Dopo la pandemia il lavoro agile è tra le caratteristiche più richieste dai lavoratori. Elemento essenziale per coniugare la vita privata con quella professionale. Ma in tempi di crisi energetica è ancora così apprezzato? Sono sempre di più, infatti, le aziende che stanno sfruttando i giorni di lavoro al di fuori dall’ufficio per chiudere a tutti gli effetti le sedi e ridurre così i consumi energetici.

I portafogli aziendali, però, non sono gli unici a risentire dei rincari sulle bollette, soprattutto perché lavorare da casa comprende sempre un dispendio energetico, solo a spese del lavoratore. Lo smart working quindi qui imposto è ancora un beneficio per il dipendente e soprattutto è applicato per andare incontro alle sue esigente e alla fantomatica “flessibilità” tanto richiesta come nel caso della settimana corta proposta da Intesa Sanpaolo?

“Agilmente” si chiudono gli uffici

L’obiettivo è uno, risparmiare sui costi dell’energia che sta pesando anche sui bilanci di big come Generali e Tim. Entrambe le realtà, infatti, hanno stabilito che d’ora in avanti il venerdì le rispettive sedi saranno chiuse e i lavoratori dovranno lavorare da remoto. Poi nel caso dell’azienda di telecomunicazioni i lavoratori potranno usufruire di altri due giorni di smart working (non fissi), oltre al venerdì, mentre solo due saranno in presenza. Stellantis, invece, ha raddoppiato la posta: ha invitato i lavoratori nelle sedi di Mirafiori e Orbassano a lavorare da remoto il lunedì e il venerdì.

Ma a muoversi non sono solo le aziende Anche la pubblica amministrazione sta adottando dei provvedimenti in questo senso: ad esempio, oltre agli otto giorni al mese di lavoro agile il Comune di Milano si sta attivando per stabilire una volta a settimana un giorno fisso di lavoro da remoto per i dipendenti.

Lo smart working piace alle imprese. Tra i vantaggi che garantisce, c’è anche quello di affrontare questa fase di “caro energia”, garantendo dei risparmi in bolletta (spesa che va affrontata dallo smart worker). Il 66,1% fra coloro che hanno avuto modo di sperimentare lo smart working nella propria sede, infatti, afferma che tale modalità lavorativa incrementa la produttività, contro il 47,4% del resto dei datori di lavoro.

Dalla fotografia realizzata dall’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), è emerso, infatti, per due datori di lavoro su tre (66%) il lavoro agile incrementa la produttività e consente il risparmio dei costi di gestione degli spazi fisici, in particolare per le piccole imprese.

Ma smart non significava flessibilità?

Il giorno di lavoro agile fisso, però, non ha nulla a che fare con la settimana corta proposta da Intesa Sanpaolo o l’implementazione dei giorni di lavoro da remoto disponibili al mese (che sono flessibili e a discapito dei lavoratori) promossa da Lavazza e Sky.

La banca italiana, infatti, punta a ridurre la settimana di lavoro da cinque a quattro giorni e da 37,5 a 36 ore lavorative. Ma, soprattutto, a parità di stipendio, i dipendenti potranno scegliere volontariamente il giorno “libero” e avranno la possibilità di variare le giornate lavorate nel corso della settimana, dal lunedì al venerdì, d’intesa con il proprio responsabile. L’obiettivo in questo caso, infatti, è quello di andare incontro ai propri dipendenti e alle loro necessità puntando di più a condensare il lavoro per ottenere anche maggiori risultati.

Quanto costa lavorare da casa

Non si tratterà di una spesa indifferente. Nonostante il lavoro agile permette di risparmiare su alcune spese che sono di solito sostenute da chi va in ufficio, come benzina, altri carburanti e abbonamenti o biglietti per i mezzi di trasporto (questi ultimi dipende da quanti giorni di smart sono concessi), Altoconsumo ha stimato che un lavoratore che lavora da casa per cinque giorni alla settimana vedrà un incremento annuale sull’elettricità compreso tra i 298 e i 323 euro e sulle bollette del gas di circa 476 euro.

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