Pochi grandi deal, per lo più operazioni di piccola taglia. I volumi complessivi scendono, prevale l’attesa per un anno, il 2023, che ha visto l’aumento record dei tassi di interesse trascinato dalla politica restrittiva della Bce. Le acquisizioni vengono valutate con molta più attenzione. I top manager preferiscono procrastinare le operazioni di aggregazione convinti che il momento non sia il migliore e questo incide anche sul segmento delle società quotate a Piazza Affari. È diventato difficile valutare i concambi, è difficile calcolare quanto possa pesare il costo del debito dell’impresa da comprare. In altri termini sono radicalmente mutate le condizioni di finanziamento. Un anno in stand-by anche se le previsioni degli economisti sono unanimi nel considerare che la cura dei tassi stia ormai spegnendo questa alta inflazione e il 2024 potrebbe portare ad una riduzione dei tassi interbancari per evitare che la crescita s’inceppi.

Operazioni in aumento, ma scende il valore

Un’analisi della boutique finanziaria Kt&Partners segnala così l’aumento del numero di operazioni di fusione (93 nei primi dieci mesi del 2023 rispetto alle 80 dello stesso periodo dell’anno precedente), ma il valore totale delle operazioni è sceso da 266 milioni di euro a 234,3 milioni.

Le società quotate hanno dunque scelto di consolidare le proprie posizioni negli investimenti già esistenti, ampliando le quote in portafoglio invece di fare shopping sul mercato. Non è un caso che 32 delle 93 operazioni registrate a fine ottobre 2023 abbiano riguardato l’aumento della partecipazione. Spesso operazioni di buyback, di riacquisto titoli, anche in chiave difensive per prevenire Opa ostili. Ciò è confermato dalla quota di acquisizioni di partecipazioni di minoranza che rappresentano quasi la metà delle operazioni, percentuale raddoppiata rispetto al 2022.

Lo scenario per settori

Il settore industriale, in cui primeggia quello farmaceutico, risulta in testa sia per numero di operazioni che per valore dei deal, con un aggregato di 162,9 milioni. A seguire il comparto tecnologico.

Anche nella sanità si nota un certo dinamismo, in linea col contesto internazionale. Le lunghe liste di attesa nelle strutture sanitarie pubbliche, unitamente all’impossibilità di smaltire il numero di prestazioni accumulato durante il Covid, stanno portando a una graduale conversione dei pazienti verso la sanità privata. Tendenza che si registra anche in Italia.

Sanità in fermento

La marginalità degli operatori privati, dopo aver risentito delle dinamiche inflattive registrate nel 2022  (l’aumento dei prezzi di energia, compensi medici e rinnovi contrattuali) è vista stabilizzarsi o in miglioramento nel 2023, beneficiando di un calo dei prezzi dell’energia unitamente a una revisione delle tariffe per i pazienti solventi. Centri diagnostici e cliniche di dimensioni più piccole sono maggiormente esposte alle sfide rappresentate dalla scarsità dei medici e dalla compressione dei margini, rappresentando target ideali per le piattaforme e i gruppi esistenti.

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