Rendere la moda accessibile a tutti. Era questo l’obiettivo di Sandro Veronesi, fondatore e amministratore delegato del gruppo Calzedonia – che oggi vanta in portafoglio, oltre a Calzedonia, anche altri sei marchi, del settore come Tezenis, Intimissimi, Aterlier Emé, Falconieri, ma anche non come Signorvino. Un intento nobile e a dir poco astuto che gli ha permesso in quasi 40 anni di costruire un vero e proprio impero dell’intimo. Secondo Forbes, Mister Calzedonia è una delle persone tra le più ricche del mondo con un patrimonio netto superiore al miliardo di dollari.

Sentirsi belle a poco

Nato a Trento nel 1954, dopo la laurea Veronesi inizia a lavorare nell’azienda italiana specializzata nella produzione di calze Golden Lady fondata da Nerino Grassi, di cui Veronesi ha poi sposato la figlia maggiore. Veronesi, però, si rende conto che non tutte le donne possono permettersi calze e collant di un certo livello e da qui l’idea di vendere un prodotto che possa attirare il grande pubblico.

Nel 1986, quindi, fonda Calzedonia a Vallese di Oppeano, in provincia di Verona. Inizialmente produce solo calze, fino all’arrivo nel 1996 di Intimissimi come linea dedicata alla biancheria intima e lingerie. In poco tempo poi la produzione del brand si allarga, dedicandosi anche a maglieria e pigiami.

A l’imprenditore, però, non basta facilitare la vita solo alle donne. Se non tutte vantano lo stesso portafoglio, di certo i giovani non possiedono la stessa libertà economica degli adulti. E così, per concedere anche alle generazioni più piccole di concedersi di essere “alla moda” anche nell’intimo, nel 2003 nasce Tezenis, marchio di lingerie che vanta prezzi più bassi ed è attento alle nuove tendenze.

Dal vino alle grandi occasioni

Dopo 20 anni di attività in cui la strategia del gruppo è la nascita di nuovi player di mercato, dal primo decennio degli anni 2000 il colosso comincia a guardarsi intorno puntando a realtà già esistenti. Nel 2009, infatti, il gruppo acquisisce Falconeri, azienda fondata nel 2000 da Pierangelo Fenzi e specializzata nella creazione di maglieria in cashmere di alta qualità. Al tempo la piccola realtà vantava solo 25 dipendenti e 4 milioni di euro di fatturato, contro il miliardo di fatturato raggiunto nel 2009 dal gruppo (in crescita del 13% sugli 888 milioni di euro dell’anno precedente) e i 15mila dipendenti nel mondo di cui più di duemila in Italia.

Allo stesso tempo, forte della solidità dei brand del gruppo, Veronesi decide di avventurarsi in una nuova scommessa. L’imprenditore, infatti, è appassionato di vino: nel 2012 lancia Signorvino, un wine store con cucina focalizzato sulla produzione italiana. Due anni dopo il gruppo si allarga ancora, tornando alla modalità originale. Nel 2014 il gruppo dà vita alla linea uomo con Intimissimi Uomo, brand di intimo, maglieria, easywear, calzetteria e swimear. Perché dopo il prodotto per lei e per i giovani, l’intimo lo indossa anche lui. La strategia di Veronesi funziona, a fine anno il gruppo chiude con ricavi pari 1,8 miliardi di euro (+11%) realizzati per il 50% grazie all’export.

Dall’intimo alle grandi occasioni. Nel 2015 Calzedonia porta a casa il secondo deal con l’acquisizione del 40% di Atelier Emé, maison mantovana che crea e produce abiti da sposa e cerimonia. L’obiettivo è il restyling del brand attraverso l’apertura di nuovi negozi su strada, a partire da Milano.

Infine, l’ultima operazione, risale allo scorso settembre, quando il gruppo ha rilevato l’80% del brand Antonio Marras. L’accordo, di cui non è stato comunicato il valore economico, prevede che l’azienda guidata da Veronesi contribuisca attivamente al rilancio del marchio creato (e tuttora diretto sul piano creativo) dallo stilista sardo, mettendo a disposizione il proprio know-how nel retail e nella produzione e la propria forza finanziaria per sviluppare tutte le potenzialità del marchio.

Dopo m&a e nuove nascita, l’unica cosa che è sempre mancata in questi anni per il gruppo è la quotazione. Ma Veronesi non ne ha intenzione, almeno fino a quando sarà lui alla guida del colosso. “Ho tre figli in gamba, se vogliono andare in borsa ci penseranno loro, per me la pagina è chiusa”, ha commentato l’ad a Reuters un paio di anni fa.

Una strategia che funziona

Nonostante le varie difficoltà affrontate dal mercato retail negli ultimi 37 anni, soprattutto con pandemia e crisi energetica, il gruppo Calzedonia continua a mantenersi tra le corporate italiane della moda più solide. Nel 2021 si è posizionata al terzo posto per numero di fatturato (2,5 miliardi di euro) dopo Prada (3,3 miliardi) e Luxottica (3,1 miliardi).

Nel 2022 la crescita è stata del 21,6%, chiudendo l’anno fiscale con un fatturato di 3,04 miliardi di euro. A trainare è il fatturato estero che ha riportato un incremento del 58,5%, contro il 56% dell’anno precedente. L’intimo made in Italy, infatti, è molto apprezzato oltre confine, tanto che il gruppo è presente in 56 paesi con più di 40mila dipendenti, di cui il 90% è donna e il 56% hanno meno di 30 anni.

Proprio nel 2022 il gruppo ha aperto 252 nuovi punti vendita, la maggioranza dei quali (196) all’estero: in totale, i marchi di Calzedonia operano 5.328 punti vendita, di cui 3.484 all’estero e 1.844 in Italia. Tra gli obiettivi del 2023, Signorvino sbarcherà per la prima volta all’estero, a Parigi.

Gli investimenti commerciali ammontano a circa 280 milioni, sia sui canali retail ed e-commerce, che sul fronte logistico e produttivo, con l’intento di incrementare l’integrazione tra canale di vendita fisico e virtuale. Parte della cifra è stata invece impiegata sul fronte logistico e produttivo, con investimenti in tecnologie all’avanguardia per mantenere innovativi gli stabilimenti.

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