Mai una crisi. Neanche nel 2008. L’anno che innescò la recessione mondiale. Tutto il lusso giù. Giorgio Armani no. Lui i ricavi riusciva ugualmente a farli crescere. Capitale iniziale? Qualcuno scrive 2 milioni e mezzo di lire. Altri riportano invece 10 milioni di lire. La sostanza però cambia poco. Perché oggi il suo patrimonio è di 10 miliardi. La sua azienda ne vale 5 e potrebbe raddoppiare se solo si quotasse in Borsa.

Non lo ha mai fatto. Re Giorgio è un uomo solo al comando. Niente fondi. Niente cessioni di quote. Il 99,9% del gruppo è tutto suo. E lo 0,1% appartiene alla fondazione. Che porta il suo nome ovviamente, Fondazione Armani. Spegne novanta candeline, proprio oggi. Piacentino di nascita, milanese di adozione. Per tutto il mondo è Re Giorgi o. Re della moda, del Made in Italy. Sovrano di un’eleganza senza tempo.

Abbigliamento, alberghi, sport, ristoranti. E poi accessori, trucchi, immobili. La sua griffe è presente in tutto quello che è lusso, settore in cui nessuno in Italia possiede un patrimonio più grande. Armani è davanti a tutti. Quel patrimonio, 11 miliardi di euro, è più del doppio di chi sul podio occupa il secondo posto, Miuccia Prada Patrizio Bertelli. In Italia è il terzo imprenditore più ricco in assoluto dietro Giovanni Ferrero e Andrea Pignataro. Ultimamente ha aperto all’idea di un’Ipo. E di una cessione ai colossi del lusso francesi. Che per anni ha cercato di combattere. Respingendo ogni tentativo di acquisizione. Auguri Re Giorgio. Ecco il nostro ritratto, con tutti i numeri dell’impero Armani.

 

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