Un outlook disomogeneo, caratterizzato da un graduale rallentamento della crescita globale e da un’inflazione che dovrebbe attenuarsi, comunque al di sopra degli obiettivi delle banche centrali, fino alla fine dell’anno. Queste le previsioni di Amundi per il 2024, supponendo che la crisi in Medio Oriente rimanga contenuta. Un rallentamento soprattutto nei mercati dei Paesi sviluppati: +0,7% la crescita globale contro il 3,6% dei mercati emergenti. E un Pil mondiale previsto al +2,5%. Uno sguardo infine anche al 2025: +2,7% a livello globale, +1,5% per i mercati sviluppati, +3,6% (uguale alla crescita precedente) per i mercati emergenti.

Outlook 2024: bond is back

“Nel 2024 gli investimenti si concentreranno su obbligazioni sovrane e societarie di qualità, e sul cercare la crescita con le azioni asiatiche, perché questa regione dovrebbe beneficiare di prospettive economiche migliori rispetto alle altre -è il commento di Vincent Mortier, Cio group di Amundi-. Gli investitori dovrebbero inoltre ricercare opportunità nelle società posizionate su temi promettenti di lungo periodo, come la transizione energetica o la rilocalizzazione delle catene di approvvigionamento. Infine, gli investitori dovranno attendere la seconda metà dell’anno per prendere in considerazione le azioni europee”.

E a proposito di emissioni obbligazionari, Matteo Germano, global deputy Cio di Amundi, aggiunge: “Il rallentamento dell’economia mondiale in un quadro frammentato, sia dal punto di vista economico che geopolitico potrebbe favorire il ritorno di una correlazione negativa tra azioni ed obbligazioni, premessa necessaria perché la diversificazione dei portafogli dispieghi il suo valore, a cui potranno contribuire anche asset reali, alternativi e commodities”.

Dunque, bond is back, con un contesto in cui i primi tagli dei tassi d’interesse e rendimenti ancora alti, le obbligazioni diventa “l’investimento re”. Ma non solo. Aggiunge Monica Defend, head of Amundi investment institute: “L’inversione di tendenza nella crescita, nell’inflazione e nella politica monetaria genererà opportunità per gli investitori di rafforzare la loro esposizione agli asset rischiosi nel corso dell’anno”.

Scenario centrale: crescita rallentata e disomogenea

 Il differenziale di crescita tra i mercati sviluppati e quelli emergenti dovrebbe raggiungere il livello più alto degli ultimi cinque anni. Gli Stati Uniti dovranno affrontare una lieve recessione nella prima metà del 2024, mentre la crescita dell’Eurozona rimarrà leggermente positiva e quella del Giappone dovrebbe rallentare. I mercati emergenti restano più resilienti ma mostrano una maggiore frammentazione. L’Asia sarà il principale beneficiario dei flussi di investimento. Andando più nel dettaglio, negli Usa le condizioni finanziarie restrittive inizieranno presto ad avere un impatto su consumatori e imprese. Ed è questa una delle motivazioni per la recessione prevista da Amundi. Nel secondo semestre, la crescita dovrebbe stabilizzarsi al di sotto del potenziale e l’inflazione avvicinarsi all’obiettivo della Fed. Tasso di crescita prevista: +0,6% nel 2024 e +1,6% nel 2025.

La crescita debole dell’Eurozona è ormai il biglietto da visita del vecchio continente a causa delle dinamiche disomogenee tra i vari Paesi. Una politica fiscale più restrittiva andrà a sovrapporsi a una politica monetaria già rigida. Pil per la zona euro nel 2024 previsto: +0,5% ma anche per il Regno Unito, mentre nel 2025 la stima è rispettivamente del +1,2% e del +1,3%.

Un allineamento ciclico, dovuto alla debolezza della domanda globale, contraddistinguerà invece l’andamento dei mercati emergenti. In Cina, ulteriori misure di stimolo fiscale non riusciranno a invertire il trend di rallentamento della crescita (+3,9% nel 2024 e +3,4% nel 2025). L’India sta emergendo come una nuova potenza con prospettive economiche promettenti grazie a una forte domanda interna e a investimenti sostenuti in particolare sul digitale (crescita del 6% nel 2024 e del 5,2% nel 2025). Infine, i paesi al centro di nuove rotte di approvvigionamento in Asia o ricchi di risorse naturali in America Latina dovrebbero essere favoriti.

Le banche centrali valutano per il momento per una svolta dovish

Con una domanda più debole, l’inflazione dovrebbe convergere verso gli obiettivi delle banche centrali entro la fine del 2024. Tuttavia, le pressioni inflazionistiche permangono, in un periodo caratterizzato da una transizione energetica disordinata e dall’emergere di un nuovo ordine mondiale che potrebbero portare a un’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari. Questi rischi potrebbero arrestare o invertire il processo in atto.

Le banche centrali dei paesi sviluppati manterranno i tassi invariati nel corso del primo semestre, fino a quando l’inflazione non apparirà ulteriormente sotto controllo. L’inflazione negli Stati Uniti influenzerà la risposta della Fed, determinando così la profondità della recessione. Ci aspettiamo che nel 2024 la Fed e la Bce ridurranno i tassi di interesse rispettivamente di 150 e 125 punti base. Nei mercati emergenti, la disinflazione è in corso e le banche centrali hanno un certo margine di manovra per ridurre i tassi, ma poco margine di errore per riallineare l’inflazione.

Implicazioni per gli investimenti, asset location dinamica in un contesto di cambiamenti

Nel 2024 gli investitori dovranno affrontare prospettive economiche frammentate. L’elevata disparità delle valutazioni e il prosciugamento della liquidità in eccesso porteranno a una maggiore volatilità delle azioni. Il rallentamento della crescita e dell’inflazione potrebbero favorire il ritorno di una correlazione negativa tra obbligazioni e azioni, che rappresenterebbe una buona notizia per la diversificazione dei portafogli multi-asset. Gli asset reali e alternativi (come gli hedge fund macro e a reddito fisso) potrebbero contribuire alla diversificazione tradizionale. L’oro può fornire protezione dal rischio geopolitico e alcune materie prime possono rappresentare una copertura dall’inflazione.

Più nel dettaglio, le obbligazioni di qualità (sovrane o societarie) sono l’asset class da privilegiare per l’inizio del 2024. “Aggiungeremo gradualmente duration -spiega il report di Amundi- e ci concentreremo sul credito investment grade, sul debito dei mercati emergenti in valuta forte e sull’euro high yield a breve termine. Aumenteremo progressivamente l’esposizione al debito dei mercati emergenti in valuta locale dopo che la Fed avrà iniziato a tagliare i tassi e il dollaro si sarà indebolito. L’high yield statunitense potrebbe essere messo sotto pressione dagli elevati costi di rifinanziamento nel primo semestre e potrebbe tornare in auge quando le condizioni finanziarie si allenteranno nel secondo semestre”.

Sull’equity, sarà necessario mantenere una posizione difensiva a inizio 2024 e concentrarsi sulla sostenibilità dei dividendi, sulla qualità e sulla bassa volatilità. Da preferire il segmento value negli Stati Uniti e in Giappone, mentre quando la Fed inizierà a tagliare i tassi, potrà essere opprotuno virare verso mercati e settori più ciclici, come l’Europa, i mercati emergenti e le small cap. I temi da tenere sotto osservazione nell’azionario saranno la transizione energetica, la sanità e l’intelligenza artificiale.

Outlook mercati emergenti, motore chiave di performance

Occhio a inizio anno al debito in valuta forte, per poi aggiungere il debito in valuta locale dopo il cambio di rotta della Fed. L’azionario dei mercati emergenti dovrebbe beneficiare di un rimbalzo degli utili, in particolare in Asia. Nel corso dell’anno, da osservare le storie di lungo periodo (India) e di “nearshoring”, nonché i vincitori della transizione energetica (esportatori di materie prime come il Brasile) e i progressi tecnologici (Cina).

La gestione valutaria sarà un fattore nel 2024, conclude Amundi, date le aspettative di indebolimento del dollaro Usa. Una delle chiavi, peraltro, anche per quanto riguarda il futuro delle criptovalute. L’approvazione dell’Etf, il dimezzamento, il tema della sostenibilità e i tassi che potrebbero iniziare a scendere rappresentano dei fattori potenzialmente determinanti per l’andamento di Bitcoin.

outlook

“Bitcoin? Grandi guadagni e grandi perdite in periodi limitati di tempo”

“Non credo sia finito il Far West delle crypto -risponde Monica Defend-. Guardiamo ancora a questo asset in maniera scettica, decisamente con più interesse, al contrario, il percorso della Bce con l’euro digitale, potenzialmente una rivoluzione. Come copertura tra Bitcoin e oro, consideriamo più seriamente il metallo giallo come copertura dei rischi. Le cripto restano un’attività estremamente volatile perché mette di fronte grandi guadagni e grandi perdite in periodi limitati di tempo. Rimane ancora troppo poco regolamentato da poterla considerare in maniera strutturale”.

Conclude Matteo Germano: L’investimento in crypto non è strumento permesso ai gestori. Aspettiamo maggiori regolamentazioni, tuttavia lanceremo un prodotto legato alla blockchain. Crediamo molto nella tecnologia, purché sia sicura”.

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