Ritrovarsi catapultati nella scena finale del film Una poltrona per due. Ma con una differenza. Nel cult natalizio diretto da John Landis, il commissario dell’Agricoltura spiega: “L’inverno rigido non sembra aver compromesso il raccolto delle arance”. Tradotto: offerta abbondante, prezzi estremamente bassi e, nella trama del film, i diabolici fratelli Duke in rovina.

Oggi invece no. Anzi. Oggi le cose vanno nella direzione opposta. Nel mese di novembre il costo dei contratti futures del succo d’arancia concentrato e surgelato non è mai stato così alto negli ultimi cinque anni. Per alcuni giorni si è mosso in area 2,20 dollari per libbra (poco meno di mezzo chilo), ai massimi da fine 2016, quando fu raggiunto il record storico di 2,23 $. Tradotto: a queste condizioni, il diabolico piano dei fratelli Duke, che poi sono gli antagonisti del film, si sarebbe avverato. Il loro patrimonio si sarebbe arricchito oltre ogni pudore. Con tanti saluti alla battuta finale di Dan Aykroyd: “Te la godi, vero Billy Ray?”.

Cosa succede al succo d’arancia e cosa c’entra Una poltrona per due?

Nel mese di novembre el 2021 il costo dei futures del Frozen Concentrated Orange Juice (sigla: Fcoj) oscillava attorno agli 1,15 dollari per libbra. Un anno dopo, è schizzato a 2,23 $. Com’è evidente, il prezzo è raddoppiato. I motivi principali sono tre, tutti collegati tra di loro: il cambiamento climatico, l’inverdimento degli alberi e lo scarsissimo raccolto.

Il più grande produttore di arance è il Brasile. Fornisce la metà del succo mondiale, una media di 15 milioni di tonnellate a fronte di un totale pari a 45 milioni. Quest’anno però una forte siccità ha colpito la principale cintura agrumicola brasiliana che comprende lo Stato di San Paolo e il cosiddetto Triangulo Mineiro. Un clima ostile causato anche dal fenomeno atmosferico di raffreddamento chiamato La Nina, che ha contribuito a provocare siccità e precipitazioni abbondanti, danneggiando il raccolto in maniera significativa.

Il picco in area 2,2 dollari per libbra è stato raggiunto il 7 novembre scorso: un prezzo mai così alto da dicembre 2016, quando raggiunse il massimo di sempre a 2,29 $, a causa dei danni provocati dall‘uragano Irma agli aranceti della Florida, secondo produttore mondiale. A fine mese il valore del succo si è poi assestato attorno ai 2 dollari per libbra. La domanda, specie in Europa, tende a ridursi con il freddo. Durante la pandemia aveva invece raggiunto livelli elevati: per la Hackett Financial Advisors, i consumatori cercavano di rafforzare le difese immunitarie con un prodotto ricco di vitamina C.

Raccolto di arance scarso, ma nessuno è caduto dal… pero

“La domanda per i beni di consumo è sempre sostanzialmente alta” ricorda però Giuseppe Lauria, analista indipendente specializzato in materie prime. In aggiunta a questo fattore, l’economia stessa insegna che i prezzi elevati sono la cura migliore per i prezzi elevati stessi. In linea teorica, gli agricoltori sono incentivati ​​a produrre di più quando il prezzo della frutta è più alto rispetto a quando è più basso. Ma stavolta la situazione è diversa.

Il raccolto 2021-2022 non solo è scarso, ma è stato uno dei più bassi di sempre, vicino ai minimi raggiunti all’epoca della seconda guerra mondiale, com’è riportato anche dal Wall Street Journal.

“Nessuna sorpresa in realtà -è il commento di Lauria-. Gli investitori si aspettavano questo picco di prezzo. Un raccolto ai minimi termini era già stato previsto. E il motivo sta in una malattia che ha colpito soprattutto gli aranceti della Florida”.

Un batterio (e gli uragani) stanno uccidendo gli aranceti in Florida

La malattia si chiama inverdimento degli alberi di agrumi. Un batterio molto difficile da sconfiggere, che assottiglia le chiome degli alberi e ne intacca la vitalità. La morte degli aranci non ha fatto altro che ridurre drasticamente il raccolto, e quindi, l’offerta.

A complicare ulteriormente le cose, ci ha pensato poi l’uragano Ian. Che a settembre ha colpito violentemente la Florida (la stagione degli uragani di solito va da aprile a novembre) mettendo così in ginocchio definitivamente l’offerta delle arance. Il colpo di grazia che ha confermato, di fatto, le stime che avevano previsto un raccolto mai così scarso dai tempi della seconda guerra mondiale. Con tanto di assottigliamento delle scorte. Alla fine della stagione di coltivazione ammontavano a 289.346 tonnellate metriche, con un calo del 23% rispetto alle 524.324 tonnellate dell’inizio della stagione 2020-21, secondo i dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.

I fratelli Duke in una scena del film: “Una poltrona per due”

Proprio come nel film Una poltrona per due

Insomma, è proprio lo scenario che i fratelli Duke speravano di trovare nella scena finale di Una poltrona per due. Una situazione ideale per poter speculare sul prezzo ed è quello che fanno, sin dall’avvio delle contrattazioni. Impiegano il loro intero capitale nel mercato del succo d’arancia concentrato e surgelato per comprare valanghe di azioni futures, convinti che il rapporto del Ministero preveda un raccolto ai minimi storici.

Il piano è semplice: acquistare a un prezzo basso (“Compro a 102!” grida in avvio di scambi il galoppino dei Duke, ovverosia a 1,02 dollari per libbra), per poi vendere a un prezzo alto, certi del fatto che l’offerta sarà estremamente ridotta (con i prezzi inevitabilmente in salita). Ma le cose vanno in maniera diversa. Il raccolto, contrariamente a quanto credono i due allibratori, si rivela essere buono. E a speculare, ma nella maniera giusta, saranno Louis Winthorpe, interpretato da Dan Aykroyd, e Billy Ray Valentine, alias Eddie Murphy.

I due vendono allo scoperto a un prezzo molto alto (famosa la battuta di Aykroyd: “Vendo 200 aprile a 1,42!” ovverosia grida di voler vendere duecento contratti con scadenza ad aprile al costo di 1,42 dollari, in quel momento considerato basso). E poi, una volta confermato che il raccolto è abbondante, compreranno a un prezzo quasi irrisorio (29 centesimi ad azione!) diventando ricchi sfondati, mentre i Duke si ritroveranno con un debito di 400 milioni di dollari. Curioso come l’utilizzo di informazioni privilegiate nel mercato delle materie prime sia diventato reato a Wall Street, con una legge approvata nel 2010 chiamata “Eddie Murphy Rule”.

Eddie Murphy in un’altra scena del film (e c’è anche il succo d’arancia)

Perché a Wall Street si scambiano futures del succo d’arancia?

Come mai le arance sono diventate materie prime oggetto di scambio a Wall Street? Risponde Giuseppe Lauria: “Perché si tratta di un prodotto immagazzinabile, che si può trasportare anche via mare. La possibilità di congelarlo consente di conservarlo, stoccarlo e di evitarne il deterioramento. Questi sono alcuni dei motivi per cui il succo d’arancia congelato viene tradato. Si tratta di un mercato caratterizzato da elevata volatilità perché poco ‘liquido’, in quanto non sono tantissimi gli operatori attivi. Bastano pochi ma imponenti ordini o vendite e il mercato può iniziare a traballare”.

C’è un altro motivo. Gli Stati Uniti sono estremamente legati al succo d’arancia, la parte più consistente di un’industria, quella degli agrumi, che contribuisce all’economia americana per circa 8 miliardi di dollari all’anno. Elemento essenziale della colazione americana, è diventato prezioso proprio durante la seconda guerra mondiale per il bisogno atavico di vitamina C che i militari Usa necessitavano in battaglia.

Il governo si rivolse alla famiglia di Ben Hill Griffin, che aveva diversi agrumeti nella città di Frostproof in Florida. Estese la produzione, aggiungendo 100.000 acri in più. Poi fu realizzato l’impianto per la lavorazione, con l’aiuto dei prigionieri tedeschi (è ancora attivo a Lake Wales). Solo dopo la guerra, il dipartimento Usa dell’Agricoltura (lo stesso che in Una Poltrona per Due cambia i destini dei protagonisti) e la Florida Citrus Commission collaborarono per sviluppare il modo migliore di conservazione del prodotto: il succo d’arancia concentrato e surgelato.

Dan Aykroyd e Eddie Murphy nella scena finale del film Una Poltrona per due

E in Italia? Qual è la situazione?

Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti si concentra su due temi: la trasformazione e il cambiamento climatico: “L’agricoltura italiana è propedeutica condizionata rispetto da quanto accade a livello internazionale. I risvolti ci sono eccome. Alla riduzione del prodotto spesso corrisponde una contrazione dei consumi, finora frenata da campagne promozionali portate avanti con prezzi molto bassi. E questo non è sostenibile nel lungo periodo. L’industria sta affrontando un forte aumento dei costi di trasformazione. Estrarre il succo dal frutto, concentrarlo e diluirlo è un’attività molto energivora. Così come lo è la frigo-conservazione. Non siamo ancora in grado di fornire dei dati precisi, ma sicuramente ci sarà un impatto drammatico”.

Non solo per il succo, ma anche per altri prodotti. “Le mele in fase di conservazione, per fare un esempio. In Olanda è diventato più conveniente comprare il pomodoro in Spagna e poi rivenderlo invece che coltivarlo utilizzando il proprio gas mentre l’Europa esporta importa molte arance dal Sudafrica per la trasformazione. Infine ci sono le temperature. Che stanno mettendo in crisi sia il trasformatore produttore, sia il consumatore. Che fino a qualche settimana fa si ritrovava ancora davanti alle pesche provenienti dalla Sicilia e contemporaneamente a castagne e caldarroste. Il consumatore è abituato a comprare con gli occhi e questa ‘confusione’ si sta traducendo con un netto calo dei consumi”.

una poltrona per due

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