Mentre l’industria del private equity inizia a riemergere da un 2023 di rallentamento, c’è un settore sul quale i fondi stanno puntando che non conosce crisi, la tecnologia. Stando all’ultimo report di Bain & Company, a livello globale la tecnologia conta per quasi un terzo nel numero complessivo di operazioni registrate lo scorso anno. L’Italia non fa eccezione, seppur a livelli ancora indietro rispetto ai livelli europei sia in termini di capitale investito sia di numerosità di target.

Proprio qui, osserva l’amministratore delegato di Hat sgr Ignazio Castiglioni, sta l’opportunità: “Il mercato tech italiano non è noto come possono esserlo il food o la moda, ma il comparto è in realtà particolarmente interessante proprio perché in una fase di grande crescita”, dice. L’Italia, ricorda, “prevede una crescita del Pil tra lo 0,6% e l’1,1% nel triennio 2023-2026, con un Cagr medio dell’1%, il settore digitale è previsto in crescita con un Cagr a 3 anni di quasi il 5%. Più in profondità, nel mercato tech italiano sono presenti alcuni sottosettori quali i digital enablers, le tecnologie che abilitano la digitalizzazione, come ad esempio il cloud, ma anche la cybersecurity, l’IoT, i big data e ovviamente l’Intelligenza artificiale. Questi cinque sottosettori sono previsti in crescita per circa il 14% all’anno. Solo il cloud dovrebbe vedere un Cagr del 21% anno su anno nei prossimi tre anni”.

Questi tassi di crescita, aggiunge Castiglioni, “testimoniano il gap dell’Italia in questa partita, che deve essere recuperato”. E i fondi sono pronti a giocare. Hat, dal canto suo, ha appena lanciato il quinto fondo di investimento dedicato alla tecnologia, e cioè Hat Technology Fund 5, con un target di raccolta di 200 milioni. La società ha già finalizzato il primo closing e ricevuto commitment da parte di investitori istituzionali, family office e HNWI italiani e internazionali.

In continuità con i precedenti fondi, il focus di investimento di Hat Technology Fund 5 sono aziende italiane che operano in settori ad alto potenziale di crescita nel mercato Tmt, come il settore dell’Intelligenza artificiale, al software e all’automazione e robotica. “Un altro aspetto che rende l’Italia interessante per gli investitori – continua Castiglioni – è la frammentazione: ci stono tante aziende di ridotte dimensioni in questo settore, la maggior parte delle quali con meno di 50 milioni di fatturato, che per competere devono consolidarsi”. Non a caso, aggiunge, “da alcuni anni è iniziata un’attività di aggregazione, che consente l’accesso a clienti e/o fornitori di dimensioni più elevate e amplificare la capacità dell’azienda di crescere. “.

In questo contesto, non è quindi un caso che la società – come ultima operazione del fondo Hat Technology Fund 4 – abbia acquisito in questi giorni il 65% di Texor, operatore strategico che opera nel settore Ict & System Integration in Italia con un’attività focalizzata sulle infrastrutture di rete ad alta criticità.  L’azienda, ad altissimo potenziale di crescita, offre a clienti del calibro di Euronext, Nexi, A2A, Prysmian, servizi che spaziano dalla fornitura di apparati hardware-software alla manutenzione, assistenza, consulenza e progettazione, configurazione e validazione di specifiche architetture di rete a realtà come e altri player che operano nei mercati per i quali la rete rappresenta un asset critico per il successo del business. 

Da Ai al cloud 

Nel dettaglio dei settori più interessanti, l’Intelligenza artificiale sta emergendo con tutto il suo potenziale determinando in un periodo di dieci anni un incremento del Pil globale stimato in +7% e una crescita della produttività in +1,5%. In Italia, secondo l’ultimo report Anitec-Assinform, nel periodo 2023-2026, il mercato dell’Intelligenza artificiale registrerà un tasso di crescita annuo composto del +28,2%, il più alto dell’intero settore tecnologico.

Il software, nell’era digitale, è la spina dorsale del nostro mondo guidato dalla tecnologia e in Italia registrerà nel periodo 2023-2026 un tasso di crescita annuo composto del +5,8%. In particolare, a crescere maggiormente sarà il SaaS  che ha raggiunto un valore di 1,5 miliardi nel 2023 con un incremento del +19%, secondo l’ultimo Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano. L’automazione e la robotica si confermano in una fase di grande espansione, con una crescita registrata in Italia nel 2023 secondo i dati di Anie del +15%, guidata dallo sviluppo dell’Industria 4.0 e dall’esigenza di aumentare l’efficienza nella produzione e di avviare nuovi percorsi di business.

Lavoro sporco 

A oggi la sgr ha investito in diverse società tecnologiche tra le quali Sia (servizi e soluzioni tecnologiche per il settore finanziario), Safety21 (smart mobility), Assist Digital (tecnologie digitali di CRM), Gpi (health tech), Lutech (servizi e soluzioni ICT) e Wiit (cloud computing) realizzando nel complesso oltre 90 investimenti tra diretti e add-on dalla fondazione nel 2007, con ritorni superiori anche a cinque volte i capitali investiti.

“Una peculiarità che abbiamo – spiega l’ad – è che investiamo principalmente sul mercato primario, quindi andiamo dall’imprenditore e proponiamo investimenti di minoranza previa condivisione progetto di crescita sia organica sia esterna attraverso il nostro supporto. Investiamo in tecnologia dal 2010, abbiamo una expertise tale per cui le operazioni ci vengono proposte oppure usiamo il nostro network o costruiamo contatti con aziende”.

Volendo generalizzare, “un nostro caso di successo ‘tipico’ avviene quando investiamo in minoranza in un’azienda, come ad esempio abbiamo fatto in Safety21, Wiit o Lutech, e portiamo avanti un progetto di aggregazione tale per cui in pochi anni riusciamo a concludere l’exit vendendo, il più delle vote, a un fondo estero di grande dimensione tramite una sua portfolio company che entra in Italia trovandosi già un’azienda managerializzata e ottimizzata. In pratica facciamo il lavoro iniziale, più difficile, al fianco dell’imprenditore dove l’empatia e il parlare la stessa lingua è di grande supporto: entriamo nelle aziende, le facciamo crescere e le aggreghiamo così che chi arriva dopo trova un asset completamente diverso e di maggior valore”.

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