Sebbene i fondi del Pnrr non impattino direttamente sull’ecosistema assicurativo, il settore è indirettamente coinvolto in più di uno dei 6 capitoli che compongono il Piano di Ripresa e Resilienza e può contribuire alla ripresa e allo sviluppo del Paese.

In particolare come IIA – Italian Insurtech Association rivediamo nella Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” uno dei nostri capisaldi, ovvero quello di accelerare l’innovazione dell’industria assicurativa e accompagnarla nella digital transformation.

Per capire meglio come le risorse del Pnrr possano incidere sullo sviluppo dell’insurtech occorre per prima cosa considerare il suo stato di salute in questo momento in Italia.

L’insurtech cresce, ma non abbastanza

Nonostante i numeri in chiusura del 2021 gli investimenti in Insurtech in Italia siano cresciuti del +460%, con 280 milioni di euro investiti contro i soli 50 milioni del 2020, c’è ancora tanta strada da fare per raggiungere l’obiettivo di un miliardo di euro di investimenti al 2023, specialmente per quanto riguarda le Start up.

Nel 2021 sono state solamente 8 (Yolo Group, Mio Assicuratore e Insoore le prime tre) le Start up insurtech che hanno chiuso round di investimento: un numero irrisorio se si pensa che in Inghilterra, Francia e Germania hanno ottenuto investimenti rispettivamente 30, 18 e 16 Start up. Se poi si guarda alle cifre, il dato è ancora più discordante. In Francia, nel 2021, sono stati investiti in Start up Insurtech 601 milioni di euro, in Germania 749 e in Inghilterra 882; in Italia, la cifra investita in Start up Insurtech nel 2021 ammonta solo a 17 milioni di euro.

Quali rischi per questa arretratezza? 

La limitata offerta italiana e un mercato poco dinamico, soprattutto in considerazione della rilevante concentrazione degli investimenti nelle mani di pochi attori, sono un contesto poco attrattivo per gli investitori stranieri e rappresentano un limite ulteriore allo sviluppo dei numeri.

Se vogliamo che l’economia cresca, se vogliamo essere un mercato interessante per gli investitori stranieri, se vogliamo che il Pil aumenti, gli investimenti Venture Capital in Start up dovranno aumentare e di conseguenza aumenteranno il numero di nuovi profili e di risorse assunte. C è una fortissima correlazione tra questi tre fattori, e non ci sarà crescita del Paese senza crescita delle Start up.

Cosa fare per invertire il trend 

Aumentare gli investimenti complessivi in insurtech e creare valore per tutta la filiera, accelerandone le competenze tramite sinergie, formazione e rapporto con le istituzioni. Istituire Fondi che operino in aree di interesse strategico nazionale, ispirate dalle linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: investimenti green, digitalizzazione, mobilità sostenibile, sanità. Incentivi agli investimenti di fondi previdenziali e casse assicurative in imprese innovative. Gli investitori istituzionali sono ancora cauti nei confronti del Venture Capital e delle imprese innovative. Serve in primis un cambio di mentalità: una visione di lungo periodo e una maggiore propensione culturale al rischio, soprattutto negli investimenti in Borsa. Questi sono spesso rivolti verso titoli noti e consolidati sul mercato, che possano garantire ritorni immediati e sicuri, senza quello slancio verso settori in crescita e dall’alto potenziale, come l’insurtech, che porteranno a ritorni nel medio-lungo termine.

Incentivi fiscali sugli investimenti in start up da parte di compagnie assicurative, fondi specializzati e business angels. Sugli investimenti in start up il governo si sta muovendo in modo accelerato rispetto al passato, tramite iniziative e fondi dedicati: da tener conto la natura “specifica” delle start up insurtech che sarebbe favorita da introduzione di incentivi addizionali che favoriscano l’ingresso nel capitale da parte delle Compagnie Assicurative.

Tuttavia occorre semplificare il modello di accesso degli investitori privati, spesso visti come un capo e non un socio, rendendo di fatto meno attraente la prospettiva di far crescere una società che diverrebbe di qualcun altro.

Investire in formazione e acquisizione di competenze tecnologiche e digitali da parte di tutti gli operatori della filiera, favorendo corsi di base gratuiti sparsi su tutto il territorio nazionale.

Per evitare che alcuni soggetti rimangano in ritardo sull’adozione di questi nuovi strumenti e che si crei un gap legato alle dimensioni degli operatori, è fondamentale implementare degli incentivi nella formazione (accesso sempre al medesimo Insurtech Education Act”) ed incentivi fiscali, purchè calati nella realtà di agenti e broker.

Sviluppo di Poli digitali insurtech, che potrebbero essere promossi da compagnie Assicurative, Incubatori & Acceleratori, Università ma anche dalle startup, avrebbero la possibilità di creare iniziative di massa critica sufficiente per sviluppare competenze e progettualità Insurtech sul territorio, cercando di “aggregare” risorse sufficienti per evitare l’estrema frammentazione dei settori innovativi italiani come l’Insurtech.

L’autore
Simone Ranucci Brandimarte Presidente e Co fondatore di IIA

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