Il Gruppo Fire sta studiando la cartolarizzazione di portafogli di credito al consumo, chiedendo la garanzia pubblica (gacs). E’ quanto anticipa, in un’intervista a Dealflower, l’executive chairman e ceo del gruppo attivo nella gestione di crediti non performing, Sergio Bommarito (SB – nella foto di copertina).

L’anticipazione sui piani di Fire arriva nel corso di una chiacchierata, in cui Bommarito fa il punto sulle prospettive del mercato delle non performing exposures (npe) e sui piani di crescita del gruppo. Affrontando anche il tema del consolidamento del settore.

Parliamo innanzitutto del gruppo Fire: qual è la fotografia attuale?
SB: “Nasciamo nel 1992, siamo specializzati negli small ticket, i crediti fino a 1 milione, una fascia che viene trascurata dai grandi player.  Abbiamo in gestione asset per circa 22 miliardi di euro. Vantiamo ricavi per 49 milioni di euro. Il team è formato da circa 2mila persone. Puntiamo a crescere ancora, ma guardando a figure di alto livello. E stiamo investendo sulla digitalizzazione. C’è un gruppo che lavora soltanto sull’intelligenza artificiale, area in cui si concentra il 35% degli investimenti dell’azienda, per oltre 17 milioni di euro entro il 2023. Ci definiamo life-time credit manager: interveniamo con soluzioni etiche e sostenibili”.

Dal suo osservatorio conferma che l’attività dei tribunali è tornata ai livelli pre-Covid?
SB: “Sì, è così. Devo dire, però, che durante i lockdown abbiamo incrementato gli incassi sull’attività giudiziale. Per quanto possa sembra paradossale, con i tribunali chiusi sono cresciute le motivazioni a transare, a trovare una soluzione stragiudiziale”.

La storia di Fire nasce con la gestione di solleciti, early warning e incagli (ora unlikely-to-pay, utp). Non è complicato gestire degli utp granulari?
SB: “Abbiamo l’esperienza e gli strumenti per riuscirci. Per esempio, abbiamo sviluppato un software che individua una rata target sostenibile per l’azienda o la famiglia. Grazie all’intelligenza artificiale riusciamo a clusterizzare i crediti. Inoltre, utilizziamo lo score di Wiser Funding per misurare le probabilità di fallimento”.

A metà del prossimo anno scadranno insieme le gacs e le moratorie sui crediti, a meno di proroghe ulteriori. Si aspetta uno tsunami di npe?
SB: “No, credo che le cose andranno meglio delle previsioni. Per due motivi. Il primo è che le aziende che erano sull’orlo del baratro non hanno chiesto moratorie. In secondo luogo, molte imprese hanno approfittato delle moratorie, pur non avendone realmente bisogno. Sulle moratorie già scadute le banche ci riferiscono che il risultato sembra essere migliore delle attese”.

Si aspetta una proroga delle gacs?
SB: “Al momento, non ci sono indicazioni in questo senso. Il governo dovrebbe ottenere il via libera europeo e non sarebbe facile. Diciamo che per il sistema sarebbe utile un altro semestre di garanzie pubbliche”.

Non è un mistero che le curve di recupero sui portafogli serviti da gacs non stiano rispettando quanto indicato dai business plan. Pensate di proporvi ai servicer per rilevare la gestione di tranche di crediti?
SB: “Pensiamo di poter far bene nella fascia di specializzazione, ovvero small ticket. Abbiamo in programma di avviare un dialogo con i servicer che gestiscono portafogli serviti da gacs, proponendo di occuparci dei crediti più piccoli. Tra l’altro, abbiamo appurato che le società di rating gradiscono gli accordi di co-servicing. Al momento sono in corso, e ci saranno ancora, cambi di servicer. C’è, però, un tema fondamentale: se al cambio del servicer non si accompagna anche una review del business plan, il problema del gap sulla curva incassi resta”.

Avete in mente di proporvi anche alle banche per la gestione di portafogli serviti da gacs?
SB: “Dal 2019 ne gestiamo tre e abbiamo dimostrato che si può ricorrere alla garanzia pubblica anche per i portafogli composti da small ticket con l’operazione da 322 milioni conclusa con Bper. L’iniziativa era partita da JP Morgan, in qualità di arranger. Stiamo dialogando con alcune banche per ripetere la formula”.

Quali altre iniziative avete in cantiere?
SB: “Sempre con JP Morgan come arranger e con Kpmg come advisor stiamo studiando di applicare le gacs a portafogli di credito al consumo. Le società di questo settore sono principalmente banche e la due diligence sui crediti è relativamente facile. È un’industria che conosciamo bene. Sono portafogli misti, che comprendono unsecured puri e crediti garantiti da cambiali, promesse di pagamento e pignoramenti presso terzi. Riteniamo che possano conseguire il rating minimo per ottenere la garanzia pubblica. I crediti al consumo non performing in Italia ammontano a oltre 1 miliardo. Riteniamo che si possa procedere con cartolarizzazioni singole con le società di maggiori dimensioni e multioriginator per le più piccole”.

Quale mercato si attende nel 2022?
SB: “Molto vivace, soprattutto sugli utp. Mi aspetto una maggiore attenzione al dettaglio, più lavoro sugli small ticket“.

Per concludere, Bommarito: si parla da tempo di consolidamento dei servicer che operano in Italia, ma sinora si sono visti pochi deal. Come si pone il Gruppo Fire in questo contesto?
SB: “Siamo sempre stati gelosi dell’autonomia: abbiamo detto no alle offerte di fondi di private equity che volevano acquisirci. Viceversa, siamo interessati a entrare in operazioni di M&A che abbiano una portata significativa. Guardiamo soprattutto a società che abbiano specializzazioni di business complementari alla nostra”.

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