Non ha fornito indicazioni previsionali per il terzo trimestre. Non ha ospitato la consueta teleconferenza con gli analisti per discutere i risultati degli utili. La trimestrale di Twitter delude le attese, su tutti i fronti: guadagni, utili, entrate e crescita degli utenti. Pesano i venti contrari del settore pubblicitario. E soprattutto pesa l’incertezza legata all’acquisizione rimasta in sospeso della società da parte di Elon Musk, oltre ovviamente alla congiuntura economica e geopolitica.

I numeri: perdite per 270 milioni di dollari

Sono mancate le aspettative per i ricavi: sono scesi a 1,18 miliardi di dollari dagli 1,19 miliardi di un anno fa, inferiori alla stima degli analisti (1,32 miliardi). La perdita è di 270 milioni di dollari, o 35 centesimi per azione, rispetto ai guadagni di un anno fa di 65,6 milioni di dollari, o 8 centesimi ad azione. Risultati, come anticipato, riportati in modo “contenuto e senza previsioni” in attesa del processo contro il ceo di Tesla per la mancata acquisizione della società. Twitter ha anche dichiarato di aver speso, nel secondo trimestre, 33 milioni di dollari nell’ambito di dell’accordo di acquisizione di Musk, oltre a 19 milioni di costi relativi al licenziamento dei dipendenti. Cresce invece il numero di utenti attivi giornalieri, aumentato a 237,8 milioni dai 229 milioni del primo trimestre ma al di sotto dei 238,08 milioni previsti.

La battaglia legale Twitter-Musk

Proprio l’operazione che prevedeva l’acquisto di Twitter da parte del ceo di Tesla, che poi non si è mai più concretizzata che ha convinto la società a non fornire stime o guidance per i conti tra luglio e settembre. La battaglia legale con Musk è appena iniziata. La proposta di 44 miliardi di dollari per l’acquisto della compagnia (vedi tweet sopra) fondata da Jack Dorsey è stata ritirata. Ufficialmente perché “Twitter ha sottostimato il numero di account di spam (i cosiddetti falsi utenti NdR)”. Da qui la citazione in giudizio da parte di Twitter per aver rifiutato di onorare i suoi obblighi nei confronti della società e degli azionisti. Proprio il social network ha ottenuto una sorta di prima vittoria: la corte del Delaware si è pronunciata a favore di un processo accelerato di 5 giorni, al via a ottobre.

Trimestrale Twitter, reazione del mercato

Nel pre market il titolo è sceso fino a un rosso del 3%. Ciò nonostante, i futures del Nasdaq si sono mossi sopra la parità dello 0,2%. All’apertura di Wall Street Twitter ha avviato gli scambi con un rosso pari a -1,6%, riportandosi tuttavia sopra la parità (+0,4%) a 39,66 euro ad azione, con l’indice tecnologico sotto dello 0,2%.

Musk, Tesla, Twitter e bitcoin

Lo stesso Musk, in occasione della trimestrale di Tesla del 20 luglio, ha annunciato di aver venduto tra aprile e giugno il 75% di bitcoin in portafoglio, 527 giorni dopo aver dichiarato l’acquisto di 1,5 miliardi di dollari in criptovalute. All’epoca il valore della moneta digitale era di 45.000 dollari. Oggi ne vale poco più di 20.000 (dunque si tratta di una vendita in perdita). Era febbraio 2021. E la reazione del mercato fu imponente: il bitcoin si apprezzò del +20% in una sola seduta. Tutto il contrario di quanto accaduto subito dopo la notizia dell’imponente vendita. Una volatilità molto ridotta, un calo di circa il 2%, con la valuta digitale scivolata sotto i 23.000 dollari dopo aver allungato a un massimo sopra i 24.000 (e una crescita del 25% nelle ultime dieci sedute).

Il motivo di una volatilità così bassa? Per qualcuno Elon Musk non è più l’influencer di una volta. Quando gli bastava pubblicare un cuoricino spezzato affianco alla b di bitcoin (vedi tweet sopra) per farne crollare la quotazione. Forse perché il bitcoin sta trasformando la sua natura di asset volatile a qualcosa di più stabile, se si considera che dal 14 giugno a oggi è cresciuto di appena 4 punti percentuali. O magari al ceo di Tesla è bastato accompagnare la notizia della vendita con la seguente frase: “Questo però non deve essere preso come un verdetto su bitcoin” per frenare ogni movimento incontrollato.

Esigenze di cassa

Ma come mai Musk ha venduto il 75% di bitcoin in portafoglio? Tesla ha riportato un free cash flow di 621 milioni, ben al di sotto dei 2,2 miliardi dei tre mesi precedenti. A pesare sulla differenza tra le entrate e le uscite monetarie probabilmente i rinnovati lockdown in Cina. In sostanza, l’obiettivo di Musk era fare cassa. Tuttavia a pesare su questa scelta potrebbe esserci anche il problema legato ai criteri ambientali esg e al business del green. Estrarre bitcoin determina un gran dispendio di energia, e i miners si affidano soprattutto al carbon fossile (costa meno) nonostante i passi da gigante nell’utilizzo di fonti rinnovabili.

Lascia un commento

Related Post