Dall’Accordo di Parigi ad oggi il supporto finanziario al settore dei combustibili fossili non è diminuito, secondo quanto riporta Recommon nel suo ultimo rapporto annuale 2020. Nel dettaglio, si legge, che nel comparto Oil & Gas le principali banche mondiali hanno stanziato 3.800 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni. “Sono soprattutto le banche statunitensi a tirare le fila: JPMorgan, Citi, Wells Fargo e Bank of America“, sottolinea una nota discussa in occasione dell’evento “Da Parigi a Glasgow: la finanza è sulla buona strada per il clima?”, conferenza che ha fatto il punto su come le istituzioni finanziare stanno affrontando la crisi climatica.

In effetti, l’appuntamento della Cop26 – preceduta dalla pre-Cop di Milano – si presenta caldo per il mondo finanziario, vista l’attesa per gli annunci dopo le varie iniziative intraprese dagli istituti, soprattutto volte verso impegni di disinvestimento nei confronti del settore dei combustibili fossili. Non a caso per il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, uno dei nodi che potrebbero sbloccare i negoziati sul clima è la finanza climatica. In questo contesto, si tocca anche il tema del carbone, dove, sottolinea Recommon “i dati della finanza italiana sono parzialmente in controtendenza rispetto a quelli mondiali“. Infatti, “l’esposizione dei principali attori quali UniCredit, Assicurazioni Generali e Intesa Sanpaolo sembra diminuire, dopo aver toccato l’apice nel 2019“.

Nel dettaglio, UniCredit – presente all’evento con Roberta Marracino – Responsabile della Group ESG Strategy & Impact Banking di UniCredit – è l’istituzione italiana meglio posizionata avendo deciso di adottare una policy che, entro il 2028, dovrebbe progressivamente azzerare qualsiasi supporto finanziario a progetti e società coinvolte nel business del carbone.  Altri esempi virtuosi possono essere le azioni del network Shareholders for Change, una rete di investitori istituzionali europei che, in qualità di azionisti, svolgono attività di dialogo con le imprese, al fine di influenzare e sollecitare buone pratiche e comportamenti sostenibili e responsabili nel medio-lungo periodo. Oppure Ecofi Investissements – presente all’evento con Cesare Vitali – Responsabile ESG e SRI  – che gestisce circa 7 miliardi di euro applicando al 100% agli asset un filtro Esg.

Ma oltre i green bond e gli investitori istituzionali, emerge dal dibattito, la necessità di responsabilizzare il risparmiatore anche attraverso strumenti che permettano di misurare l’impegno concreto dei propri investimenti. Ma le sfide per la finanza sostenibile alla Cop26 non finiscono qui: dal convegno emerge inoltre l’importanza di impegnarsi verso una transizione giusta e, in particolare, seguendo le traiettorie a emissioni nette pari a zero (Net Zero), della rendicontazione delle emissioni indirette Scope 3 e, quindi, l’allineamento all’Accordo di Parigi. In questo contesto, infine, appare fondamentale, concordano i relatori, agire in modo coeso a livello di policy, essere pronti ad aggiornarle di continuo ed incentivare il supporto cruciale dei regolatori.

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