878 miliardi del 2022 (-42%, anche a causa del venire meno dei circa 500 milioni di euro derivati dai basket bond), di cui 687 milioni dalle sole Pmi.

Il calo è stato particolarmente marcato nel primo semestre, mentre nel secondo si è vista una ripresa e nel 2024, secondo le aspettative degli operatori, potrebbe arrivare un recupero dei volumi. Anche le società emittenti sono scese a 165, dalle 268 del 2022, con 184 emissioni (l’anno precedente erano state 288): dal 2013, anno in cui è partita la misurazione, il valore nominale totale dei minibond in Italia raggiunge così i 9,98 miliardi di euro (4,32 miliardi se si considerano solo le Pmi) attraverso 1.679 emissioni. Continuano a crescere, invece, i minibond Esg, che hanno raccolto 351 milioni di euro, cioè il 32% del totale annuo.

Giancarlo Giudici, direttore dell’Osservatorio, indica un dato in controtendenza: “Il dato interessante, confermato dal recupero dei volumi delle emissioni di minibond nel secondo semestre dell’anno, è che gli operatori segnalano una buona pipeline di opportunità per il 2024. Inoltre, il 26% degli investimenti tracciati in minibond è arrivato da banche e fondi esteri, un valore mai raggiunto fino ad ora”.

Le imprese emittenti di minibond

Per minibond  si intendono i titoli di debito (obbligazioni e cambiali finanziarie) di importo inferiore a 50 milioni di euro, emessi da società italiane non finanziarie (in particolare società di capitale o cooperative aventi operatività propria) non quotate su listini aperti agli investitori retail, che rappresentano una forma di finanziamento alternativa e complementare al credito bancario per diversificare le fonti e accedere al mercato competitivo degli investitori professionali, per lo più in preparazione di successive operazioni più complesse come il private equity o la quotazione in Borsa.

Con questi parametri, l’Osservatorio ha censito in dieci anni 1.158 imprese italiane che hanno collocato minibond: nel 2023 sono scese dalle 268 del 2022 ad appena 165 – 123 si sono affacciate al mercato per la prima volta e 123 sono Pmi – per un totale di 184 emissioni contro le 288 dell’anno precedente. Si tratta per il 53,3% di Spa, il 45,5% di Srl, l’1,2% di società cooperative. La diminuzione delle emittenti riguarda tutte le fasce di fatturato ma soprattutto le imprese più grandi, quelle quotate sul listino azionario sono state 11 (in 8 casi su Euronext Growth Milan). Per quanto riguarda il settore di attività, il comparto manifatturiero è sempre in testa (29,7% del campione 2023) seguito dalle attività professionali (15,1%) e dal commercio (13,9%).

Mentre l’anno precedente aveva trainato la crescita del mercato, nel 2023 è sceso il flusso di raccolta dei  basket bond, ovvero progetti di sistema volti ad aggregare le emittenti per area geografica o per filiera produttiva, anche attraverso operazioni di cartolarizzazione. Ai nastri di partenza ci sono però diverse nuove iniziative che lasciano ben sperare per il 2024.

Le emissioni

Il database dell’Osservatorio contiene 1.679 emissioni di minibond effettuate dalle imprese del campione (che spesso ne hanno condotte più di una) a partire dal 2013, per un valore nominale totale di 9,98 miliardi di euro, 4,32 miliardi se ci si limita alle Pmi. Il 2023 ha contribuito con 1,095 miliardi di euro da 184 emissioni (contro le 288 del 2022), il 39% delle quali di importo inferiore ai 2 milioni di euro: il calo annuale sulla raccolta è pari al 42%, dovuto in gran parte al mancato contributo di circa 500 milioni di euro dai basket bond.

La parte della raccolta annuale che compete alle sole Pmi è di 687 milioni di euro, il valore medio tendenziale dei collocamenti nel secondo semestre 2023 è pari a 5,21 milioni di euro, contro i 7,48 del primo semestre. Solo una piccola parte dei titoli è stata quotata su un mercato borsistico: nel 2023 tale percentuale è stata dell’8% (addirittura Euronext Access Milan è stato superato dai listini esteri, in particolare Vienna, con 3 nuovi titoli quotati contro 11). Per quanto riguarda la scadenza, la distribuzione continua a essere molto variegata, con una serie di titoli short term con maturity a pochi mesi ed emissioni a più lunga scadenza. Il valore medio del 2023 è 5,21 anni, in lieve calo rispetto al 2022.

La maggioranza dei titoli prevede il rimborso a rate successive, ma nelle emissioni a breve scadenza è relativamente più frequente la modalità bullet, con un rimborso integrale alla scadenza. Per quanto riguarda la cedola, si rafforza la tendenza a offrire una remunerazione variabile legata ai tassi di mercato: nel 2023 la troviamo in 98 casi (53,3%). Cresce decisamente la remunerazione offerta, in linea con la dinamica dei tassi sul mercato (la media è 7,17% per il tasso fisso e 6,69% per quello variabile). L’incremento è rispettivamente di 196 e 138 basis point rispetto all’anno prima. Anche nel 2023 si sono viste emissioni di minibond (21) con cedola indicizzata alla performance Esg dell’azienda.

Gli investitori

Per quanto riguarda gli investitori che hanno sottoscritto i minibond, il 2023 ha confermato il ruolo primario, sebbene in contrazione, delle banche italiane, che hanno sottoscritto il 28% dei volumi, seguite dai fondi di private debt italiani, stabili al 22%. Fondi stranieri e banche estere hanno incrementato in modo consistente la loro quota arrivando al 26%, mentre la Cassa Depositi e Prestiti ha coperto il 13% dei volumi tracciati.

È sceso invece il volume dei titoli collocati su piattaforme di crowdfunding, passato da 37,7 milioni di euro nel 2022 a 22,2 milioni. Fra i fondi di credito specializzati sono arrivati nuovi player e altri hanno iniziato la raccolta, ma gli operatori sono ancora pochi. Sarebbe auspicabile allargare la platea degli investitori e riservare maggiore attenzione all’investimento nelle PMI non quotate.

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