Il suo nome è Copper. Doctor Copper. Può anticipare i cicli economici. Prevedere l’andamento del mercato. Il rame, traduzione in italiano di “copper”, è come se avesse conseguito il dottorato in economia, per citare una frase pronunciata dal senior asset manager di Rjo Futures John Caruso. Ecco perché questo metallo prezioso e industriale, oltreoceano, viene chiamato dottore: talmente sensibile alle tendenze legate all’economia che è in grado di anticipare o prevedere la direzione  del mercato, perché profondamente correlato con il Pil globale. In che modo? In buona sostanza quando il valore del rame scende in maniera aggressiva, allora è probabile che anche le borse subiscano forti ribassi. E che soprattutto si stia per aprire un ciclo economico negativo.

È ciò che sta accadendo quest’anno. Il primo semestre del 2022 parla chiaro: Dr Copper ha ridotto il suo valore del 20%, scendendo dai 4,6 dollari per libbra di gennaio fino a 3,5 $, che corrisponde ai minimi da febbraio 2021. Anche luglio non è iniziato nel migliore dei modi: il prezzo è precipitato fino a quota 3,4, record negativo da novembre 2020, in pieno periodo pandemico. Non solo. Se si osserva il movimento del rame negli ultimi quattro mesi, il crollo diventa ancora più significativo: -32%. Inoltre, dal punto di vista tecnico, spiega Enrico Gei, analista indipendente per Scattacoltrend, non sono da escludersi nuovi ribassi: “Nel grafico è evidente come nel mese di giugno il calo del prezzo sia stato ripido e profondo. Questo calo, al di là di fisiologici rimbalzi, potrebbe nel medio periodo portare il prezzo in area 2,6 (grafico sotto). Sarebbe record negativo da giugno 2020, periodo della prima ondata Covid”. 

Perché il prezzo sta scendendo

Questo significa che è dal mese di marzo che il prezioso “oro rosso” si sta letteralmente svalutando. Si tratta di una materia prima: se il prezzo scende, in linea di massima, vuol dire che a indebolirsi è la domanda. Quand’è così costituisce un problema. Perché i campi di utilizzo sono molteplici. In quanto metallo estremamente versatile, eccellente conduttore di calore e di elettricità, riciclabile, pulito perché presenta caratteristiche antibatteriche, resistente al tempo e alle alte temperature, il rame è utilizzato nell’industria, nella tecnologia, nell’edilizia, anche nel settore energetico. E se la domanda è debole, allora l’economia globale è in fase di rallentamento.

Il rame è necessario nella costruzione dei televisori di nuova generazione, negli smartphone, dov’è il metallo più presente in assoluto, fondamentale per il cablaggio. Ma anche nelle batterie per le auto elettriche, che com’è noto rappresentano il futuro del trasporto privato. È usato negli impianti dell’energia solare, nelle caldaie, nelle tubature dell’acqua potabile e del gas, anche nella copertura di tetti e delle grondaie. Inoltre, dalla sua lavorazione si ottengono leghe metalliche come il bronzo, l’alluminio e l’ottone. Capito perché viene chiamato “oro rosso” ?

Rame, il metallo del futuro

In futuro Dr Copper sarà sempre più richiesto. I sistemi di energia alternativa, dagli impianti fotovoltaici a quelli solari, hanno bisogno di grandi quantità di rame perché capace di alta conduttività termica (in buona sostanza garantisce consumi più bassi). Dal 2015 il prezzo del metallo industriale non è mai sceso sotto i 2 dollari per libbra, mentre il suo valore è aumentato del 150% fino a marzo 2022, ai massimi storici, in area 5 $ (grafico sotto) prima del crollo.

 

La domanda è precipitata. Con essa il prezzo. E se un metallo con così tanti utilizzi registra perdite tanto importanti significa, semplificando molto, che è in corso un forte rallentamento dell’attività economica. Perché evidentemente si costruiscono meno edifici. Ci sono meno ordini di televisori o telefoni cellulari. E anche la transizione energetica sta registrando una frenata significativa rispetto ai programmi originari. Una situazione ben fotografata dai dati e dalle proiezioni macroeconomiche, in particolare del Pil globale, ovverosia la somma dei beni e dei servizi finali prodotti da un paese, in caduta libera quasi ovunque.

Proiezioni del Pil in forte ribasso

In questi giorni la Commissione europea ha annunciato il taglio delle stime di crescita dell’Eurozona per il 2022: a febbraio il dato era del 4%. Oggi è sceso al 2,7%. Proiezione simile della Bce, secondo cui il Pil crescerà del 2,8% nel 2022 e del 2,1% nel 2023 e nel 2024, una revisione decisamente in ribasso rispetto a quanto calcolato a marzo (+3,7% quest’anno, +2,8% l’anno prossimo e +1,6% tra due). Non fa eccezione la Fed, costretta a tagliare le stime di crescita americana. La previsione del Pil Usa è pari al +1,7% per il 2022 e per il 2023. In precedenza aveva stimato un Pil al +2,8% per quest’anno. L’inflazione è prevista attestarsi al 5,2% nel 2022 e al 2,6% nel 2023.

“La recessione fa paura. Gli Usa rischiano già da quest’anno”

Com’è evidente, nessuno ancora prevede una crescita finale negativa per il 2022. Ma a peggiorare le cose, oltre alla domanda scarsa (e quindi alle scorte in aumento) c’è la politica delle banche centrali che stanno aumentando il costo del denaro, con l’obiettivo di ridurre il più possibile la liquidità e innescare un calo dei prezzi. “La recessione fa paura -spiega Carlo Vallotto, analista di metalli-preziosi.it. Gli investitori ne stanno prendendo coscienza dopo aver ascoltato le parole di Jerome Powell, che ha ribadito in più di un’occasione di voler combattere l’inflazione a tutti i costi. E questo vuol dire risk off totale sul mercato su ogni asset, petrolio compreso (nella seduta di martedì 5 luglio Wti -9%, NdR) fatta eccezione per il dollaro, rimasto ormai unico bene rifugio”.

Insomma, tutte le economie mondiali sono sotto pressione. E aumentano gli analisti che prevedono due trimestri negativi consecutivi negli Usa (da gennaio a marzo -1,6%, grafico sotto) e nell’Ue tra 2022 e 2023. “La situazione riguarda da vicino soprattutto gli Stati Uniti, la cui recessione tecnica è possibile già entro quest’anno, guardando in particolare i dati dell’indice dei direttori agli acquisti del settore manifatturiero e non solo -è il commento di Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity-. In questo senso le banche centrali, soprattutto la Fed, hanno deciso di ritirare più liquidità possibile, che insieme alla domanda ridotta si traduce in una vera e propria gelata del mercato, amplificandone la volatilità e la speculazione al ribasso. Non a caso ci sono fondi finanziari cinesi che hanno aperto posizioni al ribasso sui metalli”.

In India in progettazione la più grande raffineria di rame del paese

A dare un’ulteriore conferma di quanto sia importante il rame per l’economia mondiale c’è la notizia riportata qualche giorno fa dalla rivista americana Forbes: l’uomo più ricco dell’Asia, l’indiano Gautam Adani, ha annunciato il progetto di costruire la più grande raffineria di rame dell’India. L’obiettivo è di ridurre il più possibile la dipendenza dalle importazioni di metallo (si torna alla questione della deglobalizzazione). “La produzione di rame raffinato ha un ruolo vitale nel rafforzare il passaggio della nazione verso i veicoli elettrici e le energie rinnovabili” sono le parole di Vinay Prakash, direttore di Adani Enterprises, società controllata dal magnate che ha interessi in aeroporti, porti, energie rinnovabili e strade a pedaggio.

Fattore Cina: il primo paese produttore di rame a lungo in lockdown

C’è tuttavia un fattore che potrebbe aver “drogato” eccessivamente il ribasso del rame. Ed è il fattore Cina. Il colosso asiatico è rimasto a lungo in lockdown seguendo la strategia Zero Covid. Una scelta politica che ha innescato una paralisi quasi completa dell’economia del Dragone, primo consumatore al mondo di rame. “La crescita esponenziale della Cina -prosegue l’analista Carlo Vallotto- è avvenuta soprattutto grazie alle costruzioni, dove l’oro rosso è ampiamente utilizzato. Ora che la domanda cinese si è ridotta drasticamente, con tanto di paralisi dell’edilizia (vedi grafico sotto, Ndr), il calo del prezzo è stato inevitabile”.

Pechino sta allentando le restrizioni, le attività stanno ripartendo e ci sono alcuni segnali positivi anche di tipo macroeconomico in questo senso (sono in ripresa il manifatturiero e i servizi). In condizioni normali questi potrebbero essere considerati dei buoni motivi per cui Dr Copper potrebbe presto riprendere quota. Ma è ovvio che il contesto attuale è ben lontano da essere considerato “normale”, tra guerra Russia-Ucraina, inflazione e crisi della supply chain. “Il prezzo del rame, così come il resto dei metalli industriali, ritroverà smalto quando i mercati capiranno che le politiche restrittive delle banche centrali avranno centrato il loro obiettivo di raffreddamento dell’inflazione -continua l’analista Torlizzi-. E questo temo non accadrà tanto presto”.

Lo sciopero dei minatori cileni

Ma la Cina non è solo il primo consumatore. E’ anche uno dei primi produttori. Per la precisione è il secondo produttore al mondo, con 1,7 miliardi di rame estratto. Ben distante rispetto al Cile, al primo posto con 5,7 miliardi all’anno, ma con un aumento significativo della produzione nell’ottica di ridurre la propria dipendenza da materie prime (sempre la deglobalizzazione…). E a proposito di Cile, in questi giorni è in corso un enorme sciopero dei minatori cileni negli stabilimenti della più grande compagnia mineraria di rame gestita dallo Stato, la Codelco, contro la chiusura da parte del governo di una fonderia che avrebbe causato danni ambientali e alal salute dei cittadini di due comunità del luogo. Centinaia di lavoratori si sono radunati fuori dagli uffici della Coldelco in tutto il paese per impedire a chiunque di entrare o uscire dalla miniera. Chiedono che il governo e il consiglio di amministrazione annullino la decisione di chiudere la fonderia e investano i 54 milioni di dollari necessari per risolvere i problemi di inquinamento.

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