Oltre la metà delle imprese dell’Aim non dimostra una focalizzazione proattiva verso la sostenibilità e non rilascia un’informativa Esg. A scattare questa fotografia sono AcomeA SGR – società di Gestione del Risparmio specializzata in fondi comuni d’Investimento e gestioni patrimoniali – e Sustainable Value Investors – prima realtà italiana a firmare i Pri (Principi per l’Investimento Responsabile) nella categoria “service provider” – nel loro secondo rapporto sulla rendicontazione Esg da parte delle Pmi italiane quotate al mercato AIM di Borsa Italiana.

I risultati

Dalla ricerca, presentata durante un tavolo virtuale sull’impatto delle variabili Esg sui profitti e sul valore delle imprese, emerge che il trend è però in netto miglioramento rispetto al 2020: su un universo attuale di 149 aziende quotate sull’Aim, sono passate da 45 a 70 le società che pubblicano informazioni Esg qualitative e che presentano un orientamento alla sostenibilità. Invece, solo 3 imprese su 70 adottano standard di rendicontazione non finanziari ai sensi della direttiva Ue 95/2014 e 79 imprese su 149 adottano un codice etico.

Industria della moda, fashion&luxury e health care sono sull’Aim i settori più virtuosi con un più avanzato orientamento alla sostenibilità. Gli investitori hanno un ruolo chiave nel contribuire a migliorare la rendicontazione Esg delle imprese. Dalla tavola rotonda che ha commentato la ricerca emerge proprio come il dialogo tra le aziende e gli investitori possa favorire l’orientamento delle Pmi alla sostenibilità e contribuire così a valorizzarne il potenziale strategico.

Diversi orientamenti 

Va notato che le 70 aziende che rendicontano presentano orientamenti diversi ai temi Esg. Nel dettaglio si sottolinea l’orientamento alle pubbliche relazioni, caratterizzato da vaghe dichiarazioni o impegno verso la sostenibilità promossa più che altro come forma di auto-branding; l’orientamento alla beneficenza (charity) – dove chiaramente le attività di charity non sono correlate al core business – e che spesso tende a presentarsi insieme all’orientamento Pr.

Ci sono anche l’orientamento alla gestione del rischio Esg, caratteristico di imprese che divulgano e misurano le informazioni non finanziarie. Infine, c’è l’orientamento strategico, quello più avanzato, che caratterizza le imprese che integrano gli obiettivi di sostenibilità all’interno della strategia aziendale e del business, puntando a massimizzare il valore economico attraverso un modello di business sostenibile.

Dalla ricerca emerge che le società che rilasciano informazioni Esg qualitative con orientamento Pr sono aumentate, rispetto al 2020, del 54% (da 24 a 37) e quelle con orientamento Charity del 20% (da 10 a 12); sono aumentate del 91% le società Aim con orientamento avanzato alla sostenibilità in termini di Esg Risk Management e di Esg Strategico (da 11 a 21).

Fra quantità e qualità 

Il 47% delle aziende dell’AIM che rilasciano informativa Esg pubblicano per lo più un bilancio di sostenibilità di tipo qualitativo. Solo il 31% rilascia dati Esg quantitativi, il 29% riporta una matrice di materialità rispetto ai propri stakeholder e il 27% rendiconta secondo gli standard della Global Reporting Initiative (Gri). Infine, solo 3 società su 70 pubblicano una Rendicontazione Non Finanziaria ex Decreto Legislativo n. 254/2016 che recepisce la direttiva UE n.95/2014 sulla rendicontazione sociale, ambientale e di governance per le imprese oltre una certa dimensione e di interesse pubblico.

Inoltre, 79 aziende su 149 (53 su 129 nel 2020) hanno adottato un Codice Etico, ovvero una mappa dell’insieme dei diritti, doveri e responsabilità dell’azienda nei confronti degli stakeholders per esonerare la responsabilità amministrativa e penale dell’azienda rispetto alla commissione di reati a suo favore. Le aziende che non lo adottano si trovano principalmente tra quelle più piccole e con minori ricavi.

La tavola rotonda 

La ricerca è stata presentata a maggio dalla curatrice Daniela Carosio, Senior Partner di Svi, alla presenza di Matteo Serio, Managing Partner di AcomeA SGR, Marco Ruspi, Head of ESG di AcomeA SGR, Luca Tavano, Head of product development Mid&Small Cap-Primary Markets di Borsa Italiana, Francesco Mele, Cfo & Head of Central Functions di Illimity, Fabio Ortolani, Vice Presidente del Fondo Pensione Eurofer.

Il top management di cinque società quotate all’Aim – Energica Motor Company, Gruppo Fos, Vantea Smart, Reti, Convergenze – ha inoltre spiegato come sono state implementate nelle loro aziende strategie di impatto sostenibile e quali i risultati ottenuti in termini di crescita, vantaggi competitivi e branding.

Ci aspettiamo che il dialogo con gli investitori possa contribuire molto a migliorare la rendicontazione Esg” ha commentato Carosio. Infatti, conclude Serio, “il potenziale strategico delle aziende dell’Aim è enorme e ancora inespresso, considerando che solo la metà di queste ha già adottato delle strategie “responsabili”. Questo percorso è oggi ineluttabile, un’opportunità per investitori e aziende che non può più essere ignorata.

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