A distanza di poco meno di due anni dai decreti, i ministeri di Economia e Sviluppo economico assieme a Banca d’Italia, l’Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e Sace fanno il punto sulla situazione delle moratorie sui prestiti e delle garanzie.

In particolare ammontano a 44 miliardi di euro le moratorie sui prestiti ancora in circolazione, facenti capo a poco più di 400mila sospensioni accordate tra imprese e famiglie, stando alla relazione della task force.

Si tratta del 17% di tutte le moratorie accordate da marzo 2020, circa 270 miliardi in totale, come misure di sostegno alle aziende previste dal decreto Cura Italia del 17 marzo e dal decreto Liquidità dell’8 aprile 2020, emanati in pieno lockdown. Un aiuto alle aziende e alle famiglie messe in difficoltà dalla crisi provocata dalla pandemia e che è ancora richiesto a gran voce.

Nel dettaglio, le moratorie attive a favore di società non finanziarie, continua poi il rapporto, riguardano prestiti per circa 36 miliardi, 33 dei quali riferibili a piccole e medie imprese sotto il dl Cura Italia e 2 miliardi promossi dall’ABI. Sei miliardi è invece l’ammontare delle moratorie chieste dalle famiglie, di cui uno per la sospensione del mutuo prima casa (Fondo Gasparrini). Le moratorie di Abi e Assofin rivolte alle famiglie riguardano invece prestiti per meno di mezzo miliardo.

Garanzie per 221 miliardi

Quanto alle garanzie richieste tramite il fondo di Garanzia per le Pmi, a oggi (11 gennaio) le oltre 2 milioni e mezzo di richieste per nuovi finanziamenti bancari di micro, piccole e medie imprese ammontano a 221 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 2.564.060 pari a circa 219,4 miliardi di euro. Di queste, 1.179.625 sono riferite ai finanziamenti fino a 30mila euro per le realtà più piccole e bisognose, per un importo finanziato di circa 23 miliardi di euro.

Ai 221 miliardi vanno poi aggiunti i 32,3 miliardi di euro, per un totale di 4.344 operazioni, dei prestiti garantiti nell’ambito di “Garanzia Italia” di Sace. Di questi, circa 9,9 miliardi riguardano 16 operazioni garantite attraverso la procedura ordinaria prevista dal dl Liquidità, relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro. Crescono inoltre a 22,3 miliardi di euro i volumi complessivi dei prestiti garantiti in procedura semplificata, a fronte di 4.328 richieste di Garanzia gestite ed emesse tutte entro 48 ore dalla ricezione attraverso la piattaforma digitale dedicata a cui sono accreditate oltre 250 banche, istituti finanziari e società di factoring e leasing.

Allarme deteriorati

Il massiccio ricorso alle moratorie e alle garanzie testimoniano l’entità della crisi alla quale imprese e famiglie hanno dovuto far fronte nel periodo più duro e gelido della pandemia, quello tra marzo e aprile 2020

Oggi la situazione è senz’altro migliorata ma il rincaro dell’energia, la morsa dell’inflazione e la quarta ondata non consentono riposo. Non a caso sono diverse le istituzioni, le banche, le associazioni e i politici che hanno chiesto a gran voce un rinnovo delle moratorie e delle garanzie. Lo ha fatto Confindustria, denunciando una possibile stangata di 25 miliardi di crediti erogati ad aziende che non saranno ripagati (il Fondo di garanzia per le Pmi ne stima 27 miliardi). Lo ha fatto l’Abi, che ha chiesto a Governo e Banca d’Italia di «riconfermare nella loro interezza» le misure straordinarie anti-Covid varate dall’esecutivo nel 2020, in specie i finanziamenti garantiti e le garanzie pubbliche, e ha richiamato anche le autorità europee a una proroga della flessibilità concessa dall’Eba (European banking authority). Il rischio è una valanga di non performing exposure che andrebbe a travolgere i bilanci delle banche, da poco tempo ripuliti dai crediti cattivi figli delle crisi del 2008 e del 2014. Con tutto quello che ne consegue e che conosciamo bene. Ma si teme anche un deficit di liquidità, che come ossigeno, se manca, potrebbe asfissiare tante aziende già dal flebile respiro.

A queste richieste il governo non ha dato risposte specifiche e anzi nella Legge di Bilancio approvata a fine dicembre è chiara: fine delle moratorie al 31 dicembre 2021 e dal 1° aprile 2022 le garanzie non saranno più gratuite, ma dovranno essere pagate attraverso una commissione da versare al Fondo stesso. Ciò che è stato prorogato – al 30 giugno 2022 – sono le garanzie Sace sulla liquidità senza revisioni. Previsti poi altri 3 miliardi fino al 2027 per quanto riguarda il Fondo per le Pmi. Resta da capire se queste misure basteranno a scongiurare una nuova doppia crisi, di liquidità e di credito.

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