Domenica 1 agosto è entrata di nella storia dello sport italiano. Alle Olimpiadi di Tokyo 2020, gli atleti azzurri Marcell Jacobs e Giamarco Tamberi hanno conquistato una medaglia d’oro rispettivamente nei 100 metri e nel salto in alto, quest’ultima a pari merito con Mutaz Essa Barshim. In entrambi i casi si tratta di due vittorie storiche. Jacobs, che ha vinto col tempo di 9,80 secondi segnando un nuovo record europeo e divenendo il primo italiano nella storia a vincere una medaglia nella disciplina. Mentre Tamberi ha saltato fino a 2,37 metri, diventando il secondo azzurro a trionfare nella disciplina: prima di lui solo Sara Simeoni a Mosca, nel 1980.

Il valore (economico) delle medaglie

Un po’ come accaduto dopo la vittoria dell’Italia agli ultimi Europei di calcio, anche in questo caso è interessante andare dietro le quinte economiche dello scenario. Infatti, se, come riporta Eurosport, gli azzurri della nazionale hanno intascato dalle casse della FIGC 250.000 euro a testa per la vittoria a Wembley, anche gli atleti olimpici hanno un bonus in base alle medaglie che portano a casa. “È un atto dovuto verso gli atleti che hanno dovuto sopportare il rinvio dei Giochi al 2021 e sostenere maggiori sacrifici“, ha dichiarato prima dell’inizio dei giochi il presidente del CONI Giovanni Malagò.

I nuovi valori delle medaglie italiane aggiornate, cifre al lordo, risultano dunque essere di 180mila euro per chi conquista la medaglia d’oro, 90mila nella medaglia argento, mentre la medaglia di bronzo permetterà agli atleti di portarsi a casa 60mila euro. A Rio 2016, il valore della medaglia d’oro era di 150mila euro. Come fa notare Money Under 30, non c’è però una regola condivisa: ogni Paese decide autonomamente l’importo dei premi in denaro da erogare agli atleti che vincono o salgono sul podio nelle loro discipline.

Insomma oltre al riconoscimenti sportivi, i bonus superano di gran lunga anche il costo dei materiali: ogni medaglia, infatti, indipendentemente che sia oro, argento o bronzo, ha le stesse dimensioni fisiche, 85 millimetri di diametro, spessa 7,7 millimetri, ed è composta da una quantità di metalli pregiati. Se uno sportivo decidesse di sciogliere la propria medaglia, otterrebbe 800 euro per una medaglia in oro, 500 per quella in argento e 5 euro per la medaglia di bronzo.

I paesi che pagano di più 

In testa alla classifica elaborata da Money under 30 c’è Singapore, che ha fissato 1 milione di dollari per l’oro, 500 mila per l’argento e 250 mila per il bronzo. Seguono l’Indonesia (746 mila, 378 mila, 188 mila) e il Kazakistan (250 mila, 150 mila, 75 mila). Anche se l’Italia non risultata tra i Paesi con i premi più alti risulta comunque quinta tra i più generosi, davanti all’Ungheria e preceduta dall’Azerbaigian. Curioso notare che le nazioni con le economie più in forza sono fra quelle meno generose con il bonus medaglia: un atleta statunitense o cinese, per esempio, riceve circa 40mila dollari per una medaglia d’oro.

Contratti, sponsor e pubblicità

Chi vince, però, non va dimenticato che ha la facoltà di stabilire direttamente contratti di pubblicità e di sponsor.
Nel caso di atleti come Marcel Jacobs o Gianmarco Tamberi, che hanno vinto le medaglie d’oro in discipline ‘di prima fascia’ (dal punto di vista commerciale), i ricavi potranno arrivare a valori molto importanti soprattutto con il rinnovo dei contratti con gli sponsor tecnici, che si vorranno assicurare i gold medalists almeno fino alla loro partecipazione ai prossimi Giochi di Parigi 2024“, spiega a Dealflower l’avvocato Pierfilippo Capello, senior counsel di Withers (nella foto) che segue proprio la scuderia di Jacobs.
In ogni caso – prosegue Capello – potrebbe essere utile agli atleti riflettere se separare i ricavi che attengono direttamente alle loro attività in pista, cioè gli ingaggi e i premi che percepiranno dalla partecipazione a eventi, gare e meeting di atletica, da quanto incasseranno dalle attività extra-pista, cioè quelle relative allo sfruttamento commerciale della loro immagine. Mentre per le prime attività i ricavi resteranno sicuramente in capo alla persona fisica, per le seconde potrebbe essere vantaggioso, senza che questo costituisca nessun tipo di illecito, la creazione di una società veicolo che sia titolare dello sfruttamento commerciale dei diritti di immagine dell’atleta“. Infine, secondo l’avvocato, “potrebbe essere utile anche tutelarsi creando e registrando un marchio con il nome dell’atleta e, nel caso, immaginare una linea di ‘prodotti brandizzati’ con il nome dell’atleta“.

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