“Make Ipo sexy again”, versione Italia. Diventa operativa, a partire da stamattina, la contromossa di Borsa Italiana per frenare la fuga delle società da Piazza Affari. Nuove regole. Anzi, meno regole per semplificare la quotazione in Euronext Milan, e allinearla maggiormente alla regolamentazione degli altri mercati comunitari.

Si tratta di una sorta di processo di sburocratizzazione. Che tuttavia non basta. Gli operatori si esprimono sostanzialmente all’unanimità. Raccogliere capitali sul mercato regolamentato diventerà meno laborioso e quello di oggi è un passo importante. Dovranno però seguirne molti altri.

Carico di lavoro ridotto. Tempi di accesso al mercato ridotto. Fabrizio Testa, amministratore delegato di Borsa Italiana, parla con entusiasmo di quella che lui stesso chiama “riforma strutturale” in grado di portare risultati importanti per la crescita e la competitività dell’intero sistema. “Semplificando l’accesso alle imprese -spiega Testa- i mercati diventano strumento essenziale per finanziare crescita, innovazione e sostenibilità secondo l’impegno di Borsa Italiana rappresentato nel libro verde publicato dal Mef”.

Meno regole per quotarsi a Piazza Affari: ecco cosa cambia

In cosa consiste questa “sburocratizzazione”? I documenti a cui Piazza Affari ha deciso di rinunciare sono due. Addio al requisito della consegna del memorandum approvato dall’organo amministrativo che descrive il sistema di controllo di gestione adottato dall’emittente e dalle principali società del gruppo. E addio all’obbligo di depositare in Borsa Italiana budget e piano industriale relativi all’anno in corso e ai due anni successivi alla quotazione.

Si tratta di documenti considerati gravosi e non più indispensabili per quotarsi in Euronext Milan, come del resto già avviene nel resto dell’Europa. Il memorandum sarà sostituito da una dichiarazione sul sistema di controllo, avvalendosi delle verifiche condotte da un revisore legale o una società di revisione legale. Il piano industriale andrà consegnato solamente allo sponsor, con l’aiuto di una società di revisione. Ed è qui che arriva la prima critica.

Cosa va e cosa non va

Spiega Corinna zur Nedden, amministratore delegato di Ambromobiliare: “La sensazione è che all’emittente le cose non cambino più tanto. Perché il piano va comunque consegnato, anche se solo al listing agent. La valutazione dell’azienda va fatta, e per la due diligence il Listing Agent un piano industriale in mano deve avercelo. Quindi la sostanza rimane quella. Per la società che vuole quotarsi rimane l’obbligo di produrre il documento.”

In sostanza, la critica è la seguente: cambia solo l’interlocutore con cui l’emittente deve interfacciarsi. In questo caso il Listing Agent avrà più responsabilità. I tempi si ridurranno, indicativamente da 8 a 6 mesi. “Chiaro che 60 giorni non sono pochi, ma è altrettanto chiaro non questo non sia sufficiente” continua Zur Nedden, che individua un aspetto positivo introdotto nella fase di preistruttoria.

“Ci sarà un diretto confronto con la Consob -aggiunge- Precedentemente erano gli avvocati o lo sponsor a occuparsene, senza alcuna interazione diretta tra la società e l’organo di controllo. Da oggi la Consob avrà modo di conoscere l’azienda già nel pre-istruttoria, rendendo forse più snella l’attività di istruttoria”.

Il ruolo del Libro Verde del Mef

Sul tema della riduzione di responsabilità, dei tempi di esecuzione e dell’attività dei diversi soggetti attivi nell’ammissione alla quotazione è d’accordo Franco Gaudenti, Ceo di EnVent Capital Markets Limited, il quale sottolinea come il rischio di impoverimento del mercato italiano sia reale, nonostante l’ingresso e la contribuzione elevata al sistema federato dei mercati europei Euronext.

Ma che l’azione propulsiva e la profondità del Libro Verde del Mef abbia dato i primi importanti risultati. “Le semplificazioni introdotte da Consob ad inizio agosto -aggiunge Gaudenti- sono un  passaggio importante della fase di rielaborazione delle norme per ridurre formalità  tempi e costi per gli emittenti con la finalità di rendere più attraente il  mercato dei capitali in Italia; a questo si aggiunge l’approvazione da parte di Consob stessa nei giorni scorsi delle semplificazioni regolamentari per le quotazioni previste da Borsa Italiana”.

Il Libro Verde è stato presentato lo scorso mese di marzo come strumento del Mef per accelerare il processo di riforma del mercato dei capitali italiano e accrescere l’attrattività del sistema Italia sostenendo la crescita e gli investimenti, in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Pnrr.

Cosa c’è ancora da fare

Dunque, le nuove regole di Piazza Affari per quotarsi costituiscono, ragionevolmente, solo i primi, per quanto significativi, passi a beneficio del sistema delle imprese, degli intermediari finanziari autorizzati e degli investitori specializzati. Ma, aggiunge Gaudenti: “In un quadro di competizione sempre più accesa tra stock exchanges e mercati dei capitali c’è tanta strada ancora da fare. Le questioni legate alla destinazione del risparmio domestico, alla competizione tra piazze finanziarie e tra sistemi normativi diversi tra i paesi Ue, all’uscita dal mercato italiano di grandi imprese e alla ridotta capitalizzazione del mercato italiano scoraggiano ancora potenziali emittenti imprenditori e management team”.

“Auguriamoci -conclude- che si possa riattivare con convinzione lo spirito del Libro Verde ponendo al centro degli obiettivi  del  governo che verrà il mercato dei capitali del nostro paese come fattore di crescita per la realizzazione degli obiettivi del Pnrr.

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