Dopo un 2021 da record, quest’anno il mercato mondiale delle Ipo (Initial Public Offering – offerte pubbliche iniziali) ha subito una forte inversione di tendenza, come dimostrano i dati dell’Ey Global Ey Trends 2022. Infatti, con solo 1.333 Ipo realizzate ed una raccolta di 179,5 miliardi di dollari, l’attività delle offerte pubbliche iniziali è calata del 45% e del 61% per quanto riguarda rispettivamente il numero di operazioni e i capitali raccolti anno su anno.

Dall’indagine merge che nell’anno in corso le dimensioni medie delle operazioni sono diminuite, a causa della riduzione delle valutazioni e della scarsa performance del mercato azionario, e non sono state lanciate Ipo di grandi dimensioni. L’attività di Ipo nel mondo è stata impattata dall’aumento della volatilità del mercato e da altre condizioni di mercato sfavorevoli, oltre che dalla performance negativa di un certo numero di Ipo quotate dal 2021.

Secondo Paolo Aimino, Ipo e capital markets Leader di Ey in Italia, “l’anno record registrato nel 2021 per le Ipo, ha lasciato il posto ad una forte riduzione delle Ipo nel 2022 prevalentemente attribuibile alle incertezze e alla crescente volatilità connesse alle tensioni geopolitiche internazionali, alle criticità dello scenario energetico, all’aumento dell’inflazione e all’accelerazione nella crescita dei tassi di interesse che hanno caratterizzato il contesto macroeconomico fin dai primi mesi del 2022. L’indebolimento dei mercati azionari, delle valutazioni e delle performance post-IPO ha ulteriormente scoraggiato l’interesse degli investitori. Mentre la pipeline continua a crescere, molte aziende aspettano il momento giusto per rilanciare i loro progetti di Ipo. È interessante osservare come, con la crescente liquidità del mercato, gli investitori, meno avversi al rischio, favoriscano le aziende più resilienti e con i migliori fondamentali, insieme a quelle attive nell’implementazione dei programmi Esg.”

Il ruolo dei fondi

L’andamento delle Ipo da parte di fondi di private equity e venture capital ha subito un brusco calo, rispettivamente del 77% e del 93% per numero e raccolta. Anche la maggior parte delle Spac (Special Purpose Acquisition Companies) quotate a partire dalla fine del 2020 stanno raggiungendo la loro finestra temporale di due anni e devono ora puntare alla fusione con una società target o restituire i proventi dell’Ipo ai loro investitori. Sebbene questi numeri complessivi rappresentino un netto calo rispetto al 2021, le operazioni di Ipo globali hanno comunque registrato un aumento del 16% in termini di numero rispetto al 2019, anno precedente alla pandemia Covid-19.

Ci sono però alcuni settori e alcune regioni che hanno ottenuto risultati apprezzabili. In particolare il settore tecnologico ha mantenuto la propria leadership in termini di volume, con il 23% delle operazioni, mentre il settore dell’energia ha prevalso in termini di raccolta, registrando il 22% nel 2022. Tra le mega Ipo quotate in borsa (definite come quelle che hanno raccolto oltre 1 miliardo di dollari) la raccolta media del 2022 è stata superiore del 45% rispetto a quella del 2021, sulla scia di una forte valutazione per le mega Ipo in ambito energetico che hanno avuto luogo quest’anno.

Le performance in Americhe, Asia-Pacifico e Emeia

L’attività di Ipo nelle Americhe è scesa a livelli mai visti dalla crisi globale del 2008, registrando i minimi degli ultimi 13 anni in termini di volumi e degli ultimi 20 anni in termini di raccolta; i mercati hanno risentito della volatilità e delle politiche intraprese per combattere l’inflazione. Sia il numero di Ipo che la raccolta hanno subito una forte picchiata: 130 operazioni che hanno raccolto 9 miliardi di dollari, con un calo rispettivamente del 76% e del 95% rispetto all’anno precedente. La maggior parte delle Ipo americane (69%) è avvenuta nelle borse statunitensi.

Nel mercato dell’area Asia-Pacifico si sono registrate 845 Ipo per un totale di 120,6 miliardi di dollari, rappresentando il 63% delle operazioni e il 67% dei fondi raccolti a livello globale nel 2022. La Cina continentale è in procinto di stabilire un altro record di raccolta annuale di capitali entro la fine del 2022.

L’attività delle Ipo nell’area Emeia (Europe, Middle East, India and Africa) è diminuita del 53% e del 55% rispettivamente per numero e raccolta, registrando 358 IPO che hanno raccolto 49,9 miliardi di dollari. Anche se l’attività di Ipo in Europa è diminuita del 78% a causa delle tensioni geopolitiche, l’area del Medio Oriente e Nordafrica ha registrato un aumento del 115% in termini di raccolta grazie alle grandi Ipo nel settore dell’energia e in altri settori, insieme all’iniziativa avviata dal piano di privatizzazione dei governi. In Emeia si sono inoltre realizzate 5 delle 10 principali Ipo di quest’anno.

La situazione in Italia

Le Ipo sui mercati italiani hanno registrato un trend simile a quello globale, consuntivando una contrazione del numero di quotazioni del 47% e dei capitali raccolti del 46%, con 26 Ipo, che hanno raccolto circa 1.400 milioni di euro, di cui solo 6  con una raccolta di 35 milioni nel quarto trimestre 2022, rispetto alle 24 Ipo e ad una raccolta di circa 1.600 milioni nel quarto trimestre 2021. Inoltre, nel 2022 le Ipo in Italia hanno riguardato prevalentemente società di medio-piccole dimensione, a esclusione di un paio di operazioni di grandi dimensioni concluse nella prima parte dell’anno.

Focus sugli Esg

Lo studio evidenza che in vista del 2023, si profila in prospettiva una significativa pipeline in ambito di Ipo. Anche se non si prevede un aumento nell’attività di Ipo nel primo trimestre, sembrano esserci condizioni favorevoli affinché ci sia un rilancio nella seconda metà dell’anno.

Per fare in modo che il mercato delle Ipo torni a essere più attivo, sono necessarie una serie di condizioni, quali un’aspettativa positiva e una ripresa dei rendimenti dei mercati azionari; una riduzione dell’inflazione e la fine dei rialzi dei tassi d’interesse, l’allentamento delle tensioni geopolitiche e la diminuzione degli effetti della pandemia sull’economia globale.

In quest’ottica, molte società che intendono effettuare un’Ipo adotteranno ancora l’approccio “wait-and-see“, pianificando anticipatamente le attività necessarie in attesa della finestra di mercato più opportuna. In questo scenario, gli investitori tenderanno a concentrarsi maggiormente sui fondamentali delle società, quali la resilienza del business, la crescita dei ricavi realizzata, i livelli di redditività e di generazione di cassa, piuttosto che sulle proiezioni di crescita future.

Dal momento che esiste una correlazione positiva tra la performance del prezzo delle azioni post-Ipo delle società e la comunicazione delle loro strategie ambientali, sociali e di governance (Esg), gli investitori guarderanno sempre più con attenzione verso l’ambito Esg delle società.

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