L’anno che sta per terminare è stato caratterizzato da una pioggia di Opa a Piazza Affari: oltre 20 offerte pubbliche di acquisto di cui solo 3 sono state lanciate nei primi giorni di dicembre.

Le cause

Ad accelerare questo genere di operazioni c’è sicuramente la debolezza dei listini mondiali, con il Ftse Mib che ha perso circa il 10% del suo valore da inizio 2022. A questo si aggiungono le incertezze derivanti dalla guerra in Ucraina, il rialzo dei tassi e l’inflazione che in Italia non aveva mai toccato punte così alte dal 1984.

Calcoli alla mano il 2022 si porterà via dal listino milanese circa 33 miliardi di euro di capitalizzazione relativa alle società che in questo momento sono oggetto di Opa e che di conseguenza saranno delistate. Per ora la vicenda Tod’S pare sia stata messa in stand by: le scarse adesioni all’Opa hanno portato la famiglia Della Valle ad archiviare il progetto di delisting. Ma qualora l’operazione dovesse tornare in auge, tenendo conto che oggi Tod’S vale circa un miliardo, i deflussi arriverebbero vicino alla soglia dei 50 miliardi.

Chi ha lasciato Piazza Affari

Tra i più grandi addii al listino milanese c’è sicuramente quello di Atlantia. La holding della famiglia Benetton che vale 19 miliardi di euro, dopo 35 anni torna privata. Schema Alfa, la società veicolo partecipata da Edizione Blackstone, che detiene il 95,9333% di Atlantia, ha lanciato un’Opa sulla società. Secondo il management, l’operazione è finalizzata a sostenere pienamente la strategia di investimento a lungo termine, l’attuale piano industriale e la crescita sostenibile di Atlantia e fornire, inoltre, il supporto e le risorse necessarie affinché la società sia in grado di cogliere le opportunità di investimento che si presenteranno nel settore delle infrastrutture e della mobilità e consolidare la sua posizione di leadership in tale settore. Sotto il controllo della famiglia e come società non quotata, caratterizzata da una maggiore flessibilità operativa e organizzativa, nonché dalla possibilità di accedere a fonti di capitale a lungo termine più ampie e dotate di maggiore flessibilità, “Atlantia sarà in grado di accelerare la sua strategia di investimento e di creazione di valore”.

L’elenco delle società delistate nel corso dell’anno è lungo. C’è Banca Finnat, che ha lasciato la Borsa dopo 80 anni e una capitalizzazione di 112 milioni;  ma ci sono anche società più pesanti come, Cattolica Assicurazioni (1,5 miliardi), Cerved (2 miliardi), Falk Renewables (2,8 miliardi). Sourcesense è stata oggetto di Opa da parte di Poste Italiane e che è stata delistata il 4 novembre scorso. A queste si aggiungono anche i delisting della As Roma e di Banca Carige, la banca genovese il cui salvataggio si è concluso grazie all’Opa a favore di Bper. Anche Rosss, specializzata in scaffalature, è stata oggetto di un’offerta pubblica di acquisto lanciata da PJ Ability (che fa capo alla famiglia Bettini, azionista di maggioranza) e ha salutato la Borsa il 14 novembre.

Da segnalare anche Exor che ha deciso di lasciare il listino milanese. Il 12 agosto scorso la holding posseduta dalla famiglia Agnelli-Elkann ha debuttato alla borsa di Amsterdam. Una mossa che ha portato Milano a perdere 47 miliardi di capitalizzazione.

Tre Opa solo a dicembre

Come se ciò non bastasse a  dicembre sono state lanciate altre tre Opa di peso per un totale di 750 milioni di euro di capitalizzazione. Si tratta di De Agostini e della famiglia Drago su Dea Capital;  Credem su Finlogic e  Alpha Private Equity e Peninsula Investments su Prima Industrie.

Con le ultime tre operazioni annunciate, sono in tutto circa 750 milioni di euro di capitalizzazione, portando a oltre 30 miliardi il valore delle società che stanno lasciando Piazza Affari nel 2022.

L’elenco potrebbe allungarsi

Nei prossimi mesi è probabile che la lista delle società che saluteranno la Borsa si allunghi. In primis Autogrill, che dovrebbe seguire la stessa strada di Atlantia e che è promessa sposa alla svizzera Dufry. Anche Cnh Industrial, quotata sia a Milano che a New York, sta valutando la possibilità di porre fine al dual listing e di concentrarsi sulla Borsa della Grande Mela.

Si salva solo l’Egm

L’unico segmento che sembra essere ancora appetibile è l’Euronext Growth Milano (ex Aim). Al momento sono 187 le società quotate su questo segmento che vede una capitalizzazione di mercato totale di circa 10,3 miliardi di euro. Il mercato delle Pmi resta comunque marginale per peso a Piazza Affari, se si considera che la capitalizzazione del listino principale è superiore ai 650 miliardi di euro, pur in netto calo rispetto al passato per i traslochi e le revoche di numerose aziende.

Solo a dicembre ci sono stati tre annunci di quotazione. Si tratta dei Magis, società leader nella produzione di nastri adesivi personalizzati e sistemi di chiusura per pannolini monouso e prodotti per l’incontinenza adulta che ha debuttato oggi sull’Egm; Impianti, system integrator attivo nei settori Ict & Audio/Video con particolare riguardo a soluzioni di videocomunicazione & Ucc; e Saccheria F.lli Franceschetti, fondata nel 1939 e originariamente dedita al recupero e commercializzazione di sacchi juta usati destinati alla raccolta di materiali vari, è oggi attiva nel mercato italiano della produzione e vendita di imballaggi in rafia di polipropilene.  Sul listino dedicato alle Pmi hanno debuttato anche E-Novia, Eprcomunicazione  ed Erredue.

Infine Eligo, piattaforma di vendita di abbigliamento a marchio italiano e consulenza stilistica, ha presentato comunicazione di pre-ammissione sul segmento professionale dell’Egm, dove dovrebbe approdare il 28 dicembre.

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