Nel primo semestre di quest’anno l’industria del private equity italiana è tornata ai livelli pre-Covid. E cresce significativamente la fiducia degli operatori, spinta dall’accelerazione delle campagne vaccinali a livello globale.

E’ quanto emerge dal Deloitte Private Equity Confidence Index, che ha raggiunto quota 134, il valore più alto dal 2011. E le attese di ripresa del ciclo economico ( l’89% che prevede una significativa ripresa nei prossimi mesi) fanno sì che gli operatori stimino che l’indice resterà a 134 anche nel secondo semestre. L’indice viene elaborato con la collaborazione di Aifi, l’associazione italiana del private capital.

Il report

Tra gennaio e giugno sono state registrate 79 operazioni (contro le 48 nello stesso periodo del 2020), per un controvalore complessivo pari a circa 26 miliardi. Un anno fa i deal erano stati 78.

 

 

Il numero di operazioni, sottolinea il report, “aumenta grazie all’impegno degli operatori nel cogliere le opportunità in un contesto di mercato senza precedenti”. In questa edizione del report, la percentuale di intervistati che si aspetta un aumento nel numero delle operazioni nel secondo semestre sale all’86,7% (63% nella scorsa edizione). A trainare la crescita del numero di operazioni è anche il rilancio delle attività di disinvestimento, previste in aumento dal 53,3%, e che sono state già pianificate per il secondo semestre, messe in pipeline dal 66,7% degli operatori.

Gli investimenti effettuati nel semestre appena trascorso e le aspettative per i prossimi sei mesi mostrano prevalenza di operazioni con deal value compreso tra 16 e 30 milioni.

Dall’analisi delle aspettative degli operatori sulle variabili critiche che influenzeranno il mercato durante il secondo semestre del 2021 emerge un sentiment in miglioramento: il 60% degli operatori non crede che gli impatti della crisi legata al Covid-19 sul mercato perdureranno più di dodici mesi.

Il trend di ripresa del settore è confermato dal basso numero di opportunità di investimento abbandonate a causa del Covid-19 negli ultimi sei mesi. Anche le aspettative riguardo lo scenario macroeconomico migliorano: circa nove intervistati su dieci si attendono un miglioramento (59,3% di sei mesi fa). La ripresa del ciclo economico avrà anche un riflesso sui multipli di mercato, che secondo il 90,2% degli intervistati aumenteranno.

Nel secondo semestre del 2021, il 95,5% degli operatori di private equity e venture capital pianifica di effettuare nuovi investimenti.

A livello settoriale, per il prossimo semestre si prevede rinnovato interesse per i settori manufacturing, food & wine e IT. Emerge una crescente attenzione anche verso life sciences & healthcare e industrial products.

Secondo la survey di Deloitte Private, aumenta l’interesse per le operazioni di expansion capital (33,3% del totale), mentre si riduce la quota di chi predilige operazioni di Lbo/replacement (dal 53,7% al 35,6%).

Processi di exit già pianificati per il prossimo semestre da oltre il 66,7% degli intervistati, trend favorito anche dall’attesa di nuovo incremento dei multipli di mercato.

Si mantiene alto il numero di preferenze per gli investimenti in quote di maggioranza (77,8%). Con il fine di ridurre l’incertezza legata agli scenari futuri e il rischio che il business subisca impatti più gravi di quanto stimato, la maggior parte degli operatori ha introdotto più frequentemente nella struttura delle operazioni meccanismi di deferred consideration. Un altro strumento ricorrente è stato quello del preferred equity.

Confermato il ruolo centrale delle banche commerciali nel financing a supporto delle operazioni d’investimento, con circa l’80% degli operatori che indica il senior debt da queste erogato come lo strumento di debito maggiormente utilizzato, nel semestre in corso e nel prossimo.

 

 

Il commento

“Secondo la maggioranza degli operatori”, commenta Elio Milantoni (nella foto di copertina), partner di Deloitte Financial Advisory e M&A leader, “il mercato del private equity e del venture capital sarà influenzato soprattutto da variabili come l’accelerazione delle campagne vaccinali, lo sviluppo di settori come telemedicina e health technology, il rilancio dell’agenda green, l’impatto globale dello smartworking e la crescita dell’e-commerce. In particolare, gli operatori concentreranno le risorse sulla gestione dei flussi di cassa delle partecipate, sul risk assessment e sulla supply chain”.

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