Nulla di sorprendente. Il Private equity e il venture capital hanno risentito del calo generale dell’economia del 2023, sia nella raccolta – ovviamente – sia negli investimenti.

Stando ai dati di Aifi e Pwc, il 2023 va in archivio con un ammontare investito pari a 8,1 miliardi di euro, in calo del 66% rispetto all’anno precedente. C’è da dire che il 2022 era stato caratterizzato dal livello più alto mai registrato nel mercato italiano (23,6 miliardi), trainato da alcune operazioni di dimensioni particolarmente significative realizzate sia nel segmento dei buy out sia in quello delle infrastrutture.

La raccolta nel 2023

La raccolta, tallone d’Achille del settore, è stata pari a 3,7 miliardi (di cui 2,5 raccolti sul mercato), in calo del 36% rispetto ai 5,9 miliardi dell’anno precedente, ottenuti da 35 operatori attivi in questo senso (erano 49 l’anno precedente). Quanto alla provenienza geografica dei fondi raccolti sul mercato, la componente domestica ha rappresentato l’83%, mentre il peso di quella estera è stato del 17%. A livello di fonti, il 21% della raccolta deriva da fondi pensione e casse di previdenza (522 milioni di euro), seguiti dalle banche (13%, 332 milioni) e dai fondi di fondi privati (11%, 270 milioni). Scarsa ancora la partecipazione delle assicurazioni.

Investimenti

Nel dettaglio degli investimenti, nel corso del 2023 sono state realizzati sei large deal e quattro mega deal, che insieme hanno rappresentato il 36% dell’ammontare complessivo investito nell’anno (2,927 miliardi). Da sottolineare che le operazioni caratterizzate da un ammontare inferiore ai 150 milioni di euro (small e medium deal) hanno attratto 5,235 miliardi investiti, rappresentando il secondo valore più alto di sempre dopo il 2022 (5,7 miliardi nel 2022, -9%, e 4,87 nel 2021, +7%).

Il numero di operazioni è diminuito del 12% attestandosi a 750, rispetto alle 848 dell’anno precedente, trainato anche quest’anno dall’attività di venture capital.

Nel dettaglio, nel 2023 il segmento dell’early stage (seed, start up e later stage), dopo alcuni anni di importante crescita, ha mostrato una contrazione del 16% del numero di operazioni (547 nel 2022, contro 458 nel 2023) e del 35% dell’ammontare investito, passato da 1,2 miliardi circa a 762 milioni di euro, anche in questo caso influenzato dal minor peso delle operazioni di maggiori dimensioni. I buy out, con 5.469 milioni di euro e 170 operazioni (10.959 milioni e 185 investimenti nel 2022), si sono classificati al primo posto in termini di ammontare, pari al 67% del totale. Da sottolineare che le operazioni di expansion si sono classificate al secondo posto per ammontare investito, pari a 941 milioni, quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente (483 milioni), distribuito su 68 operazioni (+48% rispetto alle 46 del 2022).

Gli investimenti in infrastrutture hanno attratto un ammontare pari a 937 milioni di euro, in calo del 91% rispetto all’anno precedente, quando erano stati investiti 10.695
milioni di euro, grazie soprattutto ad alcune operazioni di elevato ammontare. Le operazioni sono state 44 (52 l’anno precedente, -15%). Infine, il segmento del turnaround, dedicato alle imprese in difficoltà, ha mantenuto un ruolo di nicchia, con solamente 6 operazioni e 30 milioni di euro investiti.

“Dopo un biennio eccezionale per ammontare investito, soprattutto con riferimento al comparto delle infrastrutture, nel 2023 si osserva un calo delle grandi operazioni” dichiara Innocenzo
Cipolletta, Presidente AIFI. “L’Italia si conferma però attrattiva nel segmento del mid market, composto da imprese eccellenti; è quasi raddoppiato l’expansion, +95%, segno che le aziende
possono trovare nel private equity uno strumento valido per crescere e internazionalizzarsi”.

Francesco Giordano, Partner di PwC Italy e Private Equity Leader, ha aggiunto poi che “la mancanza di grandi investimenti nelle infrastrutture e la carenza di debito per le grandi per società oggetto di investimento operazioni di buy out sono i principali fattori che hanno caratterizzato il mercato 2023. Negli ultimi mesi si nota una inversione di tendenza che fa ben sperare per il 2024.

Disinvestimenti

Nel 2023 l’ammontare disinvestito al costo di acquisto delle partecipazioni è stato pari a 1.730 milioni di euro, in calo del 61% rispetto ai 4.398 milioni dell’anno precedente. Il numero di exit è stato pari a 99, -15% rispetto alle 117 del 2022.

Il canale maggiormente utilizzato per i disinvestimenti in termini di numero è stato la vendita a un soggetto industriale, con 37 exit (37% del totale), mentre in termini di ammontare la vendita ad un altro operatore di private equity ha rappresentato il canale di disinvestimento preferito (776 milioni di euro), con un’incidenza del 45%.

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