La concorrenza, specie quella online, è una delle cause maggiori del crollo del settore dei pagamenti. Le fusioni, l’unica vera soluzione. Dalle stelle alle stalle. Questo è il viaggio delle aziende più attive nel settore. Nexi in Italia. Ma anche (e soprattutto) Adyen, Worldline, Stripe. Mettono le aziende nelle condizioni di accettare transazioni con la carta. Ma il loro valore, ha registrato un calo vertiginoso negli ultimi tempi.

Ci sono gli operatori più vecchi che faticano a penetrare al meglio nel business dell’online, oltre a dover far fronte a imponenti nuove esigenze normative: in questo senso vanno contestualizzate le profonde perdite registrate dalla società francese Wordline, -60% in  una sola seduta (che ha spinto al ribasso l’intero comparto, vedi Nexi -20%) dopo aver comunicato l’interruzione dei rapporti con alcune imprese a causa di pressioni normative in Germania, con un nuovo giro di vite in arrivo per tutto il settore da parte di altre autorità, perché il contesto generale vede un netto aumento delle frodi e della criminalità informatica.

Settore dei pagamenti, dalle stelle alle stalle

Inoltre, come anticipato, la concorrenza rappresenta un ulteriore ostacolo per la crescita. Questo perché sono sbarcati sul mercato operatori dalle politiche legate ai prezzi bassi molto aggressive: è il caso di Braintree, in grado in questi ultimi tempi di soffiare clienti a colossi dell’online quali Adyen, 34 miliardi di dollari di valore, e Stripe, non quotata. Dinamica, quella innescata dalla società che fa capo a Paypal, che mette sottopressione il cosiddetto “take rate”, ovvero la percentuale di ogni transazione addebitata dai merchant acquirer.

Gli investitori si sono riversati sul settore nel periodo della pandemia, con tanto di boom dell’e-commerce, spingendo chi faceva acquisti fisici a privilegiare i pagamenti online. Mica per niente grosse parti dei gruppi più vecchi, come la divisione Worldpay di Fidelity National Information Services (Fis) e Nexi, sono state originariamente scorporate o vendute da banche tradizionali.

La situazione è peggiorata più di recente, complice l’inflazione ai massimi e le vendite al dettaglio in contrazione per buona parte del 2023. Gli operatori quotati in borsa hanno perso un quarto del loro valore rispetto a quattro anni fa, mentre Stripe a marzo ha raccolto nuove risorse a una valutazione di 50 miliardi di dollari, un taglio notevole rispetto a quella di 95 miliardi di dollari del 2021.

In che modo m&a e fusioni possono diventare la soluzione

Per mettersi al passo, Adyen potrebbe dover acquistare alcune startup per mettersi al passo, aggiungendo servizi extra oltre all’elaborazione dei pagamenti per trattenere i clienti (strumenti già sviluppati internamente, al contrario, da Stripe).

Acquisizioni mirate al consolidamento possono essere invece la priorità per i gruppi tradizionali come Worldline e Nexi, insieme fanno il 10% delle transazioni con carta in Europa nel 2022. Reuters indica in Global Payments, americano, o Fiserv, che rispettivamente portano un valore di 29 miliardi e di 75 miliardi, i gruppi che potrebbero ottenere significativi risparmi di costi, distribuendo le spese fisse su un maggior numero di transazioni.

Le alternative? I private equity. Il buyout shop Gtcr ha recentemente deciso di acquistare una quota di maggioranza di Worldpay dal proprietario Fis. Cvc Capital Partners e altri hanno messo gli occhi su Nexi anche se la partecipazione detenuta dallo Stato nel gruppo potrebbe complicare qualsiasi operazione (leggasi: golden power).

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