L’anno appena concluso è stato a dir poco sofferto per il mercato dei capitali. Lo ha indicato la stessa Consob che nel bollettino pubblicato giovedì 12 gennaio indica come nel primo semestre del 2022 il mercato mobiliare sia retrocesso ai valori di fine 2020, vanificando così i guadagni registrati nel 2021 per effetto della robusta ripresa seguita ai lockdown da Covid.

Nel complesso, ha evidenziato l’istituzione, la capitalizzazione di Borsa è in forte contrazione rispetto al Prodotto interno lordo del nostro Paese. Il che conferma ancora una volta, se mai fosse stato necessario, la necessità di un intervento pubblico mirato a sostegno del capital market che vada oltre l’ammorbidimento delle regole ma punti ad attirare emittenti e investitori, soprattutto quelli retail.

Se il quadro tratteggiato da Consob è poco rassicurante, l’inizio del 2023 sembra però far sperare in una ripresa complessiva dell’attività sul mercato. Anzi, i primi dodici giorni dell’anno sono stati particolarmente intensi, seppur solamente sul fronte obbligazionario, e ci forniscono qualche spunto di riflessione.

Il primo è che essendo tornati i rendimenti, gli investitori non si sono fatti attendere ritornando sul mercato dopo l’emorragia degli anni passati. Da una parte l’obbligazionario segna un rendimento medio del 5%, dall’altra come osservano gli analisti, la modalità è ora risk-on anche sull’azionario, con l’indice Ftse Mib che nelle ultime nove sedute è arrivato a un rendimento di quasi l’8%. Così per gli emittenti, banche e corporate, si prospetta un periodo interessante se sono alla ricerca di liquidità. Non è un caso che a neanche due settimane dall’inizio dell’anno siano stati molteplici i collocamenti primario, prima con Unicredit, poi con Banco Bpm, Pirelli, Eni e infine Iccrea Banca e Banca Ifis che giovedì hanno emesso sul mercato un totale di circa un miliardo di euro.

Una vitalità che non si vedeva da tempo e che, secondo gli analisti, è giustificata non solo dal rendimento appetibile ma anche, e qui sta il secondo spunto di riflessione, dalla necessità delle aziende di finanziarsi o rifinanziarsi. E considerando il costo del finanziamento bancario, decisamente in salita con il rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea, il mercato dei capitali si prospetta la strada meno onerosa.

Un terzo aspetto è la natura dei bond: su sei emissioni, quattro sono Gss cioè green, social e sustainable. Un indizio che non fa neanche lontanamente una prova ma considerando l’andamento dei green bond lo scorso anno – e le previsioni sul 2023 – potremmo considerare questo un segnale positivo di raccolta di capitali finalizzati a obiettivi di sostenibilità (sul quanto sia effettivamente così dedicherò forse un editoriale a parte in futuro).

E le quotazioni? Lo scorso anno a far notizia erano stati più i delisting che le matricole, quest’anno da un lato c’è una pipeline che dovrebbe essere più consistente, dall’altro il rialzo dei tassi dovrebbe rendere più costoso per i fondi di private equity fare shopping sul listino. A guardare la pipeline, proprio ieri milanofinanza.it e Bloomberg riportavano della possibile ipo di Lottomatica, valutata 5 miliardi di euro, mentre si attende le quotazioni di Plenitude, la divisione di Eni dedicata ai clienti retail luce e gas e alle rinnovabili, di Ferretti Yatch e di Sisal. Tutte quotazioni previste sul listino principale e con valutazioni a nove zeri. Chissà se queste potranno far dimenticare l’anno orribile appena trascorso e ridare fiducia alla Borsa.

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